I mestieri della gente di Oria

A Oria ci sono ancora due mestieri capostipite. O la cazzuola, o la zappa. Per secoli la città ha tenuto in piedi tutto il resto su queste due mani: quella che alza i muri, quella che lavora la terra. Oggi sembra una cosa lontana, da archivio. Non lo è. È la struttura sotto cui camminiamo ancora.

In questo articolo provo a raccontare i mestieri degli oritani senza l’enciclopedia e senza la cartolina. Parto da una pompa di benzina, da una donna sola, da un bambino che impara guardando.

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Come non farti fregare dal bisogno

Hai mai chiesto qualcosa a qualcuno facendogli capire che ne avevi bisogno? Fermati. Rileggi la domanda. Non parlo solo di lavoro. Parlo anche di quella persona che ti interessava. Di quel rapporto che volevi tenere vivo. Di quella relazione in cui hai iniziato a spiegare troppo, a giustificarti, a renderti troppo disponibile. Cosa è successo dopo?

Questo articolo non serve a farti coraggio. Serve a mostrarti dove stai perdendo posizione senza accorgertene. Se continui a leggere, non troverai formule magiche. Troverai una regola che vale ovunque: il bisogno va usato dietro le quinte, non portato in scena. E per chi ha poco margine, sul lavoro o nella vita, spesso è l’unico modo per non peggiorare le cose.

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Il lavoro dei sogni del 2023 è già morto. Una frase, no.

Il guardano obsoleto.

Nel 2023 scrissi che ogni azienda doveva assumere un «AI Prompt Manager». Su quel mestiere avevo torto: oggi non esiste più. Ma in fondo a quell’articolo, senza saperlo, avevo lasciato una riga sopravvissuta a tutto. È l’unica cosa che conta davvero, e te la mostro alla fine.

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Le tre cose che un’opera non può fingere

Un uomo solo in piedi sul palco di una produzione artistica guarda le poltrone vuote della platea
Il palco di una produzione artistica con i mazzi di fiori e le casse acustiche ancora sul bordo della scena: un uomo di spalle guarda la sala di poltrone vuote. Foto di Sam Marchenkov su Unsplash

Che fine fa il lavoro a cui hai dedicato mesi e che poi non ha visto nessuno?

C’è una cosa sola che decide se una produzione artistica continua a girare o resta a morire in un cassetto. Non è il talento e non è il budget. Te la dico alla fine. Prima devo smontare la promessa che ti hanno fatto tante volte: che basti mettere insieme gli ingredienti giusti e l’opera è compiuta.

Lo scrivo alla fine di agosto, il momento in cui nel mestiere del teatro si contano le carte. I festival estivi chiudono, escono i cartelloni della stagione, e chi ha un lavoro in mano decide se e come farlo camminare da ottobre. Di lavori pieni di tutto che muoiono lo stesso ne ho visti parecchi, e non è mai stato per mancanza di ingredienti.

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L’Intelligenza Artificiale sta cambiando il modo in cui scriviamo e pensiamo

Pc e smartphone

Sta cambiando l’approccio alla scrittura aiutandoci a essere più concisi e precisi

In passato, per scrivere un documento, si dovevano raccogliere tutte le informazioni necessarie e poi inserirle. Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, questo non è più il caso. Essa può ora aiutarti a raccogliere tutto il necessario e scrivere in modo più efficiente. Questo perché l’IA può mettere insieme più fonti e identificare quelle più importanti. Inoltre, può aiutarti a garantire che i tuoi documenti siano accurati e concisi.

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Gandhi e il lavoro con le mani

Due mani che intrecciano fili di paglia su una stuoia, l’immagine di Gandhi e il lavoro che passa dalle mani
Due mani che intrecciano fili di paglia su una stuoia già tessuta, in luce naturale calda. Foto di Wei-Cheng Wu su Unsplash

Ti è mai capitato di finire la giornata con le mani pulite? Di guardarti indietro e non trovare niente che hai toccato davvero?

C’è un uomo che a quella sensazione rispose con un gesto quasi ridicolo, per un avvocato di successo: si sedette a filare il cotone, ogni giorno, con le sue mani.

Quell’uomo è Mohandas Karamchand Gandhi, quello che l’India chiamò Mahatma, grande anima. Lo conosciamo tutti come il padre della nonviolenza, il piccolo avvocato che si spogliò della toga e si avvolse in un telo bianco. Quello che sanno in pochi è che quel telo se lo filava da sé, e che dietro quel gesto ci sono un libro e una notte insonne.

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