I mestieri della gente di Oria

A Oria ci sono ancora due mestieri capostipite. O la cazzuola, o la zappa. Per secoli la città ha tenuto in piedi tutto il resto su queste due mani: quella che alza i muri, quella che lavora la terra. Oggi sembra una cosa lontana, da archivio. Non lo è. È la struttura sotto cui camminiamo ancora.

In questo articolo provo a raccontare i mestieri degli oritani senza l’enciclopedia e senza la cartolina. Parto da una pompa di benzina, da una donna sola, da un bambino che impara guardando.

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Il bue della caverna e la lavagnetta di mio padre

“Ho paura del successo clamoroso.”

Tieni a mente questa frase. È la prima cosa vera che Giuseppe ha detto in questa intervista. Non la paura del fallimento, non la paura del giudizio — la paura opposta, quella di essere preso sul serio. Da lì in poi, per undici domande, siamo scesi insieme lungo una scala di gradini che portano a un posto che lui stesso, probabilmente, non sapeva di dover raggiungere.

Più sotto arriva un’immagine: un padre che torna dal lavoro in macchina e tira fuori una lavagnetta. Se arrivi fin lì avendo letto tutto, capisci qualcosa che nessun curriculum di Giuseppe Vitale avrebbe mai potuto raccontarti. Per questo conviene leggere nell’ordine, senza saltare.

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La Giornata dell’Artista per dire grazie a tutti gli artisti

I festival e gli eventi culturali sono diventati sfilate di celebrità.
Sempre gli stessi nomi, sempre gli stessi volti: attori di successo, registi consacrati, musicisti già applauditi. Ogni anno la stessa passerella, la stessa retorica, lo stesso applauso garantito.

Ma l’arte non è fatta solo di chi ce l’ha fatta.
L’arte vive perché migliaia di artisti anonimi rischiano, cadono, ricominciano, senza mai ricevere un invito né un grazie. Sono loro che tengono in piedi la baracca, mentre i festival si accontentano di celebrare chi è già celebrato.

È un paradosso feroce: la comunità respira grazie ai sacrifici dei non famosi, ma sceglie di dimenticarli. Nessuna targa, nessuna memoria, nessun palco.
E allora la domanda è bruciante: quanto ancora possiamo tollerare festival che si auto-incensano e non restituiscono dignità a chi davvero alimenta la cultura?

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Papà e la macchina da scrivere

Hai mai dato a qualcuno un tuo vecchio oggetto, all’improvviso diventato importante? Io l’ho sognato. Avevo una macchina da scrivere Brother, una di quelle elettroniche che si usavano negli anni ’90. Mio padre me l’ha chiesta. L’ho presa dal mobile in cui l’avevo lasciata, l’ho messa a posto un pochino perché era semi-rotta e abbandonata, l’ho accesa e mio padre era pronto sul tavolo a usarla. Quel che voleva scrivere non so, perché a quel punto mi sono svegliato. Nella realtà, quando era vivo, non mi ha mai chiesto una cosa del genere e mi chiedo, ora, perché mai io abbia fatto questo sogno.

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L’ingegneria dello sfondo nell’arte e nella vita

Che noia dover colorare lo sfondo, ricordi? Da piccolo facevi dei disegni pieni di tanti colori ma poi al momento di riempire le zone di colore l’operazione si rivelava un po’ noiosa, soprattutto quando la superficie era grande, vero?

Di solito queste zone erano lasciate per ultime e spesso non completate. Specie quando erano tutte dello stesso colore, per esempio: azzurro come il cielo o verde come un prato. In effetti è un lavoro un po’ meccanico e ripetitivo, e quindi privo di stimoli.

Nelle botteghe d’arte di un tempo veniva lasciato agli allievi. Quando non si trattava della Vergine delle rocce o della Monna Lisa di Leonardo da Vinci altre mani se ne occupavano. In quei due casi lo sfondo era un capolavoro a sé che richiedeva molti passaggi, molte velature, sfumature, ecc.

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La vita nuova tra luminarie e copeta

Tutto ha un inizio, un punto da cui qualcosa comincia. Una svolta a un incrocio, un improvviso apparire di una sagoma, una rondine che appare dopo i mesi invernali… La vita nuova di mio padre, e della famiglia in cui sono nato, iniziò un giorno che attraversai Porta degli Ebrei a Oria, da via Francesco Milizia verso via Giacinto D’Oria, dove abitavamo. Il mio papà salì i gradini di casa mentre io tornavo da scuola. In un’ora in cui doveva essere a lavoro, a Taranto. Hanno licenziato papà mi disse mia mamma appena misi piede in casa.

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Le 10 lezioni madonnare di Leonardo Vitale

Quarant’anni fa mio padre fece la sua più importante scelta di vita, dopo quella del matrimonio. Diventare madonnaro. In questi giorni a Oria, suo paese di adozione, ne viene ricordata la figura, a tre anni e sette mesi dalla sua scomparsa, attraverso il Primo Raduno di Primavera dei Madonnari il 3 e 4 maggio 2025, tra Piazza Donnolo e via Dragonetti Bonifacio, intitolato appunto a Leonardo Vitale. Luogo significativo, tra l’altro, perché costituisce una delle location da lui predilette durante le festività oritane.

Nel mio blog ho dedicato più di un articolo a lui. Infatti ho parlato della sua arte viaggiante, del libro che gli è stato dedicato, delle pietre d’inciampo, di alcune iniziative per ricordarlo. Per questa occasione mi sono venute in mente le dieci principali lezioni che mi ha trasmesso con la sua arte. E facendo un po’ il verso alle Lezioni Americane di Italo Calvino, voglio qui proporre le sue dieci lezioni madonnare.

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L’arte viaggiante di Leonardo Vitale

Autoritratto di Leonardo Vitale, aerografia su tela.

Alle strada si dedicò, diede se stesso e sulla strada si è conclusa, si può dire, la sua vicenda umana e artistica. L’11 ottobre del 2021, tre anni fa, moriva a Lecce Leonardo Vitale, mio padre, il madonnaro di Oria, in seguito ad un tentativo di rapina avvenuto una settimana prima, il 4 ottobre, nei pressi della stazione di Lecce. L’ho visto all’opera sia con i gessi sia con l’altro strumento che ha utilizzato nella sua carriera, l’aerografo. Oltre che nella vita familiare ho condiviso un bel pezzo del suo operato, interagendo e collaborando con lui per ricerche iconografiche, ideazioni di tematizzazioni per il mondo dei parchi di divertimento e per altro ancora. Oggi è il tempo di riflettere su alcuni tratti artistici che ne hanno contraddistinto la sua duplice attività.

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Leonardo Vitale, dalla strada alla storia

“Che impatto ha un artista che trasforma l’asfalto in un palcoscenico di colori e storie?” Questa è la domanda che mi ha accompagnato ieri, 6 dicembre 2023, mentre studiosi ed artisti raccontavano un po’ mio padre, Leonardo Vitale, il madonnaro salentino che ha saputo fondere arte, storia e vita quotidiana.

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La libertà e la leggerezza di Leonardo Vitale

La pietra d’inciampo che ricorda Leonardo Vitale a Lecce, nei pressi della stazione ferroviaria.

Che cosa resta di Leonardo Vitale e della sua arte popolare? Chi era e perché ricordare la sua eredità artistica? Sono domande che da due anni a questa parte mi pongo su mio padre. Da ieri, 15 novembre 2023, esse non sono solo mie perché ci sono due nuovi elementi che rendono ancora più di dominio pubblico la sua dipartita. A Lecce infatti è stata inaugurata la pietra d’inciampo a lui dedicata ed è stato presentato un libro che ripercorre la sua biografia e l’arte madonnara. E in questo articolo voglio un po’ raccontare che cosa di bello è accaduto e perché ciò ci riguarda un po’ tutti.

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