Una sedia impagliata vuota davanti a una parete bianca, vista dalla soglia di una porta socchiusa. Immagine generata con ChatGPT
Che fai quando nessuno ti risponde?
Mia nonna mi diceva sempre: che Dio ti apra tutte le porte. Ci ho messo una vita a capire cosa mi stava augurando davvero, e te lo dico alla fine. Intanto la risposta sta appoggiata a un muro, e ha a che fare con la pratica dell’attore.
Poi impari che quasi tutte le porte restano chiuse.
Il red carpet all’Auditorium Parco della Musica, Festival internazionale del film di Roma 2010: il cast di Come se fosse facile visto da dietro, con Giuseppe Vitale in giacca scura che saluta. Foto dall’archivio di Giuseppe Vitale
Hai tredici giorni di Festa e i soldi per tre biglietti. Dove li spendi?
La mia risposta viene da una sera del 2010 e da un bosco giapponese girato nel 1950, dove un regista fece con la luce una cosa che i fotografi del suo tempo evitavano. Come ci riuscì te lo dico in fondo. Prima devi sapere da dove la guardo, questa Festa del cinema di Roma.
So che è una frase forte. L’attore americano ci ha anche vinto un Oscar come miglior attore protagonista con quel ruolo. Tutti ricordiamo Il silenzio degli innocenti, una delle pellicole meglio riuscite di tutta la storia del cinema. Quindi io come faccio a dire una cosa del genere?
Ti chiedo solo di seguire un po’ il mio ragionamento. Niente di più. A partire dal fatto che Hannibal Lecter non è un villain. Il villain o cosiddetto “cattivo” vuole qualcosa di riconoscibile. Potere, vendetta, denaro, sopravvivenza. Ha un obiettivo che capiamo anche quando lo condanniamo. Sta dall’altra parte di una linea che sappiamo dove si trova. Lecter no. Non vuole niente di quello che vogliamo noi. Non ha paura di niente che temiamo noi. Non ha bisogno di niente che ci serve a noi. Sta fuori da qualsiasi categoria che abbiamo costruito per contenere le persone pericolose.
Pia Lanciotti, Ivana Chubuck (al centro) e Alvaro Moretti durante le foto di rito.
Ti addormenti mai davanti a un film considerato un capolavoro? Succede più spesso di quanto si dica, e puoi rilassarti: non è colpa tua.
Qualcosa nel nostro modo di guardare le storie si è inceppato. Ogni volta che scorri TikTok, ogni volta che passi da un video all’altro, ogni volta che abbandoni un film dopo dieci minuti, il cervello si abitua a ritmi sempre più veloci. La soglia di attenzione scivola verso il basso, la pazienza narrativa sparisce, la fame di stimoli cresce.
Le piattaforme lo sanno, e per questo stanno reinventando il cinema prima ancora che il regista dica «Azione». Gli algoritmi studiano quando distogli lo sguardo, quando perdi interesse, quando stai per saltare la scena. Decidono colori, tagli, tempi, movimenti. Perfino le micro-espressioni degli interpreti vengono modellate per trattenerti un istante in più.
L’IA non sta arrivando nel cinema: ci vive già. E sta riscrivendo le regole mentre nessuno guarda.
Ieri, 7 novembre 2025, l’attore è stato ricevuto da Leone XIV in Vaticano. Foto ufficiali, un rosario come dono. Quattro mesi prima, il 16 giugno, era toccato ad Al Pacino.
Due attori e un Papa americani. Tre incontri che sollevano una domanda semplice: perché?
Nessun Papa ha amato e usato il cinema e il teatro come Francesco.
Non solo li ha seguiti da spettatore appassionato, ma li ha trasformati in strumenti vivi del suo pontificato. Non c’è altro pontefice che abbia dialogato con così tanti registi, attori, comici. Nessun altro è apparso in così tanti film e documentari da vivo, e nessun altro ha parlato così chiaramente della bellezza come via spirituale. Allora vale la prioprio la pena di parlare di Bergoglio e il cinema.
Questa è la prima volta che quel legame viene messo a fuoco in modo chiaro, diretto, e con uno sguardo ampio ma profondo. In queste righe ti racconto, senza fronzoli, come Francesco ha rivoluzionato il rapporto tra fede e arti sceniche.
Arthur Fleck (Joker) e Travis Bickle si sfidano in una New York notturna, simbolo di alienazione e caos. Un incontro immaginario tra due icone del cinema che esplorano la follia e la ribellione.” Credits immagine: Generata da Grok AI.
Cosa hanno in comune un reduce del Vietnam con una videocamera, un tassista solitario e un clown emarginato? In apparenza nulla, eppure Hi, Mom!, Taxi Driver e Joker svelano un sorprendente filo rosso tematico. Scoprire Hi, Mom!, una chicca del 1970 di Brian De Palma, è stato illuminante per me: un film poco conosciuto ma attuale in modo strarordinario, che esplora alienazione, voyeurismo e critica sociale. Questa rivelazione mi ha portato a collegarlo ai due capolavori successivi, ispirandomi a scrivere questo articolo che esplora la trilogia tematica che li lega.
“Attori bloccati dalla pressione della perfezione, simbolo della lotta interiore tra autenticità e aspettative irraggiungibili. La paura di sbagliare può paralizzare la creatività e fermare il progresso.” Crediti: Illustrazione realizzata da DALL-E
Ti stai ancora sforzando di essere geniale in scena?
Se sì, fermati. Che tu sia un attore o un’attrice, inseguire la genialità può bloccare il tuo vero potenziale. Prendendo ispirazione dalle parole di Seth Godin, ho adattato il suo concetto al mondo del cinema e del teatro. In questo post, esploreremo perché “ben interpretato” può essere la chiave del successo, mentre il mito della perfezione potrebbe frenarti.
Un attore riflette sul set tra creatività e affari, bilanciando il copione e documenti aziendali. Questo scatto cattura il momento di transizione da attore a imprenditore, con un’atmosfera grezza e autentica, rappresentando la dualità tra il mondo del cinema e le responsabilità di gestione. Crediti: Immagine realizzata da DALL·E, 2024.
Un attore durante un provino riceve un rifiuto dal casting director. Immagine creata da ChatGPT tramite DALL-E.
Hai mai ricevuto un rifiuto che ti ha fatto dubitare del tuo percorso? Nel mondo della recitazione, sentirsi dire “no” è normale, ma può scoraggiare, soprattutto all’inizio. Questo articolo, che fa parte della serie sui 40 problemi di un attore a inizio carriera, ti aiuta a capire come affrontare queste delusioni. I rifiuti non sono la fine del viaggio, ma possono diventare occasioni di crescita e miglioramento. L’obiettivo è mostrarti come ogni battuta d’arresto possa rafforzare la tua determinazione e il tuo impegno verso la carriera artistica.