I mestieri della gente di Oria

A Oria ci sono ancora due mestieri capostipite. O la cazzuola, o la zappa. Per secoli la città ha tenuto in piedi tutto il resto su queste due mani: quella che alza i muri, quella che lavora la terra. Oggi sembra una cosa lontana, da archivio. Non lo è. È la struttura sotto cui camminiamo ancora.

In questo articolo provo a raccontare i mestieri degli oritani senza l’enciclopedia e senza la cartolina. Parto da una pompa di benzina, da una donna sola, da un bambino che impara guardando.

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La vita nuova tra luminarie e copeta

Tutto ha un inizio, un punto da cui qualcosa comincia. Una svolta a un incrocio, un improvviso apparire di una sagoma, una rondine che appare dopo i mesi invernali… La vita nuova di mio padre, e della famiglia in cui sono nato, iniziò un giorno che attraversai Porta degli Ebrei a Oria, da via Francesco Milizia verso via Giacinto D’Oria, dove abitavamo. Il mio papà salì i gradini di casa mentre io tornavo da scuola. In un’ora in cui doveva essere a lavoro, a Taranto. Hanno licenziato papà mi disse mia mamma appena misi piede in casa.

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Le 10 lezioni madonnare di Leonardo Vitale

Quarant’anni fa mio padre fece la sua più importante scelta di vita, dopo quella del matrimonio. Diventare madonnaro. In questi giorni a Oria, suo paese di adozione, ne viene ricordata la figura, a tre anni e sette mesi dalla sua scomparsa, attraverso il Primo Raduno di Primavera dei Madonnari il 3 e 4 maggio 2025, tra Piazza Donnolo e via Dragonetti Bonifacio, intitolato appunto a Leonardo Vitale. Luogo significativo, tra l’altro, perché costituisce una delle location da lui predilette durante le festività oritane.

Nel mio blog ho dedicato più di un articolo a lui. Infatti ho parlato della sua arte viaggiante, del libro che gli è stato dedicato, delle pietre d’inciampo, di alcune iniziative per ricordarlo. Per questa occasione mi sono venute in mente le dieci principali lezioni che mi ha trasmesso con la sua arte. E facendo un po’ il verso alle Lezioni Americane di Italo Calvino, voglio qui proporre le sue dieci lezioni madonnare.

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L’arte viaggiante di Leonardo Vitale

Autoritratto di Leonardo Vitale, aerografia su tela.

Alle strada si dedicò, diede se stesso e sulla strada si è conclusa, si può dire, la sua vicenda umana e artistica. L’11 ottobre del 2021, tre anni fa, moriva a Lecce Leonardo Vitale, mio padre, il madonnaro di Oria, in seguito ad un tentativo di rapina avvenuto una settimana prima, il 4 ottobre, nei pressi della stazione di Lecce. L’ho visto all’opera sia con i gessi sia con l’altro strumento che ha utilizzato nella sua carriera, l’aerografo. Oltre che nella vita familiare ho condiviso un bel pezzo del suo operato, interagendo e collaborando con lui per ricerche iconografiche, ideazioni di tematizzazioni per il mondo dei parchi di divertimento e per altro ancora. Oggi è il tempo di riflettere su alcuni tratti artistici che ne hanno contraddistinto la sua duplice attività.

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Il Natale e la morte dei giovani artisti

Immagine generata da ChatGPT4.

A chi pensi a Natale? Ai tuoi cari, vero? E a chi non c’è più, specie se si tratta di giovani. Questo pensiero mi ha accompagnato ieri, 17 dicembre 2023, durante la fiaccolata degli angeli ad Oria, un toccante tributo a coloro che ci hanno lasciato in modo prematuro. Tra le fiammelle e la recita del rosario, ho pensato a mio fratello, un artista promettente la cui luce si è spenta troppo presto, a venti anni, nel 1997. Queste riflessioni hanno dato vita a quest’articolo: un viaggio tra la malinconia e la bellezza, dove ricordo gli artisti giovani che, come stelle cadenti, hanno lasciato un bagliore indelebile nel cielo della nostra memoria. Leggilo tutto perché così capirai meglio il piccolo gesto che ti chiedo di compiere alla fine dell’articolo.

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La libertà e la leggerezza di Leonardo Vitale

La pietra d’inciampo che ricorda Leonardo Vitale a Lecce, nei pressi della stazione ferroviaria.

Che cosa resta di Leonardo Vitale e della sua arte popolare? Chi era e perché ricordare la sua eredità artistica? Sono domande che da due anni a questa parte mi pongo su mio padre. Da ieri, 15 novembre 2023, esse non sono solo mie perché ci sono due nuovi elementi che rendono ancora più di dominio pubblico la sua dipartita. A Lecce infatti è stata inaugurata la pietra d’inciampo a lui dedicata ed è stato presentato un libro che ripercorre la sua biografia e l’arte madonnara. E in questo articolo voglio un po’ raccontare che cosa di bello è accaduto e perché ciò ci riguarda un po’ tutti.

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Il primo tour ai luoghi del cinema di Oria

Particolare della locandina dell’evento, creata sulla base di una foto di Diego Moretto.

Oria ha tremila anni di storia e si vedono tutti nei suoi tesori preistorici, messapici, ebraici, romani, ecc. I turisti ne restano sempre incantati. E tutto questo è stato al centro di tante iniziative. Ma c’è una storia molto più recente, che risale agli inizi del Novecento mai svelata a nessuno finora. E che sta per essere raccontata. Mi è venuta in mente pensando ai film che sono stati girati in paese. Ho, poi, chiacchierato con Gino Capone, sceneggiatore e scrittore, che nel frattempo sta per pubblicare il suo libro sulle gloriose sale cinematografiche, in cui racconta storie legate, tra l’latro, ad attori che hanno soggiornato per un certo periodo nel cuore della cittadina.

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Il bambino re e la pubblicità

Domani porta un tuo disegno a scuola, riceverai un fantastico regalo! Strappai dalle mani del tizio il volantino all’uscita di scuola e prima ancora di fare i compiti mi misi a disegnare un bel re. Un re con la corona in testa, la spada, il mantello rosso e il castello sullo sfondo. Un re che cavalcava un bel cavallo bianco e che aveva la barba. Tutto bello colorato e che mi ricordava le figure del corteo con tanto di tamburi e bandiere del paese che mio padre filmava con la sua cinepresa in super 8. E che regnasse dall’alto del colle sopra la scuola dove vivevo. E che con la sua spada infilzasse ladri, assassini e criminali.

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Nel nome di Leonardo Vitale, artista della meraviglia

Leonardo all’opera negli anni ’90.

Leonardo Vitale è stato un artista salentino, nato a Ceglie Messapica (Br) nel 1952 e vissuto dall’età di ventuno anni in poi ad Oria (Br). Nella sua vita ha usato due strumenti: l’aerografo e i gessi. Con i primi ha realizzato scenografie per luna park, spettacoli viaggianti, trompe l’oeil, quadri e numerose personalizzazioni di caschi, moto, auto, ecc. È stato anche uno spray paint artist: realizzava paesaggi fantasy con le bombolette di vernice. Con i gessi è stato un madonnaro conosciuto in Puglia fin dal suo anno di esordio, il 1985. Non si possono contare le cittadine dove sull’asfalto ha dipinto i santi delle feste che si tengono un po’ ovunque. Suo malgrado, poi, è entrato nella cronaca a causa dell’aggressione, purtroppo per lui mortale, durante un tentativo di rapina il 4 ottobre 2021 a Lecce.

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Rubini e l’arte di rifarsi da dentro

Sergio Rubini e i Musica da Ripostiglio in scena con lo spettacolo Ristrutturazione

C’è un momento, in ogni ristrutturazione, in cui la casa è più brutta di quando hai cominciato. I muri scrostati, la polvere ovunque, i mobili accatastati sotto teli di plastica, un cavo che pende dal soffitto come una domanda senza risposta. Chi ci abita, in quei giorni, cammina in tondo tra le stanze semivuote e si chiede se ne è valsa la pena. È lì, non nel prima lucido né nel dopo perfetto ma in quel guado di calcinacci, che capisci cosa significa davvero ristrutturare.

Ho pensato a lungo a questa parola. La usiamo per le case, ma la teniamo a distanza quando riguarda noi. Diciamo “mi rimetto in gioco”, “cambio vita”, “riparto”: formule pulite, da brochure. Ristrutturare è più onesto, perché contiene la polvere. Dice che per rifare bisogna prima disfare, che c’è una fase di macerie che non puoi saltare, e che la casa nuova nascerà proprio da dove stava la vecchia: stesse fondamenta, stesso indirizzo, altra vita.

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