Il richiamo di prima pagina de la Repubblica del 17 agosto 2026: sotto l’occhiello L’intervista, il titolo Il filosofo Ceruti, Non c’è problema più urgente, con il ritratto del filosofo e la firma di Luca Fraioli che rimanda a pagina 3. Foto di Giuseppe Vitale
Cosa scrivevi nei temi delle medie?
Io lo so cosa scrivevo. C’era una frase che infilavo in fondo a ogni tema, sempre quella, e funzionava: voto alto, ogni volta. Te la dico alla fine. Prima ti porto dove l’ho ritrovata stamattina, aperta sul tavolo della colazione: la prima pagina di Repubblica, in bocca a Mauro Ceruti, filosofo di settantatré anni.
Lunedì 17 agosto, pagina tre. Luca Fraioli lo intervista: professore emerito alla Iulm, dove dirige il centro di ricerca sui sistemi complessi. In prima pagina il richiamo è di cinque parole: non c’è problema più urgente. Dentro, il titolo dice che siamo sull’orlo dell’abisso e che la politica è assente.
Domanda semplice, brutale. La più antica di tutte. E anche la più urgente, oggi che tutto ti costringe a scegliere: o la sopravvivenza o la vocazione. Per anni mi ci sono aggrappato, come a una corda sfilacciata. Tra un turno di lavoro e un provino, tra un conto da pagare e un sogno da inseguire. Pensavo che l’artista vero dovesse vivere solo d’arte, che accettare un “lavoro normale” fosse un tradimento. Invece era solo ignoranza — economica, psicologica e perfino spirituale.
Ho scritto questo articolo per raccontare che sì, si può campare facendo l’artista. Ma solo se impari a non stare nel mezzo. Non parlo di compromessi o di realismo rassegnato, parlo di una strategia lucida, quasi spietata: il Barbell dell’artista. Una via che ti permette di vivere con stabilità e libertà creativa insieme. Di guadagnare mentre cresci, di non elemosinare più tempo o rispetto.
Voglio mostrarti come si costruisce davvero un artista antifragile: uno che non teme i lavori di mantenimento, che non si piega al disincanto, che trasforma ogni errore, ogni turno, ogni attesa in capitale creativo. Se resti fino alla fine, scoprirai che la risposta non è “sì” o “no”. È molto più interessante: si può campare facendo l’artista, ma solo se impari a usare la realtà come alleata.
Sei con l’acqua alla gola… e hai deciso che era il momento giusto per fare tutto da soli?
Fermati. Respira. E leggi fino in fondo. Perché se in questo momento sei in affanno, in ritardo con lo studio, nel caos più totale e hai pensato che il coaching è una perdita di tempo… allora sei proprio la persona che deve leggere questo articolo. Ora. Subito.
Ogni riga che segue potrebbe evitarti settimane di fatica inutile, errori evitabili, frustrazione crescente. Non servono ore libere. Servono scelte giuste nel momento sbagliato. E questa, credimi, è una di quelle.
Foto di Steve Johnson: https://www.pexels.com/it-it/foto/fotografia-ravvicinata-di-occhiali-vicino-a-documenti-sgualciti-963056/
Ti è mai capitato di sentirti sopraffatto dagli impegni, con mille cose da fare e nessuna idea da dove iniziare? Marco, un libero professionista con una carriera solida, una famiglia e tanti progetti in corso, ha vissuto questa sensazione per anni. Ogni giorno ha accumulato compiti, ha cercato di gestire troppe cose contemporaneamente e, nonostante la buona volontà, ha finito sempre per sentirsi in ritardo, stressato e frustrato.
Ha provato a risolvere il problema con agende, app di produttività e liste di cose da fare, ma nulla ha funzionato davvero. Il motivo? Non era la gestione del tempo il vero ostacolo, ma il modo in cui si raccontava la sua difficoltà.
Marco si ripeteva spesso frasi come: “Non sono capace di organizzarmi”, “Non ho tempo per pianificare”, “Ho provato di tutto, ma nulla funziona con me”. Questo modo di pensare ha creato un circolo vizioso che ha alimentato ancora di più il caos.
Quando ha scoperto il Problem Telling, ha capito che non bastava cercare strategie di produttività: doveva cambiare il modo in cui percepiva e raccontava la sua situazione. Attraverso questo metodo ha imparato a trasformare il suo problema in una storia diversa, con lui come protagonista e non più come vittima.
In questo caso studio vedremo come ha ribaltato il suo approccio e ha trovato una soluzione efficace per la sua disorganizzazione.
Tante associazioni e organizzazioni locali si impegnano a valorizzare il territorio, promuovere eventi e portare cultura. Eppure, spesso questi progetti falliscono nel lasciare un impatto positivo e duraturo. Perché? Gli errori più comuni si annidano proprio nelle buone intenzioni. Qui esploriamo tre di questi errori, con esempi concreti e spunti per evitarli.
Un attore durante un provino riceve un rifiuto dal casting director. Immagine creata da ChatGPT tramite DALL-E.
Hai mai ricevuto un rifiuto che ti ha fatto dubitare del tuo percorso? Nel mondo della recitazione, sentirsi dire “no” è normale, ma può scoraggiare, soprattutto all’inizio. Questo articolo, che fa parte della serie sui 40 problemi di un attore a inizio carriera, ti aiuta a capire come affrontare queste delusioni. I rifiuti non sono la fine del viaggio, ma possono diventare occasioni di crescita e miglioramento. L’obiettivo è mostrarti come ogni battuta d’arresto possa rafforzare la tua determinazione e il tuo impegno verso la carriera artistica.
Un attore sul palco, immerso in una scena emotivamente intensa, illuminato da un riflettore. L’immagine cattura la lotta interiore dell’attore per mantenere il controllo durante una performance carica di emozioni. Immagine creata da ChatGPT tramite DALL-E.
Hai mai sentito l’emozione crescere fino a spingerti al limite durante una scena intensa? Per ogni attore, la sfida oltre che nel rappresentare sentimenti forti, consiste nel farlo senza lasciarsi travolgere. L’intensità emotiva è un banco di prova dove equilibrio e controllo sono tutto. Per un attore emergente, affrontare scene cariche di rabbia, dolore o amore richiede consapevolezza e padronanza delle proprie emozioni. La vera abilità consiste nell’evocare sentimenti profondi senza che questi prendano il sopravvento, mantenendo sempre il focus sulla performance.
Un giovane attore affronta il rifiuto della famiglia, che lo critica con la frase «Fare l’attore non è un lavoro!». La scena trasmette la tensione emotiva, mentre l’attore guarda il suo copione, isolato ma determinato. Immagine creata da ChatGPT tramite DALL-E.
Hai mai sentito i tuoi genitori dire: «Ma quando troverai un lavoro vero?»? Per molti aspiranti attori, questa è una delle frasi più amare da affrontare. Quando la passione per la recitazione è incompresa in famiglia, l’attore emergente si trova a combattere oltre che contro le sfide del mestiere, anche contro la mancanza di sostegno da chi dovrebbe essere il suo primo alleato. Questo articolo, parte della serie dedicata ai 40 problemi di un attore a inizio carriera, esplora la realtà di chi insegue il proprio sogno artistico senza il supporto familiare.
Lo sai che quello scatto fatto di nascosto sul set potrebbe creare dei problemi? O che quel video backstage, che ti sembra innocuo, potrebbe invece causare dei danni? Nel nostro viaggio alla scoperta dei 40 principali problemi che affronta un attore principiante, questa volta affrontiamo un tema scottante: le regole non scritte sulla condivisione dei post dai set sui social media. Esploriamo insieme come navigare in queste acque a volte turbolente.
Ehi tu, futuro astro del palco e del set, sei pronto a tuffarti nel mare tempestoso delle emozioni? Immaginati al centro del palco, sotto i riflettori. Il cuore batte forte, le emozioni fluiscono come un fiume in piena. In questo quattordicesimo capitolo della tua odissea tra i 40 problemi dell’attore principiante, affrontiamo la bestia più indomabile: le tue emozioni. Impara a domarle e diventeranno la tua forza più grande.