La pericolosa banalità di Ultimo

Si può parlare di una cosa senza averla mai ascoltata?

Tienila lì, la domanda. Ci torno alla fine. Intanto un fatto: io Ultimo non l’ho mai sentito. Non conosco una sua canzone, non saprei riconoscerne la voce. E non mi interessa. Anzi, più tutti ne parlano, più mi passa la voglia di cercarlo. Funziona così, con me: il rumore attorno a una cosa è un motivo per stare dall’altra parte.

C’è chi qui si indigna: “Allora non puoi giudicare”. E invece sì. Ho tutto il diritto di dire che non mi attira, che di un ragazzo che scrive canzoni d’amore non me ne importa niente. Non è un dovere civico ascoltare quello che ascoltano tutti. E soprattutto non serve aver sentito una nota per parlare di quello che voglio dirti. Perché non è la sua musica.

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I sette segreti spirituali di Largo Argentina

Le chiome scure dei pini marittimi si aprono come un sipario sopra i templi repubblicani. Sullo sfondo, le facciate romane illuminate raccontano la città che vive, mentre sotto, silenziosa, dorme quella che è stata.

Ti è mai capitato di dimenticare dove stavi andando?

Non per distrazione. Perché un posto ti blocca, ti rapisce, ti ferma in mezzo al marciapiede. Un incrocio che credevi di conoscere ti guarda e sembra chiederti: «Ma tu chi sei davvero?»
Ecco, per me Largo di Torre Argentina a Roma è proprio così. Ti do sette buone ragioni per fermarti lì. Non quelle da guida turistica, ma quelle che ti entrano sotto la pelle e cambiano il modo in cui cammini per Roma. Quelle che ti fanno tornare anche quando non hai niente da fare lì.

Da fuori, Largo Argentina sembra solo traffico: autobus, gente che corre, rovine al centro. Ma se ti fermi tre minuti – solo tre – capisci che è uno dei punti più densi della città. Templi antichi, il fantasma di Cesare, un teatro storico, una libreria gigantesca, pini altissimi e gatti selvatici convivono nello stesso quadrato di mondo.

Questo è quello che io chiamo Macondia: il rapporto ostinato tra chi cammina e una città che conosce solo a metà. Una città che guardi, ascolti, fraintendi e in cui continui a tornare. Mentre leggi, pensa a un tuo posto di Roma che funziona così. Alla fine, se ti va, raccontamelo: voglio conoscere le tue Macondie.

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La Roma che sopravvive

Ma non ti rompi le palle a camminare per le solite strade di Roma, piene di turisti, souvenir fasulli e panini illustrati? C’è un serpentone ormai per tutta la città che, da dove passa, ha fatto scappare i romani, ha riempito le vie di tavolini, camerieri di ogni nazionalità, gelaterie, negozi di abbigliamento, di scarpe, di borse, di bottigliette d’acqua e ombrelli venduti alle prime avvisaglie di pioggia.

E i turisti tutti contenti affollano questi luoghi con l’aria del viaggio della loro vita, con gli occhi di chi ha sognato per anni di passeggiare in posti ormai cadaverici, morti, svuotati di ogni significato e senso. Seguimi e ti parlerò della Roma ancora viva.

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Roma Barocca e Maconda

Il respiro del marmo. Roma guarda, ma non parla.

Roma ti ha mai guardato negli occhi?

Non di giorno, no. Di notte.

Quando i sampietrini brillano come squame di pesce sotto la luna e dalle finestre chiuse sembra uscire il respiro di chi non c’è più. Quando ogni palazzo diventa un corpo che ricorda, e tu, che cammini solo, senti che qualcuno ti segue — ma è solo il tuo secolo che si è perso per strada.

Quello che stai per leggere non è solo un itinerario. È un patto.

Sette tappe. Sette segreti. Se arrivi fino in fondo, scoprirai dove Scipione Borghese nascose il cuore pulsante della sua Roma barocca — e dove ancora oggi, tra l’ombra e la pietra, quel cuore batte.

Ma devi camminare con me. Tappa per tappa. Senza saltare. Per ogni luogo trovi il link a Google Maps. Cliccaci sopra e segui il percorso così come lo descrivo nell’articolo.

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I tre errori più comuni di associazioni e organizzazioni locali

Tante associazioni e organizzazioni locali si impegnano a valorizzare il territorio, promuovere eventi e portare cultura. Eppure, spesso questi progetti falliscono nel lasciare un impatto positivo e duraturo. Perché? Gli errori più comuni si annidano proprio nelle buone intenzioni. Qui esploriamo tre di questi errori, con esempi concreti e spunti per evitarli.

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Domeniche d’Azzurro a Roma

Domeniche d’azzurro in città. Che poi, per fortuna, non è una città qualunque, è Roma, dove comunque sembra di stare al mare. Qui turisti con i cappelli di paglia, ragazze con il top, bambini con il broncio, coppie, trans, bus scoperti, grattachecche e bangladini che ti vendono grapppoli d’uva, patatine e bottigliette d’acqua ti danno l’impressione della perenne vacanza, del relax a tanto all’etto, anche se tutt’intorno l’afa si sente e come!

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Le meraviglie e le risposte di Roma

Foto di Pixabay.

Ti affascina la capacità delle città di trasformarsi, di resistere al tempo e di risorgere ancora più splendide? Roma, la città eterna, è un esempio vivente di questa incredibile metamorfosi. Scopriamo insieme come Roma naviga tra le acque dell’antico e del moderno, tra le sfide e le opportunità, in un viaggio senza tempo.

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Il primo tour ai luoghi del cinema di Oria

Particolare della locandina dell’evento, creata sulla base di una foto di Diego Moretto.

Oria ha tremila anni di storia e si vedono tutti nei suoi tesori preistorici, messapici, ebraici, romani, ecc. I turisti ne restano sempre incantati. E tutto questo è stato al centro di tante iniziative. Ma c’è una storia molto più recente, che risale agli inizi del Novecento mai svelata a nessuno finora. E che sta per essere raccontata. Mi è venuta in mente pensando ai film che sono stati girati in paese. Ho, poi, chiacchierato con Gino Capone, sceneggiatore e scrittore, che nel frattempo sta per pubblicare il suo libro sulle gloriose sale cinematografiche, in cui racconta storie legate, tra l’latro, ad attori che hanno soggiornato per un certo periodo nel cuore della cittadina.

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Il tufo e il vento a Oria nel cuore di Gennaro

Hai mai pensato a come il tufo, una roccia particolare e porosa, possa raccontare una storia millenaria, o a come il vento possa essere oltre che un soffio naturale, anche uno strumento di progresso e innovazione? In questo articolo, ti porto in un breve viaggio, a conoscere un personaggio che ha saputo leggere la natura e trasformarla in qualcosa di straordinario. Ti ho trasmesso curiosità? Partiamo allora per il nostro percorso nel tempo tra tufo e vento, attraverso il racconto che ho presentato alla Notte del Museo a Palazzo Martini ad Oria, il 26 maggio 2023. Eccolo qui di seguito.

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10 modi in cui il teatro può animare la vita di un piccolo centro

Immagine creata con DALL-E. Chiave di ricerca: “Una foto realistica di uno spettacolo teatrale con attori e spettatori in un centro storico di una piccola città d’Italia”.

In paese ci si conosce tutti. È questo l’adagio che di bocca in bocca si ripete perché rispecchia la realtà di un piccolo centro intorno ai mille o cinquemila o dieci o quindicimila abitanti, come nel caso di Oria, cittadina messapica che fa parte del mio destino di vita da tanti anni e che continuerà ad essere importante per me, anche se a breve dovessi trasferirmi altrove. In altri termini siamo di fronte ad una comunità, al netto delle divisioni più o meno apparenti e delle polemiche che a volte sorgono. Ci sono paesini in Toscana dove tutti gli abitanti o quasi si ritrovano in un grande spettacolo teatrale nel quale ognuno ha un ruolo o in scena o dietro le quinte. Il caso più noto è quello di Monticchiello, frazione del comune italiano di Pienza, nella provincia di Siena, dove da tanti anni gli abitanti hanno dato vita al Teatro Povero in cui il teatro popolare tradizionale toscano ha spazi e progetti anche durante tutto l’anno. È questo un modo straordinario per animare la vita di questo borgo, fare cultura attiva e dare un grande contributo al turismo.

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