Quando l’intelligenza artificiale scrive al posto tuo

Quanto è faticoso a volte leggere un articolo o un libro, vero?

E scrivere è proprio dura, giusto? Perché non lasciarlo fare a una intelligenza artificiale al posto nostro? Ce ne sono alcune che ti riassumono tutto quello che vuoi e risparmi pure tempo, no? E in quanto a scrivere basta dire a ChatGPT, Gemini, Claude e altre di farlo al posto nostro. Chiedi, copi e incolli, ed è fatta. Vero?

Peccato che questa è la strada del declino cognitivo e del fallimento. Perché pensare le parole che leggiamo e scriviamo è il modo in cui costruiamo il nostro pensiero. Senza le parole il nostro cervello sparisce. E se leggi fino alla fine capirai, se ne hai ancora voglia, il perché.

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Un appunto che salva il mondo

Quanto può essere importante un appunto scritto di nascosto?

Oggi è la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore. Questo articolo è un estratto dal mio ebook I 21 segreti per appunti geniali, adesso su Amazon, e racconta una storia che tiene insieme entrambe le parole della giornata: il libro e il diritto.

Tieni a mente quella domanda. Ci torneremo alla fine, quando capirai perché un foglio scritto a matita in una cella di museo nel 1941 ha cambiato il destino di decine di migliaia di famiglie ottant’anni dopo.

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Il bue della caverna e la lavagnetta di mio padre

“Ho paura del successo clamoroso.”

Tieni a mente questa frase. È la prima cosa vera che Giuseppe ha detto in questa intervista. Non la paura del fallimento, non la paura del giudizio — la paura opposta, quella di essere preso sul serio. Da lì in poi, per undici domande, siamo scesi insieme lungo una scala di gradini che portano a un posto che lui stesso, probabilmente, non sapeva di dover raggiungere.

Più sotto arriva un’immagine: un padre che torna dal lavoro in macchina e tira fuori una lavagnetta. Se arrivi fin lì avendo letto tutto, capisci qualcosa che nessun curriculum di Giuseppe Vitale avrebbe mai potuto raccontarti. Per questo conviene leggere nell’ordine, senza saltare.

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Perché dimentichi tutto quello che vivi (e non te ne accorgi)

Quante cose hai già dimenticato di oggi?

Non di ieri. Di stamattina.

Prova a ricostruire le ultime tre ore. Quello che hai pensato sotto la doccia. Quello che hai guardato per dieci secondi e scrollato via. Le cose che ti hanno attraversato e non hai trattenuto.

Quasi nulla.

Non perché fosse irrilevante. Perché non hai fatto nulla per fermarlo.

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La trappola dell’impegno in chi deve sempre dimostrare qualcosa

E se stessi distruggendo tutto proprio mentre stai dando il massimo?

Quello che stai per leggere potrebbe mettere in crisi una delle convinzioni più radicate che hai. Cinque minuti. Potrebbero cambiare il modo in cui lavori, studi, crei.

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Come e perché gli artisti prendono appunti

Che cosa fanno gli artisti prima di creare?

Molti artisti hanno idee brillanti. Pochi riescono a trasformarle in opere. La differenza spesso sta in qualcosa di invisibile: gli appunti di lavoro. Si tratta di veri e propri strumenti per chiarire, decidere, costruire. Ed è proprio qui la grande differenza tra chi ha molte idee e chi riesce a trasformarle in opere.

Un attore annota cosa vuole il personaggio e come ottenerlo. Uno sceneggiatore dispone schede su un tavolo per vedere se la storia regge. Un regista traduce ogni scena in una lista di inquadrature, prima ancora di accendere la camera. Un fotografo segna luce e impostazioni per migliorare lo scatto successivo. Un pittore riempie pagine di bozzetti prima di toccare la tela.

In tutti questi casi gli appunti non sono un dettaglio minore. Sono il laboratorio dove l’opera prende forma.

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Come scrivere qualsiasi tema con la tecnica della piramide

Perché ti blocchi ogni volta che devi scrivere un tema?

Non è mancanza di idee. È mancanza di struttura. Quando ti trovi davanti al foglio bianco, il cervello non è vuoto: è disordinato. Le cose ci sono, ma sono sparse. E allora inizi a scrivere alla cieca, sperando che qualcosa si sistemi da solo. Una frase tira l’altra, poi ti accorgi che stai ripetendo concetti, che non sai dove stai andando, che la conclusione non arriva. Non è un problema di talento. È un problema di metodo.

Un tema non nasce dall’ispirazione, nasce da una direzione chiara. Se non sai dove vuoi arrivare, ogni frase ti allontana. Se invece hai una struttura, anche poche idee bastano. La tecnica della piramide ti dà quella struttura, prima ancora di scrivere la prima riga.

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Le 7 fallacie logiche della decontestualizzazione

Hai mai pensato a quante volte una frase, strappata dal suo contesto, diventa una condanna? È quello che è successo a María Corina Machado, sulla quale ieri ho pubblicato un articolo. Una sua frase detta anni fa — «Israele è un genuino alleato della libertà» — ora è riesplosa come una granata mediatica per contestarla, proprio nel momento in cui riceve il Nobel per la Pace. Quel frammento, estratto da un discorso più ampio, è bastato per dividerla in due agli occhi del mondo: per alcuni simbolo di coerenza occidentale, per altri prova del suo cinismo.

Ma quasi nessuno si è fermato a chiedere quando, perché e in quale contesto lo disse. La verità? La frase è vera, il senso no. È l’effetto più sottile e pericoloso della decontestualizzazione: quando le parole sopravvivono al loro momento e vengono usate come proiettili. Dietro tutto questo non c’è solo malafede: ci sono sette fallacie logiche che distorcono il nostro modo di vedere, giudicare e reagire. Sette trappole della mente che trasformano l’informazione in spettacolo e l’opinione in sentenza.

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Hai mai giocato a giocare un gioco?

Hai mai provato a giocare a un gioco senza conoscerne tutte le regole? Se non leggi fino alla fine, ti dico già: perderai la parte più importante. Perché questa non è una storia sui bambini, ma su di te.

Poco fa ho visto una scena: un padre propone ai figli di giocare a 1, 2, 3 stella. Il bambino, quattro anni al massimo, si appoggia al muro e comincia a contare: «uno, otto, dieci, quattro, undici, tre…». La sorellina, un anno e mezzo, crede si tratti del nascondino e si infila dietro il padre. Lui ride, prova a correggere, ma loro continuano, felici, nel caos perfetto.

Ti sembra una sciocchezza? Aspetta. Perché proprio lì, tra quell’errore e quella libertà, si nasconde la chiave di qualcosa che noi adulti abbiamo perso. Ti spiego cosa nel prossimo paragrafo — ma ti avverto: una volta capito, non riuscirai più a guardare un gioco allo stesso modo.

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