Cose da non fare nel 2026 per non sprecare un altro anno

Se il 2026 finisse come la tua ultima settimana del 2025, ci metteresti la firma?

Questa non è una domanda motivazionale, è una verifica di realtà. Gli anni non si perdono perché mancano idee, talento o buone intenzioni; si perdono perché alcune abitudini restano intatte, silenziose, automatiche, mentre tutto il resto cambia. Ogni gennaio promettiamo di fare di più, quasi mai decidiamo cosa smettere.

Il tempo non viene divorato da grandi errori, ma da gesti ripetuti che non producono conseguenze, da scelte rimandate che sembrano innocue, da soluzioni che tranquillizzano nel breve e bloccano nel lungo. È così che un anno scivola via senza fare rumore, identico a quello precedente.

Questo articolo non ti chiede di aggiungere un piano, né di reinventarti, né di crederci di più. Ti chiede una cosa sola, molto più scomoda: guardare cosa stai facendo che ti costa un anno alla volta e decidere di non farlo più. Il 2026 non ha bisogno di nuove promesse, ha bisogno di meno cose sbagliate. Se non vuoi perdere un altro anno, si comincia da qui.

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7 cose da imparare dal crollo della Torre dei Conti

Ma come è possibile che crolli una torre antica, così?

Una torre che ha attraversato otto secoli di guerre, scosse e restauri, e cade ora — in pieno centro di Roma, nel 2025.

La mattina del 3 novembre, un collega mi dice: «Hai visto che c’è stato un crollo qui vicino?» Più tardi, all’hotel in via Cavour, arrivano due turisti argentini. Hanno appena visto la polvere. «¿Se derrumbó algo?» — È crollato qualcosa? — mi chiedono. «Sí, una torre», rispondo.

Il giorno dopo scopro che non è solo una torre a essere caduta. È morto Octay Stroici, 66 anni, l’ultimo dei quattro operai coinvolti. Era lì dopo il primo cedimento. Poi è arrivato il secondo.

Oggi, 4 novembre, provo a capire. Non per trovare un colpevole — questo in Italia lo facciamo fin troppo bene — ma per capire dove si è interrotto il dialogo tra chi costruisce, chi vigila e chi decide. Perché il problema non è il singolo errore, ma il vuoto di coordinamento, la somma di frammenti che non si parlano. Eppure, a Roma, un tempo era proprio la collaborazione a tenere in piedi le pietre.

Ecco sette cose che ho imparato guardando la polvere di una torre medievale. Puoi leggerle in ordine o saltare. Ma se resti fino alla fine, ti chiederò una cosa semplice.

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