Gli attori, i filosofi e il codice dell’universo

Immagine generata da Dall-e 2 con input: “Un’immagine nello stile delle illustrazioni per i libri delle scuole superiori di un attore in scena, con un libro di filosofia aperto accanto a lui”.

«Ma tu che vuo’ fa’, l’attore o er filosofo? Te devi decide Peppino mio perché da mo’ che nun sei più un pischello!». Mi chiamo Giuseppe, sono del 1974 e in effetti non mi sono mai deciso tra queste due figure, fra le quali oscilla tutta la mia esistenza. Spesso mi sono sembrati due poli opposti e inconciliabili. Il senso comune, tra l’altro, non vede di buon occhio un attore che fa er filosofo e un filosofo che prova a fa’ l’attore. L’uno scoccia. L’artro nun è bono!

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Gandhi e il lavoro con le mani

Due mani che intrecciano fili di paglia su una stuoia, l’immagine di Gandhi e il lavoro che passa dalle mani
Due mani che intrecciano fili di paglia su una stuoia già tessuta, in luce naturale calda. Foto di Wei-Cheng Wu su Unsplash

Ti è mai capitato di finire la giornata con le mani pulite? Di guardarti indietro e non trovare niente che hai toccato davvero?

C’è un uomo che a quella sensazione rispose con un gesto quasi ridicolo, per un avvocato di successo: si sedette a filare il cotone, ogni giorno, con le sue mani.

Quell’uomo è Mohandas Karamchand Gandhi, quello che l’India chiamò Mahatma, grande anima. Lo conosciamo tutti come il padre della nonviolenza, il piccolo avvocato che si spogliò della toga e si avvolse in un telo bianco. Quello che sanno in pochi è che quel telo se lo filava da sé, e che dietro quel gesto ci sono un libro e una notte insonne.

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Brindisi, Boccaccio e la Sindone

Codice greco miniato aperto sul principio del Vangelo di Giovanni, copertina di Brindisi, Boccaccio e la Sindone
Codice greco miniato aperto sul principio del Vangelo di Giovanni, con la miniatura dell’evangelista che scrive. Foto di Aleksandra Sapozhnikova su Unsplash

Ti è mai capitato di raccontare a cena una storia bellissima, sicuro che fosse vera, e di scoprire solo dopo che qualcuno se l’era inventata di sana pianta?

A me è successo con Boccaccio e la Sindone. Per anni ho ripetuto quella storia senza controllare niente: una novella segreta, un cavaliere, un lenzuolo sacro. Chi l’avesse inventata, e perché in un pomeriggio di fine estate, l’ho capito tardi. Ci arrivo, promesso. Ma prima devo portarti a Brindisi, davanti a una chiesa che è un museo di armi.

Il pezzo si intitolava già così, Brindisi, Boccaccio e la Sindone, e l’ho pubblicato il 14 agosto del 2021: l’ho lasciato online quasi cinque anni con dentro una cosa falsa. Oggi lo riscrivo da capo. La parte falsa però resta in bella vista, perché è il pezzo più utile di tutta la faccenda.

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