Il santo che perseguitò il teatro

La sommità del palazzo del Sedile a Oria con le statue di San Barsanofio e Carlo Borromeo ai lati dell'orologio
Le due statue in cima al palazzo del Sedile a Oria, ai lati del campanile a vela con la campana e l’orologio; più sotto lo stemma cittadino consumato dal tempo. Foto di Giuseppe Vitale

Pensa a chi ti ha ostacolato di più.

Non ti aveva capito? O ti aveva capito troppo bene?

Ci arrivo. Ma prima devo portarti sotto un palazzo del mio paese che ho guardato mille volte. E l’ho pure fotografato: l’immagine qui sopra è mia. A destra c’è la statua di Carlo Borromeo, un santo che per vent’anni ha provato a cancellare il mestiere che faccio io. Alla fine di questo articolo saprai perché questo personaggio è il complimento più grande mai fatto a un attore.

O almeno penso. Da un anno vivo a Roma, città che tra poco rientrerà in questo articolo, tra l’altro. Ma spesso il mio pensiero torna ai tesori di quella città che tra una pausa e l’altra, durata a volte anni, mi ha visto tra le sue strade da quando sono nato. E tra di essi c’è lui.

Continua a leggere

I mestieri della gente di Oria

A Oria ci sono ancora due mestieri capostipite. O la cazzuola, o la zappa. Per secoli la città ha tenuto in piedi tutto il resto su queste due mani: quella che alza i muri, quella che lavora la terra. Oggi sembra una cosa lontana, da archivio. Non lo è. È la struttura sotto cui camminiamo ancora.

In questo articolo provo a raccontare i mestieri degli oritani senza l’enciclopedia e senza la cartolina. Parto da una pompa di benzina, da una donna sola, da un bambino che impara guardando.

Continua a leggere

Nomadismo urbano tra Roma e il Salento: un sogno possibile

Sogno di tornare a vivere nella magia di Roma, come ho scritto nel mio precedente articolo. Nella capitale ci ho vissuto già per anni e ci torno spesso, quando riesco. Ma voglio anche continuare a immergermi nel fascino del Salento, dove pure ho dei progetti da coltivare. Come è possibile tutto ciò? Devo diventare forse bilocale come certi santi? Questo non so ancora farlo, il paranormale è fuori dalle mie possibilità. Invece potrei diventare un nomade urbano, una sorta di pendolare.

Continua a leggere

Raffaele che è morto “solo un momento”

Raffaele Trinchera. Foto di Renato Spina

Chi volge lo sguardo ad Oria da sud o da nord, ne nota il profilo che si distende su diversi monti, da Sant’Anna, o ancor prima, fino alla torre dell’acquedotto. Oggi quella linea che disegna le torri del castello, il vescovado, la cattedrale e altri edifici la chiamiamo skyline ed è il panorama urbano al confine con il cielo, una linea appunto, che con i suoi ghirigori si fa racconto, si fa poesia per la sua essenzialità. E quest’ultima richiede un aedo.

Cominciava così un articolo del Gennaio del 2020 nel mio vecchio blog, oggi non più visibile, che avevo dedicato ad un caro amico che è ora scomparso, il 3 Gennaio scorso. Sto parlando di Raffaele Trinchera che una voce più autorevole della mia come Annamaria Andriani ha definito “cantastorie sognatore, divulgatore di allegria e bellezza in questo mondo angosciato e triste”. In quel post ho avuto modo di approfondire un po’ le sue scelte artistiche. Infatti proseguivo dicendo:

Continua a leggere

Cinque semplici lezioni nella prevenzione e nel trattamento degli Ictus

Un momento della simulazione della chiamata al 118 in seguito ad un attacco ischemico, a cura della Croce Rossa.

Come prevenire un ictus? Che cosa fare quando si verifica? E come convivere con le sue conseguenze? Se n’è parlato durante un evento che l’associazione Aura aps ha tenuto ieri, Domenica 30 Ottobre 2022, ad Oria (Br). Per me è stata un’utile occasione, da una parte, per riflettere sull’afasia degli artisti e, dall’altra, per approfondire un po’ quella che potremmo chiamare la super-coscienza della vita. Ora vorrei qui fissare cinque punti essenziali emersi durante la serata e che possono servire a prevenire le ischemie, ad essere tempestivi e ad approcciarne le ripercussioni, ad ogni livello.

Continua a leggere

10 idee per eventi teatrali ad Oria

Sedile di Oria – Particolare

Si scrive Oria e si legge in molti modi come, per esempio:

  • i suoi tremila anni di storia dall’epoca preistorica, passando per la Messapia, il Municipium romano, il medioevo con la comunità ebraica, ecc.;
  • i suoi tesori come la basilica cattedrale, il castello normanno-svevo, le sue aree archeologiche su cui ho invitato già in un articolo a leggere tre libri;
  • il suo stesso nome che ha stratificazioni e cambiamenti che ne raccontano vicende e fatti;
  • la sua sempre più chiara vocazione allo spettacolo, in molte forme, tra cui il cinema.

Sto parlando della cittadina in cui vivo, in provincia di Brindisi, che con i suoi colli derivati da dune preistoriche si erge sulla piana del Salento. Ma parlo anche dei suoi abitanti, gli oritani, che qualche volta si accorgono del loro immenso patrimonio e danno vita a rievocazioni storiche, fondano gruppi di sbandieratori, mettono in piedi associazioni che coniugano turismo, gastronomia, storia, archeologia e altro ancora. Le possibilità con il passare del tempo aumentano.

Una di queste alla quale sono interessato riguarda il racconto della città e del suo patrimonio attraverso il teatro. In parte ho già affrontato un po’ in generale l’argomento in due articoli. Nel primo ho posto la questione di come possiamo narrare il medioevo oggi. Nel secondo ho elencato luoghi, emozioni ed opportunità a cavallo fra teatro e turismo. Ho anche dedicato un articolo a come rappresentare pezzi di teatro in un paese come questo. Ora voglio indicare dieci possibilità per spettacoli teatrali, incursioni, animazioni specifiche in e per Oria e i suoi visitatori.

Continua a leggere

I tre libri che raccontano Oria

Il castello di Oria visto dalle palme di piazza Lama, i luoghi dei libri per conoscere Oria
La torre cilindrica del castello di Oria e il muro merlato che le corre accanto, visti da piazza Lama tra le palme e le facciate in tufo. Foto di Giuseppe Vitale

Ti è mai capitato di volere un libro e di scoprire che non puoi comprarlo? Non esaurito per un mese: proprio fuori commercio, sparito dal mercato.

I tre libri per conoscere Oria che mi porto dietro da anni sono così tutti e tre. Parlano dello stesso posto, il mio paese, e nessuno dei tre lo trovi in libreria o su un sito. Per leggerli esiste un indirizzo solo, e ci arrivo alla fine.

L’occasione è di questa estate. Il 29 maggio Oria ha inaugurato a Parco Montalbano la sua biblioteca di comunità, intitolata come il fondo comunale: De Pace-Lombardi. Dentro ci sono gli spazi per i laboratori dei bambini e un caffè letterario. Un paese che apre un posto nuovo per i suoi libri: non capita spesso.

Continua a leggere

La bucket list delle 101 cose da fare nella vita

Foto di Suzy Hazelwood da Pexels

Quanti giorni ti restano da vivere? Chi ti assicura che non muori fra qualche anno o mese o giorno o fra cinque minuti? Scongiuri a parte, questo mi chiese una volta il coach americano di recitazione Bernard Hiller in un suo workshop. E ieri, primo Aprile 2022, mi è capitata una esperienza analoga. Al Wake Up Call di Alfio Bardolla, Giacomo Bruno, che lo ha aperto, ci ha fatto strappare da un metro gli anni vissuti finora. Poi ci ha fatto togliere gli anni fra gli 82 (età media ottimistica) e i 100 (ai quali pochi arrivano). Poi ci ha fatto togliere un certo numero di anni che passiamo dormendo. Risultato: a 48 anni non è che mi rimanga molto tempo…

L’esercizio del metro non h alcun valore di previsione, non è detto che morirò a 67 anni, può darsi che io lasci il mondo prima o dopo ma serve a far capire quanti anni effettivi di lucidità e di energia restano per far davvero quel che conta.

Mi sono detto, cazzo, questo è il momento di vivere. O ora o mai più! E questo lo so bene dal momento che ho visto morire mia madre e mio padre prima che diventassero anziani e mio fratello Mimmo nel 1997 quando aveva ancora venti anni! Poi più tardi ci è stato chiesto di scrivere la nostra bucket list, cioè la lista delle 101 cose da fare prima di morire. Del resto c’è proprio una specifica tecnica dei 101 desideri che Igor Sibaldi spiega bene. Allora ecco ciò che voglio realizzare io. Da questo momento in poi vivo solo per realizzare queste cose. Non ho più tempo per le stronzate! Spero di spuntare ad una ad una tutte le voci. Ci lavoro su ognuna ma senza assilli. Come insegna il mio mentore spirituale Deepak Chopra, ai dettagli ci pensa l’universo. Le intenzioni sono come i semi che si affidano alla buona terra.

Man mano che realizzerò questi desideri tornerò qui per aggiornarli barrandoli.

Continua a leggere

La svastica di Oria e la fiaccola di Demetra

Reperti messapici del museo di Oria: la stele con la fiaccola di Demetra e il frammento con la svastica messapica
Reperti messapici nel Museo Archeologico di Oria: la stele con la fiaccola di Demetra incisa, il frammento con la svastica e la vetrina delle ceramiche. Foto di Giuseppe Vitale

Hai mai sentito un brivido salirti alla schiena davanti a un simbolo, prima ancora di pensarci?

Quel segno spezzato che il Novecento ti ha insegnato a temere. Ora immagina di trovarlo in una teca del museo di Oria, su un reperto di duemilacinquecento anni fa, a pochi passi da una fiaccola. La svastica messapica non ha niente a che vedere con l’orrore che credi. Per farti vedere perché devo partire dalla fiaccola, e lasciarti in sospeso un momento.

Questo pezzo l’ho pubblicato il 16 agosto del 2021 e non l’ho più toccato. È rimasto online quasi cinque anni con dentro una frase falsa, scritta da me con la sicurezza di chi riporta un fatto. Oggi lo rifaccio, e lo rifaccio togliendo.

Continua a leggere

La vita armata in paese

Quanto paghi, ogni mese, per sentirti al sicuro?

Fai il conto della rata e ti viene un numero. Sbagliato. Quel numero è solo l’acconto. Il prezzo vero lo paghi in un’altra valuta, e te ne accorgi tardi, quando hai già firmato tutto. Ci arrivo. Ma prima devo dirti una parola, una sola, e lasciarla lì: armata. Tienila a mente. Alla fine capisci perché la villetta nuova, quella con il cemento armato e i tripli vetri, è la cosa meno sicura che potevi comprarti.

Qui intanto si boccheggia. È agosto, l’umidità ti si incolla addosso e non va via nemmeno dopo venti docce. La ventola del pc sta per fondersi pure lei. E fuori, immancabile, il camion betoniera. Il paese è una giungla di cemento a cui aggiunge, ogni giorno, altro cemento. Edili con martelli, chiodi, tavole e ferro, sempre pronti a costruire strutture in cui riversarlo. Edilizia pesante, per case pesanti, dove vivere una vita pesante. Più calcestruzzo per tutti: è l’unico slogan, e ogni volta che quella sostanza grigia cola in una gettata, da qualche parte nel mondo muore un architetto. Come muore il centro storico di Oria, sempre più vuoto.

Continua a leggere