Come vivere d’arte: la via dell’artista antifragile

Si può campare facendo l’artista?

Domanda semplice, brutale. La più antica di tutte. E anche la più urgente, oggi che tutto ti costringe a scegliere: o la sopravvivenza o la vocazione. Per anni mi ci sono aggrappato, come a una corda sfilacciata. Tra un turno di lavoro e un provino, tra un conto da pagare e un sogno da inseguire. Pensavo che l’artista vero dovesse vivere solo d’arte, che accettare un “lavoro normale” fosse un tradimento. Invece era solo ignoranza — economica, psicologica e perfino spirituale.

Ho scritto questo articolo per raccontare che sì, si può campare facendo l’artista. Ma solo se impari a non stare nel mezzo. Non parlo di compromessi o di realismo rassegnato, parlo di una strategia lucida, quasi spietata: il Barbell dell’artista. Una via che ti permette di vivere con stabilità e libertà creativa insieme. Di guadagnare mentre cresci, di non elemosinare più tempo o rispetto.

Voglio mostrarti come si costruisce davvero un artista antifragile: uno che non teme i lavori di mantenimento, che non si piega al disincanto, che trasforma ogni errore, ogni turno, ogni attesa in capitale creativo. Se resti fino alla fine, scoprirai che la risposta non è “sì” o “no”. È molto più interessante: si può campare facendo l’artista, ma solo se impari a usare la realtà come alleata.

Continua a leggere

7 cose da imparare dal crollo della Torre dei Conti

Ma come è possibile che crolli una torre antica, così?

Una torre che ha attraversato otto secoli di guerre, scosse e restauri, e cade ora — in pieno centro di Roma, nel 2025.

La mattina del 3 novembre, un collega mi dice: «Hai visto che c’è stato un crollo qui vicino?» Più tardi, all’hotel in via Cavour, arrivano due turisti argentini. Hanno appena visto la polvere. «¿Se derrumbó algo?» — È crollato qualcosa? — mi chiedono. «Sí, una torre», rispondo.

Il giorno dopo scopro che non è solo una torre a essere caduta. È morto Octay Stroici, 66 anni, l’ultimo dei quattro operai coinvolti. Era lì dopo il primo cedimento. Poi è arrivato il secondo.

Oggi, 4 novembre, provo a capire. Non per trovare un colpevole — questo in Italia lo facciamo fin troppo bene — ma per capire dove si è interrotto il dialogo tra chi costruisce, chi vigila e chi decide. Perché il problema non è il singolo errore, ma il vuoto di coordinamento, la somma di frammenti che non si parlano. Eppure, a Roma, un tempo era proprio la collaborazione a tenere in piedi le pietre.

Ecco sette cose che ho imparato guardando la polvere di una torre medievale. Puoi leggerle in ordine o saltare. Ma se resti fino alla fine, ti chiederò una cosa semplice.

Continua a leggere

La Giornata dell’Artista per dire grazie a tutti gli artisti

I festival e gli eventi culturali sono diventati sfilate di celebrità.
Sempre gli stessi nomi, sempre gli stessi volti: attori di successo, registi consacrati, musicisti già applauditi. Ogni anno la stessa passerella, la stessa retorica, lo stesso applauso garantito.

Ma l’arte non è fatta solo di chi ce l’ha fatta.
L’arte vive perché migliaia di artisti anonimi rischiano, cadono, ricominciano, senza mai ricevere un invito né un grazie. Sono loro che tengono in piedi la baracca, mentre i festival si accontentano di celebrare chi è già celebrato.

È un paradosso feroce: la comunità respira grazie ai sacrifici dei non famosi, ma sceglie di dimenticarli. Nessuna targa, nessuna memoria, nessun palco.
E allora la domanda è bruciante: quanto ancora possiamo tollerare festival che si auto-incensano e non restituiscono dignità a chi davvero alimenta la cultura?

Continua a leggere

Perché cercare ancora Franca e Dario

C’è qualcuno che cerchi ancora, anche se non c’è più? Non per amore, non solo per affetto. Ma perché ti ha aperto mondi?

Quando vidi un uomo e una donna soli, capaci di incarnare tutti i ruoli e tutti i personaggi, e perfino di inventare lingue diverse, intravidil’apice del senso spettacolare. Non era solo teatro: era un universo che prendeva forma davanti ai miei occhi. Shakespeare mi sembrava lì, presente, eppure superato da una potenza che neppure il cinema hollywoodiano riusciva a darmi.

In quel momento capii che il teatro non è imitazione, ma creazione. Che un solo attore può contenere il mondo.

Ecco perché oggi scrivo: per raccontare perché continuo a cercare Dario e Franca, cosa ho trovato ieri al Circo Massimo e come questo bisogno di affabulazione riguarda ancora tutti noi.

Non è solo un ricordo, non è nostalgia. È una ricerca viva che ti riguarda da vicino: se resterai fino in fondo, scoprirai perché senza i giullari la nostra voce rischia di spegnersi.

Continua a leggere

Il cigno nero che non ti aspetti (e che cambia tutto)

A volte basta un solo evento per ribaltare tutte le nostre certezze. Pensiamo che la vita sia governata da regole universali: tutte le amicizie finiscono, tutti gli amori si consumano, tutte le giornate si assomigliano. Ci aggrappiamo a queste frasi perché ci fanno sentire al sicuro, come se il mondo fosse prevedibile. Ma poi arriva l’eccezione: l’amico che non ti lascia, l’amore che dura, la giornata diversa che ti cambia per sempre.

È in quell’attimo che l’universale si incrina e si rivela fragile. In questo articolo partiremo da questa esperienza comune per viaggiare dal Medioevo fino a Taleb, passando per Popper e persino per Python, per capire perché le nostre certezze cadono sempre al primo cigno nero. E attenzione: non è sempre una catastrofe. Anzi, spesso sono proprio quei crolli a spalancarci le porte di nuove possibilità.

Continua a leggere