La pericolosa banalità di Ultimo

Si può parlare di una cosa senza averla mai ascoltata?

Tienila lì, la domanda. Ci torno alla fine. Intanto un fatto: io Ultimo non l’ho mai sentito. Non conosco una sua canzone, non saprei riconoscerne la voce. E non mi interessa. Anzi, più tutti ne parlano, più mi passa la voglia di cercarlo. Funziona così, con me: il rumore attorno a una cosa è un motivo per stare dall’altra parte.

C’è chi qui si indigna: “Allora non puoi giudicare”. E invece sì. Ho tutto il diritto di dire che non mi attira, che di un ragazzo che scrive canzoni d’amore non me ne importa niente. Non è un dovere civico ascoltare quello che ascoltano tutti. E soprattutto non serve aver sentito una nota per parlare di quello che voglio dirti. Perché non è la sua musica.

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Roma Barocca e Maconda

Il respiro del marmo. Roma guarda, ma non parla.

Roma ti ha mai guardato negli occhi?

Non di giorno, no. Di notte.

Quando i sampietrini brillano come squame di pesce sotto la luna e dalle finestre chiuse sembra uscire il respiro di chi non c’è più. Quando ogni palazzo diventa un corpo che ricorda, e tu, che cammini solo, senti che qualcuno ti segue — ma è solo il tuo secolo che si è perso per strada.

Quello che stai per leggere non è solo un itinerario. È un patto.

Sette tappe. Sette segreti. Se arrivi fino in fondo, scoprirai dove Scipione Borghese nascose il cuore pulsante della sua Roma barocca — e dove ancora oggi, tra l’ombra e la pietra, quel cuore batte.

Ma devi camminare con me. Tappa per tappa. Senza saltare. Per ogni luogo trovi il link a Google Maps. Cliccaci sopra e segui il percorso così come lo descrivo nell’articolo.

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Quell’idiota di san Francesco e la sete di conoscenza

Hai mai conosciuto qualcuno così puro da sembrare stupido?

Francesco d’Assisi lo era davvero, e non per mancanza d’intelligenza. Aveva conosciuto il lusso del padre mercante, la vanità delle feste, la violenza delle guerre. Quando si spogliò nudo davanti al vescovo, non fu un gesto teatrale ma un atto radicale: tagliare via tutto ciò che lo teneva prigioniero. Dopo aver rinunciato a ogni ricchezza, intuì che anche il sapere poteva diventare una forma di potere. Per questo rifiutò libri, scuole e dispute, dicendo che al frate bastavano la tonaca e le mutande. Si definiva “idiota et simplex”: un analfabeta per scelta, un uomo che preferiva toccare la vita piuttosto che descriverla.

Non disprezzava la cultura, ma la guardava con sospetto. Aveva visto troppi uomini citare Dio come un argomento invece di respirarlo. Per lui conoscere significava vivere, non dimostrare. La sua povertà era un metodo: togliere finché non restava che l’essenziale, un cuore nudo davanti alla verità. Diffidava della logica perché sapeva che la mente può costruire prigioni dorate. Scelse invece l’ignoranza come libertà, la semplicità come forma suprema di intelligenza. Si sentiva un umile uomo, non quel santo che veneriamo.

Eppure, poco dopo la sua morte, i suoi stessi seguaci fecero il contrario: entrarono nelle università, studiarono Aristotele, crearono la logica moderna. Da quella “ignoranza sacra” nacque una nuova sete di conoscenza che avrebbe incendiato l’Europa, fino ad arrivare — secoli dopo — al Guglielmo da Baskerville di Umberto Eco. È lì, tra Francesco che rinuncia e i francescani che studiano, che comincia la nostra storia: la battaglia eterna tra chi teme il sapere e chi lo abbraccia come via per capire Dio e se stesso.

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Roma, cosmopolita o confusa?

Roma accoglie o sopporta gli stranieri? Questa è la domanda scomoda che pochi hanno il coraggio di affrontare. Accogliere è riconoscere, dialogare, costruire. Sopportare è tollerare a denti stretti, senza visione, fino all’esplosione. E Roma, oggi, sembra molto vicina a una deflagrazione sociale.

In questo articolo ti porto in un viaggio a otto tappe: niente teoria astratta, solo esperienza viva. Ti racconto cosa significa essere cosmopoliti, quando le culture si scontrano, e come si può evitare che le differenze diventino barriere. E soprattutto ti spiego perché posso permettermi di parlarne: perché l’ho vissuto sulla pelle, nelle relazioni, nel lutto. Alla fine, ti lascio un invito: costruire insieme uno spazio nuovo. Imperfetto, certo. Ma possibile. E nostro. Se vuoi ne possiamo parlare subito.

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Prevosto e previsto: quando il nome plasma il destino

Leone XIV

Quando è stato annunciato il nome di Papa Leone XIV, tutti hanno guardato al conclave, alle strategie, ai voti. Nessuno, però, ha guardato davvero il suo cognome: Prévost. Un nome che racconta molto più della cronaca. Prevosto, cioè guida posta davanti. Un cognome che ha lo stesso etimo di “Previsto”, cioè pensato prima.
In questo articolo svelo il legame profondo tra il nome di nascita e il destino di questo Papa. Un legame che parla di custodia, di preveggenza e di una scelta forse già scritta ben prima del conclave che lo ha eletto.

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Bergoglio e il cinema, la storia che nessuno ti ha raccontato

Nessun Papa ha amato e usato il cinema e il teatro come Francesco.

Non solo li ha seguiti da spettatore appassionato, ma li ha trasformati in strumenti vivi del suo pontificato. Non c’è altro pontefice che abbia dialogato con così tanti registi, attori, comici. Nessun altro è apparso in così tanti film e documentari da vivo, e nessun altro ha parlato così chiaramente della bellezza come via spirituale. Allora vale la prioprio la pena di parlare di Bergoglio e il cinema.

Questa è la prima volta che quel legame viene messo a fuoco in modo chiaro, diretto, e con uno sguardo ampio ma profondo. In queste righe ti racconto, senza fronzoli, come Francesco ha rivoluzionato il rapporto tra fede e arti sceniche.

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I tre errori più comuni di associazioni e organizzazioni locali

Tante associazioni e organizzazioni locali si impegnano a valorizzare il territorio, promuovere eventi e portare cultura. Eppure, spesso questi progetti falliscono nel lasciare un impatto positivo e duraturo. Perché? Gli errori più comuni si annidano proprio nelle buone intenzioni. Qui esploriamo tre di questi errori, con esempi concreti e spunti per evitarli.

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Totò, Leopardi e la rinascita dei piccoli paesi

Un viaggiatore solitario osserva un villaggio montano abbandonato, simboleggiando il contrasto tra la vita rurale in declino e la modernità che attrae verso la città. L’illustrazione cattura la bellezza malinconica di una cultura in abbandono, mentre il tramonto crea un’atmosfera di speranza per la rinascita. Credit immagine: Creata su richiesta specifica tramite DALL·E, 2024.

I borghi abbandonati in cima ai monti italiani raccontano la storia di un Paese che ha scelto la città al posto delle radici. Ma dietro ogni paese deserto, c’è una memoria che resiste. Essi hanno un grande ruolo nella storia dello spettacolo e della cultura in Italia e in questo articolo spiegherò in cosa consiste, come si è sviluppato nei secoli e come una simile questione ci riguarda oggi più che mai.

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L’Europa di Mezzo nei Caffè di Trieste

Di che cosa godi nella città in cui vivi o in quelle che attraversi? Italo Calvino suggerisce, a tal proposito, non le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. Così che è bene avere chiaro in mente cosa chiedi a un luogo. Ciò avviene anche quando ci passi più o meno in rapidità, in un posto, quasi per caso. Perché magari sei lì ad osservare un po’ tutto. Ma poi ecco che una fontana, una facciata, un lungomare, una statua colpiscono il tuo interesse. Ed è lì che la domanda sorge.

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Mangiare con gli occhi: come il cibo è diventato protagonista al cinema

Il cibo e il cinema: due piaceri della vita che spesso si intrecciano in modo indimenticabile sul grande schermo, creando scene iconiche che rimangono impresse nella nostra memoria. In questo articolo, esploreremo il legame tra la settima arte e la cucina, concentrandoci in particolare sulla cinematografia italiana e internazionale, attraverso film che hanno reso celebre questa connessione e che suscitano in noi la voglia di saperne di più.

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