Cosa succederebbe se il sole smettesse di esistere? La fisica ha una risposta precisa: otto minuti di luce residua, poi il buio assoluto. Otto minuti in cui non sappiamo ancora nulla. In cui tutto sembra normale. E poi il freddo, lento e irreversibile. Ma questa non è una domanda di astrofisica. È una domanda che riguarda te.
So che è una frase forte. L’attore americano ci ha anche vinto un Oscar come miglior attore protagonista con quel ruolo. Tutti ricordiamo Il silenzio degli innocenti, una delle pellicole meglio riuscite di tutta la storia del cinema. Quindi io come faccio a dire una cosa del genere?
Ti chiedo solo di seguire un po’ il mio ragionamento. Niente di più. A partire dal fatto che Hannibal Lecter non è un villain. Il villain o cosiddetto “cattivo” vuole qualcosa di riconoscibile. Potere, vendetta, denaro, sopravvivenza. Ha un obiettivo che capiamo anche quando lo condanniamo. Sta dall’altra parte di una linea che sappiamo dove si trova. Lecter no. Non vuole niente di quello che vogliamo noi. Non ha paura di niente che temiamo noi. Non ha bisogno di niente che ci serve a noi. Sta fuori da qualsiasi categoria che abbiamo costruito per contenere le persone pericolose.
Babilonia: l’eterna promessa. 🏛️✨ La città sospesa tra mito antico e futuro ludico, dove il desiderio incontra il proibito. Credits: Concept iniziale di ChatGPT; evoluzione storica, pittorica e rendering finale a cura di Gemini.
Perché le cose proibite ci attraggono sempre?
Tieni in mente questa domanda. Ci torneremo alla fine. E quando lo faremo, avrai una risposta che non ti aspetti.
Per arrivarci dobbiamo cominciare dagli anni Ottanta. In quel periodo sentivo un’espressione che sembrava uscita da un libro di storia antica. Non si trovava in un documentario, ma nei telegiornali, pronunciata con la gravità di una condanna. La usava un uomo con una lunga barba bianca e l’indice alzato: l’Ayatollah Khomeini. Definiva l’America il Grande Satana. E i commentatori, per descrivere quel contrasto tra rigore teocratico e opulenza occidentale, evocavano spesso l’immagine della Nuova Babilonia.
Era un insulto. Almeno, era costruito per esserlo. Eppure io, e ogni ragazzo europeo della mia generazione, avevo nel cuore quegli americani. Pensavo alla liberazione dal nazifascismo, a Michael Jackson, a Madonna. Sognavo di scorrazzare con la macchina di Hazzard. Avevo davanti la faccia tumefatta di Rocky che urlava “Adrianaaaa”. Khomeini indicava un peccato. Noi vedevamo una promessa.
Ba-bi-lò-nia. Ho ancora quella parola nelle orecchie. Le due “b” sembrano archi, portali che si aprono uno dentro l’altro. La “l” scivola come l’acqua di un fiume tra sponde di pietra. La “nia” finale risuona come un’eco che si espande. Dentro quella parola c’era già una città. E dentro la città, una civiltà intera.
Pia Lanciotti, Ivana Chubuck (al centro) e Alvaro Moretti durante le foto di rito.
Ti addormenti mai davanti a un film considerato un capolavoro? Succede più spesso di quanto si dica, e puoi rilassarti: non è colpa tua.
Qualcosa nel nostro modo di guardare le storie si è inceppato. Ogni volta che scorri TikTok, ogni volta che passi da un video all’altro, ogni volta che abbandoni un film dopo dieci minuti, il cervello si abitua a ritmi sempre più veloci. La soglia di attenzione scivola verso il basso, la pazienza narrativa sparisce, la fame di stimoli cresce.
Le piattaforme lo sanno, e per questo stanno reinventando il cinema prima ancora che il regista dica «Azione». Gli algoritmi studiano quando distogli lo sguardo, quando perdi interesse, quando stai per saltare la scena. Decidono colori, tagli, tempi, movimenti. Perfino le micro-espressioni degli interpreti vengono modellate per trattenerti un istante in più.
L’IA non sta arrivando nel cinema: ci vive già. E sta riscrivendo le regole mentre nessuno guarda.
Ieri, 7 novembre 2025, l’attore è stato ricevuto da Leone XIV in Vaticano. Foto ufficiali, un rosario come dono. Quattro mesi prima, il 16 giugno, era toccato ad Al Pacino.
Due attori e un Papa americani. Tre incontri che sollevano una domanda semplice: perché?
Perché il ricco è sempre stronzo nelle storie? Attenzione, ti avverto, alla fine di questo articolo potresti cambiare idea sui ricchi.
Ci insegnano fin da piccoli che chi ha il potere è il cattivo. Ha cavalli, servi, oro e un unico scopo: rovinare la vita alla ragazza onesta o all’eroe di turno. E noi applaudiamo quando cade, perché nel copione il ricco deve pagare.
Ma che succede se quel ricco non è uno stronzo? Se non vuole prendere, ma capire? Se ama senza comprare? In queste righe smonteremo una leggenda popolare e un romanzo che tutti abbiamo studiato, scopriremo come la Bibbia, il cinema e i fumetti usano lo stesso schema, e infine lo ribalteremo. Perché la vera rivoluzione oggi non è abbattere il potere. È riscriverlo.
Nessun Papa ha amato e usato il cinema e il teatro come Francesco.
Non solo li ha seguiti da spettatore appassionato, ma li ha trasformati in strumenti vivi del suo pontificato. Non c’è altro pontefice che abbia dialogato con così tanti registi, attori, comici. Nessun altro è apparso in così tanti film e documentari da vivo, e nessun altro ha parlato così chiaramente della bellezza come via spirituale. Allora vale la prioprio la pena di parlare di Bergoglio e il cinema.
Questa è la prima volta che quel legame viene messo a fuoco in modo chiaro, diretto, e con uno sguardo ampio ma profondo. In queste righe ti racconto, senza fronzoli, come Francesco ha rivoluzionato il rapporto tra fede e arti sceniche.
Oggi, 13 Febbraio 2025, celebriamo due invenzioni che hanno cambiato per sempre il nostro modo di comunicare e sognare. La radio, che per la prima volta portò voci e notizie direttamente nelle nostre case, e il cinematografo, che ci regalò la magia del grande schermo. Nell’odierno episodio di Radio Terrazzo, podcast che riprendo apposta oggi, approfondiamo queste due ricorrenze straordinarie, esplorando il loro impatto culturale e raccontando qualche aneddoto che li collega.
Arthur Fleck (Joker) e Travis Bickle si sfidano in una New York notturna, simbolo di alienazione e caos. Un incontro immaginario tra due icone del cinema che esplorano la follia e la ribellione.” Credits immagine: Generata da Grok AI.
Cosa hanno in comune un reduce del Vietnam con una videocamera, un tassista solitario e un clown emarginato? In apparenza nulla, eppure Hi, Mom!, Taxi Driver e Joker svelano un sorprendente filo rosso tematico. Scoprire Hi, Mom!, una chicca del 1970 di Brian De Palma, è stato illuminante per me: un film poco conosciuto ma attuale in modo strarordinario, che esplora alienazione, voyeurismo e critica sociale. Questa rivelazione mi ha portato a collegarlo ai due capolavori successivi, ispirandomi a scrivere questo articolo che esplora la trilogia tematica che li lega.
“Attori bloccati dalla pressione della perfezione, simbolo della lotta interiore tra autenticità e aspettative irraggiungibili. La paura di sbagliare può paralizzare la creatività e fermare il progresso.” Crediti: Illustrazione realizzata da DALL-E
Ti stai ancora sforzando di essere geniale in scena?
Se sì, fermati. Che tu sia un attore o un’attrice, inseguire la genialità può bloccare il tuo vero potenziale. Prendendo ispirazione dalle parole di Seth Godin, ho adattato il suo concetto al mondo del cinema e del teatro. In questo post, esploreremo perché “ben interpretato” può essere la chiave del successo, mentre il mito della perfezione potrebbe frenarti.