Il bue della caverna e la lavagnetta di mio padre

“Ho paura del successo clamoroso.”

Tieni a mente questa frase. È la prima cosa vera che Giuseppe ha detto in questa intervista. Non la paura del fallimento, non la paura del giudizio — la paura opposta, quella di essere preso sul serio. Da lì in poi, per undici domande, siamo scesi insieme lungo una scala di gradini che portano a un posto che lui stesso, probabilmente, non sapeva di dover raggiungere.

Più sotto arriva un’immagine: un padre che torna dal lavoro in macchina e tira fuori una lavagnetta. Se arrivi fin lì avendo letto tutto, capisci qualcosa che nessun curriculum di Giuseppe Vitale avrebbe mai potuto raccontarti. Per questo conviene leggere nell’ordine, senza saltare.

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Perché abbiamo paura di godere?

Quando è stata l’ultima volta che hai goduto davvero?

Non parlo di sesso, ma di estasi. Viviamo un rapporto storto con il piacere. Lo guardiamo di nascosto, lo condanniamo in pubblico. Ci scandalizziamo per un capezzolo in tv e poi sogniamo di notte quello stesso corpo.

Ti do il benvenuto nella società più repressa e ossessionata della storia. Il sesso è ovunque, tranne nei nostri corpi. Parliamo di orgasmi come di obiettivi da curriculum, ma non ricordiamo più quando abbiamo provato davvero piacere. Il problema non è il sesso. È che non sappiamo più viverlo.


Ma questa è solo la prima parte del problema: il resto è una vera competizione.

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Quell’idiota di san Francesco e la sete di conoscenza

Hai mai conosciuto qualcuno così puro da sembrare stupido?

Francesco d’Assisi lo era davvero, e non per mancanza d’intelligenza. Aveva conosciuto il lusso del padre mercante, la vanità delle feste, la violenza delle guerre. Quando si spogliò nudo davanti al vescovo, non fu un gesto teatrale ma un atto radicale: tagliare via tutto ciò che lo teneva prigioniero. Dopo aver rinunciato a ogni ricchezza, intuì che anche il sapere poteva diventare una forma di potere. Per questo rifiutò libri, scuole e dispute, dicendo che al frate bastavano la tonaca e le mutande. Si definiva “idiota et simplex”: un analfabeta per scelta, un uomo che preferiva toccare la vita piuttosto che descriverla.

Non disprezzava la cultura, ma la guardava con sospetto. Aveva visto troppi uomini citare Dio come un argomento invece di respirarlo. Per lui conoscere significava vivere, non dimostrare. La sua povertà era un metodo: togliere finché non restava che l’essenziale, un cuore nudo davanti alla verità. Diffidava della logica perché sapeva che la mente può costruire prigioni dorate. Scelse invece l’ignoranza come libertà, la semplicità come forma suprema di intelligenza. Si sentiva un umile uomo, non quel santo che veneriamo.

Eppure, poco dopo la sua morte, i suoi stessi seguaci fecero il contrario: entrarono nelle università, studiarono Aristotele, crearono la logica moderna. Da quella “ignoranza sacra” nacque una nuova sete di conoscenza che avrebbe incendiato l’Europa, fino ad arrivare — secoli dopo — al Guglielmo da Baskerville di Umberto Eco. È lì, tra Francesco che rinuncia e i francescani che studiano, che comincia la nostra storia: la battaglia eterna tra chi teme il sapere e chi lo abbraccia come via per capire Dio e se stesso.

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Francesco, da santo a uomo

Lo veneriamo sugli altari per evitare di capirlo. Lo abbiamo ridotto a un santino con le pecorelle, gi uccelli perché fa “grazioso”, fa “buono”. Così evitiamo i dubbi e i tormenti che quest’uomo ha avuto. E ogni anno il 4 ottobre ognuno tira il suo saio dalla parte che gli fa più comodo. C’è chi lo brandisce come simbolo di pace o di ecologia, chi lo cita per convenienza politica.

Ma Francesco non era un’icona da usare: era un uomo in lotta con Dio e con la Chiesa. È questo che Alessandro Barbero, in San Francesco, fa emergere con precisione chirurgica — le contraddizioni, le omissioni, le biografie manipolate, la costruzione di un’immagine utile al potere.

Aldo Cazzullo, invece, con Francesco. Il primo italiano, lo risantifica per l’ennesima volta: il santo perfetto, l’italiano ideale, la pace fatta persona. È l’ennesimo trucco narrativo: toglie la polvere ma anche la verità. Io sto con Barbero, con chi riporta l’uomo al centro, non il mito.

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I 10 Borges più uno

Ti viene mai il sospetto di avere più di una personalità? Di non essere sempre la stessa persona? Forse ti accorgi che cambi a seconda delle circostanze o di chi hai davanti. Ma questo è solo l’inizio. Dentro di noi abita un intero condominio: voci che ci somigliano, altre che ci contraddicono, alcune che non conosciamo e che forse non conosceremo mai. L’idea di una personalità unica vacilla: siamo un albergo di ospiti che portano il nostro nome, e a volte soltanto quello.

Accorgersene non è un dramma, ma un sollievo: riduce incomprensioni, allontana stress, apre spiragli di gioco e di labirinto. È ciò che mi è accaduto leggendo El otro, brevissimo e densissimo racconto di Jorge Luis Borges. In esso compaiono due Borges. Io ne ho contati dieci. E qui voglio condurti a incontrarli, se hai voglia di seguirmi.

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10 cose che mi ha regalato l’estate del 2025

La vita ci regala doni che spesso non riconosciamo. Non parlo delle grandi fortune, ma di dettagli minuscoli che, se li osservi bene, cambiano il colore delle giornate. L’estate è il tempo perfetto per accorgersene: non tanto vacanze da cartolina, quanto segni quotidiani che illuminano ciò che di solito resta nell’ombra. Ho raccolto dieci frammenti della mia estate 2025: forse ti aiuteranno a riconoscere anche i tuoi.

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Il cigno nero che non ti aspetti (e che cambia tutto)

A volte basta un solo evento per ribaltare tutte le nostre certezze. Pensiamo che la vita sia governata da regole universali: tutte le amicizie finiscono, tutti gli amori si consumano, tutte le giornate si assomigliano. Ci aggrappiamo a queste frasi perché ci fanno sentire al sicuro, come se il mondo fosse prevedibile. Ma poi arriva l’eccezione: l’amico che non ti lascia, l’amore che dura, la giornata diversa che ti cambia per sempre.

È in quell’attimo che l’universale si incrina e si rivela fragile. In questo articolo partiremo da questa esperienza comune per viaggiare dal Medioevo fino a Taleb, passando per Popper e persino per Python, per capire perché le nostre certezze cadono sempre al primo cigno nero. E attenzione: non è sempre una catastrofe. Anzi, spesso sono proprio quei crolli a spalancarci le porte di nuove possibilità.

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Tre libri che mi hanno letto

Ci sono libri che scorri, sottolinei, chiudi e dimentichi. E poi ci sono quelli che non ti lasciano andare. Non puoi smettere di leggerli, perché sono loro a leggere te. Ti osservano, ti scrutano tra le righe, e quando arrivi all’ultima pagina… non sei più lo stesso.

Tre libri mi hanno fregato. Uno mi ha deriso. Uno mi ha smascherato. E uno mi ha costretto a fare una scelta. L’ultimo ha cambiato tutto.

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L’arte viaggiante di Leonardo Vitale

Autoritratto di Leonardo Vitale, aerografia su tela.

Alle strada si dedicò, diede se stesso e sulla strada si è conclusa, si può dire, la sua vicenda umana e artistica. L’11 ottobre del 2021, tre anni fa, moriva a Lecce Leonardo Vitale, mio padre, il madonnaro di Oria, in seguito ad un tentativo di rapina avvenuto una settimana prima, il 4 ottobre, nei pressi della stazione di Lecce. L’ho visto all’opera sia con i gessi sia con l’altro strumento che ha utilizzato nella sua carriera, l’aerografo. Oltre che nella vita familiare ho condiviso un bel pezzo del suo operato, interagendo e collaborando con lui per ricerche iconografiche, ideazioni di tematizzazioni per il mondo dei parchi di divertimento e per altro ancora. Oggi è il tempo di riflettere su alcuni tratti artistici che ne hanno contraddistinto la sua duplice attività.

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10 cose che mi ha regalato l’estate 2024

Un piccolo gioco di basket da tavolo, con una base in plastica verde e una cupola trasparente che racchiude un mini canestro bianco e una pallina arancione. Foto di Giuseppe Vitale.

Cosa rimarrà di questa estate oltre ai ricordi? Cosa porterai nel cuore? Cosa ti ha lasciato davvero questa stagione che finisce oggi, 21 settembre 2024, con l’inizio dell’autunno? Quali piccole sorprese hai incontrato in questi tre mesi appena trascorsi? Le cose più belle, dopotutto, sono spesso quelle inaspettate, vero? Voglio allora parlarti di 10 cose che mi ha regalato l’estate 2024, della mia eredità estiva, così magari ti verranno in mente quei momenti e quelle situazioni che ti hanno gratificato e riempito di gioia. E magari mi racconterai qualcosa nei commenti.

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