Quanto è faticoso a volte leggere un articolo o un libro, vero?
E scrivere è proprio dura, giusto? Perché non lasciarlo fare a una intelligenza artificiale al posto nostro? Ce ne sono alcune che ti riassumono tutto quello che vuoi e risparmi pure tempo, no? E in quanto a scrivere basta dire a ChatGPT, Gemini, Claude e altre di farlo al posto nostro. Chiedi, copi e incolli, ed è fatta. Vero?
Peccato che questa è la strada del declino cognitivo e del fallimento. Perché pensare le parole che leggiamo e scriviamo è il modo in cui costruiamo il nostro pensiero. Senza le parole il nostro cervello sparisce. E se leggi fino alla fine capirai, se ne hai ancora voglia, il perché.
La vita ci regala doni che spesso non riconosciamo. Non parlo delle grandi fortune, ma di dettagli minuscoli che, se li osservi bene, cambiano il colore delle giornate. L’estate è il tempo perfetto per accorgersene: non tanto vacanze da cartolina, quanto segni quotidiani che illuminano ciò che di solito resta nell’ombra. Ho raccolto dieci frammenti della mia estate 2025: forse ti aiuteranno a riconoscere anche i tuoi.
Ti capita mai di iniziare a studiare e di perderti tra le parole, i paragrafi, i testi, senza sapere da dove cominciare?
Se la risposta è sì sappi che spesso studiare sembra una corsa a ostacoli: mille pagine da leggere, concetti che sfuggono, tempo che sembra sempre insufficiente. Eccoti allora 7 azioni pratiche per studiare con successo passo-passo. Perché la verità è che la volontà si perde dopo poco. Ti manca, piuttosto, un metodo.
In questo articolo trovi appunto un metodo breve, chiaro ed efficace che puoi adottare già oggi per trasformare il tuo studio da caotico a ordinato. È una sintesi della mia guida completa in PDF, che posso inviarti gratis se prenoti una chiacchierata con me. Nessun impegno, solo un breve confronto utile. In questo articolo ti riassumo il lavoro che da diversi anni sto facendo con molti studenti come coach per l’apprendimento.
Se continueremo a chiamare “intelligenza” qualsiasi cosa che segue un comando in modo automatico, arriverà il giorno in cui dovrai inchinarti davanti allo sciacquone del bagno perché “decide” quanta acqua far scendere in base a ciò che trova nella tazza. Eppure, eccoti qui, a parlare di “intelligenza artificiale” come se fosse davvero una mente pensante, capace di ragionare, capire, decidere. Ma lo è davvero?
Spoiler: no. Ma aspetta, non fermarti qui. Hai tra le mani un’opportunità unica: ridefinire il modo in cui il mondo pensa alle IA. In questo articolo scoprirai perché “intelligenza artificiale” è la più grande trovata di marketing della storia, come siamo stati portati a credere che un algoritmo sia un’entità pensante e, soprattutto, come puoi contribuire a cambiarne il nome. Sei pronto a fare la storia? Continua a leggere e scegli il vero nome del futuro.
Chat GPT dal suo apparire ad oggi ha trovato fan e utilizzatori più o meno entusiasti ma anche degli oppositori, per varie ragioni. Per esempio alcune scuole ne vietano l’uso perché hanno il timore che gli alunni si limitino a copiare i testi che esso genera. Alcuni esperti stanno anche cercando di allarmare il mondo circa i pericoli insiti in questi sistemi, per Elon Musk addirittura superiori a quelli del pericolo nucleare. Altri mettono in guardia in proposito perché fare il copia e incolla delle sue risposte è tutt’altro che etico e pone dei problemi di copyright.
Quante cose hai lasciato a metà perché ne è arrivata una più bella?
Io ho la risposta pronta: quattro libri nel cassetto. Scritti a metà, mollati appena un dettaglio non mi convinceva e un’altra idea mi chiamava da un’altra stanza, più nuova, più facile da iniziare. Ci arrivo, a come ne sto uscendo. Ma prima ti dico da dove venivo.
Nel 2023 scrissi che ogni azienda doveva assumere un «AI Prompt Manager». Su quel mestiere avevo torto: oggi non esiste più. Ma in fondo a quell’articolo, senza saperlo, avevo lasciato una riga sopravvissuta a tutto. È l’unica cosa che conta davvero, e te la mostro alla fine.
Ti è mai capitato di firmare qualcosa che non avevi scritto tu?
Ci arrivo. Ma prima lascia che ti porti dentro un articolo che ho pubblicato tre anni fa e che oggi mi fa quasi vergogna. Alla fine capirai perché l’ho tenuto online invece di cancellarlo.
Nel gennaio del 2023 scrissi un pezzo entusiasta su dieci “segreti” di ChatGPT. Lo rileggo oggi come si rilegge una vecchia foto in cui hai un taglio di capelli che non rifaresti: tenero, e datato fino al midollo.
Avevo scoperto un giocattolo nuovo e lo raccontavo da bambino davanti alla vetrina. Ti svelavo che lo strumento aveva dei limiti buffi, che ogni tanto ti diceva troppe richieste in un’ora, che era gratis, che era “ancora agli inizi”. Tutte cose vere per qualche settimana. Poi il mondo ha accelerato, e quei segreti sono diventati quello che sono adesso: rumore.
Ecco la prima cosa che ho imparato. I segreti di uno strumento scadono. Le domande che ti pone, no.
Il giocattolo è cresciuto. E tu?
Da allora la macchina è cambiata di generazione più volte. Scrive meglio, ragiona di più, ricorda, dialoga per ore senza inciampare. Tutto quello che nel 2023 elencavo come sorprendente oggi è banale come il rubinetto che dà acqua calda.
Ma proprio perché lo strumento è diventato bravissimo, la questione interessante si è spostata. Non è più cosa sa fare l’intelligenza artificiale, perché sa fare quasi tutto. È cosa resta a te da fare, quando la macchina può fare la tua parte al posto tuo.
Su questo ho cambiato idea rispetto a tre anni fa. Non da tecnofobo pentito, ma da chi ci lavora ogni giorno, nei coaching e nella scrittura.
Se vuoi vedere da dove partivo, i due articoli del 2022 sono ancora qui: l’intervista a ChatGPT e come può aiutare attori e scrittori. Leggili come istantanee di come la vedevo all’inizio, non come istruzioni per l’oggi. Servono a misurare la distanza.
La studentessa che non capiva il proprio tema
Mi è rimasta impressa una scena. Una ragazza mi porta un tema perfetto, ordinato, ben scritto. Glielo commento e mi accorgo che non lo capisce. Non lo aveva scritto lei: lo aveva fatto scrivere. E il testo, pur corretto, le era estraneo come un abito preso in prestito.
Non l’ho giudicata. Ho riconosciuto una tentazione universale, la mia per prima: delegare la fatica sperando che con la fatica non se ne vada anche il pensiero. Ma il pensiero abita nella fatica. Se lasci fare tutto alla macchina, non ottieni un lavoro fatto: ottieni un lavoro a cui non sei stato.
È qui che il vecchio articolo mostrava tutta la sua ingenuità. Celebravo la comodità. Oggi celebro la comodità e diffido di ciò che mi fa risparmiare proprio lo sforzo che mi teneva vivo.
Ti riconosci in quella studentessa? Scrivimelo nei commenti: l’ultima volta che hai delegato qualcosa e poi non l’hai capita.
Umanoscritto, non ghostwriting
Ne ho scritto altrove, ma lo ripeto perché è il cuore di tutto. Non credo alla scrittura artificiale e non credo più nemmeno alla scrittura solo umana come feticcio. Credo all’umanoscritto: un’opera a doppia matrice, dove tu resti l’autore e la macchina è il torchio, non la mano.
La differenza è semplice e la misuro con una domanda. Alla fine, di quel testo, ci sei tu? Il tuo giudizio, la tua scelta, la tua responsabilità? Oppure hai solo premuto un pulsante e firmato?
Lo strumento non decide questo. Lo decidi tu, ogni volta.
I veri segreti non sono più tecnici
Se proprio devo lasciarti dei segreti, visto che il vecchio titolo prometteva quello, te li do aggiornati. E sono di un altro tipo.
Il primo è che la macchina ti restituisce la qualità delle tue domande. Chi pensa poco, chiede male, e ottiene risposte mediocri di cui si accontenta.
Il secondo è che la scorciatoia più pericolosa è quella che funziona. Un errore evidente lo correggi. Un testo mediocre ma decente lo pubblichi, e a furia di pubblicare cose decenti scritte da nessuno, diventi nessuno.
Il terzo è che l’unica parte non delegabile è quella per cui vali. Il resto affidalo pure. Ma sappi qual è, la tua, prima di regalarla.
Tre anni dopo
Non rinnego l’entusiasmo del 2023: senza quello non sarei arrivato fin qui. Ma l’entusiasmo, da solo, è un ottimo carburante e una pessima bussola.
Oggi lo strumento non ha più segreti per me. Ha una domanda, sempre la stessa, che mi fa ogni volta che apro una pagina bianca e sono tentato di farla riempire da lui: questa cosa vuoi averla scritta, o vuoi solo poterla mostrare?
Ecco perché non ho cancellato quell’articolo del 2023. Mi serve come la foto imbarazzante sul comodino: per ricordarmi da dove vengo, e per non firmare mai più qualcosa che non ho scritto.
Se queste riflessioni ti parlano, ci scrivo dentro ogni settimana nel Taccuino Vitale: iscriviti, è lì che il discorso continua. E se vuoi imparare a usare questi strumenti senza smettere di esserci, nella scrittura, nello studio o sulla scena, puoi prenotare una sessione gratuita con me.
Nel frattempo, dimmi: l’ultima cosa che hai scritto, l’hai scritta o l’hai fatta scrivere?
Immagine generata dall’app Text To Image in Canva con l’input “Conversazione con un’intelligenza artificiale”.
È da un bel po’ che per il mio lavoro utilizzo varie intelligenze artificiali per vari aspetti. Da qualche giorno, poi, sto conversando con ChatGPT il chatbot di OpenAI che ho già intervistato per parlare un po’ del suo utilizzo. In questa occasione voglio invece presentare qui una conversazione che ho avuto con lui sulla sua utilità per attori e scrittori e per dare l’idea del modo in cui io ci sto interagendo, cosa che, sono sicuro, staranno facendo in tanti in queste ore.