La vita ci regala doni che spesso non riconosciamo. Non parlo delle grandi fortune, ma di dettagli minuscoli che, se li osservi bene, cambiano il colore delle giornate. L’estate è il tempo perfetto per accorgersene: non tanto vacanze da cartolina, quanto segni quotidiani che illuminano ciò che di solito resta nell’ombra. Ho raccolto dieci frammenti della mia estate 2025: forse ti aiuteranno a riconoscere anche i tuoi.
I festival e gli eventi culturali sono diventati sfilate di celebrità. Sempre gli stessi nomi, sempre gli stessi volti: attori di successo, registi consacrati, musicisti già applauditi. Ogni anno la stessa passerella, la stessa retorica, lo stesso applauso garantito.
Ma l’arte non è fatta solo di chi ce l’ha fatta. L’arte vive perché migliaia di artisti anonimi rischiano, cadono, ricominciano, senza mai ricevere un invito né un grazie. Sono loro che tengono in piedi la baracca, mentre i festival si accontentano di celebrare chi è già celebrato.
È un paradosso feroce: la comunità respira grazie ai sacrifici dei non famosi, ma sceglie di dimenticarli. Nessuna targa, nessuna memoria, nessun palco. E allora la domanda è bruciante: quanto ancora possiamo tollerare festival che si auto-incensano e non restituiscono dignità a chi davvero alimenta la cultura?
C’è qualcuno che cerchi ancora, anche se non c’è più? Non per amore, non solo per affetto. Ma perché ti ha aperto mondi?
Quando vidi un uomo e una donna soli, capaci di incarnare tutti i ruoli e tutti i personaggi, e perfino di inventare lingue diverse, intravidil’apice del senso spettacolare. Non era solo teatro: era un universo che prendeva forma davanti ai miei occhi. Shakespeare mi sembrava lì, presente, eppure superato da una potenza che neppure il cinema hollywoodiano riusciva a darmi.
In quel momento capii che il teatro non è imitazione, ma creazione. Che un solo attore può contenere il mondo.
Ecco perché oggi scrivo: per raccontare perché continuo a cercare Dario e Franca, cosa ho trovato ieri al Circo Massimo e come questo bisogno di affabulazione riguarda ancora tutti noi.
Non è solo un ricordo, non è nostalgia. È una ricerca viva che ti riguarda da vicino: se resterai fino in fondo, scoprirai perché senza i giullari la nostra voce rischia di spegnersi.
Hai mai dato a qualcuno un tuo vecchio oggetto, all’improvviso diventato importante? Io l’ho sognato. Avevo una macchina da scrivere Brother, una di quelle elettroniche che si usavano negli anni ’90. Mio padre me l’ha chiesta. L’ho presa dal mobile in cui l’avevo lasciata, l’ho messa a posto un pochino perché era semi-rotta e abbandonata, l’ho accesa e mio padre era pronto sul tavolo a usarla. Quel che voleva scrivere non so, perché a quel punto mi sono svegliato. Nella realtà, quando era vivo, non mi ha mai chiesto una cosa del genere e mi chiedo, ora, perché mai io abbia fatto questo sogno.
A volte basta un solo evento per ribaltare tutte le nostre certezze. Pensiamo che la vita sia governata da regole universali: tutte le amicizie finiscono, tutti gli amori si consumano, tutte le giornate si assomigliano. Ci aggrappiamo a queste frasi perché ci fanno sentire al sicuro, come se il mondo fosse prevedibile. Ma poi arriva l’eccezione: l’amico che non ti lascia, l’amore che dura, la giornata diversa che ti cambia per sempre.
È in quell’attimo che l’universale si incrina e si rivela fragile. In questo articolo partiremo da questa esperienza comune per viaggiare dal Medioevo fino a Taleb, passando per Popper e persino per Python, per capire perché le nostre certezze cadono sempre al primo cigno nero. E attenzione: non è sempre una catastrofe. Anzi, spesso sono proprio quei crolli a spalancarci le porte di nuove possibilità.
Che noia dover colorare lo sfondo, ricordi? Da piccolo facevi dei disegni pieni di tanti colori ma poi al momento di riempire le zone di colore l’operazione si rivelava un po’ noiosa, soprattutto quando la superficie era grande, vero?
Di solito queste zone erano lasciate per ultime e spesso non completate. Specie quando erano tutte dello stesso colore, per esempio: azzurro come il cielo o verde come un prato. In effetti è un lavoro un po’ meccanico e ripetitivo, e quindi privo di stimoli.
Nelle botteghe d’arte di un tempo veniva lasciato agli allievi. Quando non si trattava della Vergine delle rocce o della Monna Lisa di Leonardo da Vinci altre mani se ne occupavano. In quei due casi lo sfondo era un capolavoro a sé che richiedeva molti passaggi, molte velature, sfumature, ecc.
Roma accoglie o sopporta gli stranieri? Questa è la domanda scomoda che pochi hanno il coraggio di affrontare. Accogliere è riconoscere, dialogare, costruire. Sopportare è tollerare a denti stretti, senza visione, fino all’esplosione. E Roma, oggi, sembra molto vicina a una deflagrazione sociale.
In questo articolo ti porto in un viaggio a otto tappe: niente teoria astratta, solo esperienza viva. Ti racconto cosa significa essere cosmopoliti, quando le culture si scontrano, e come si può evitare che le differenze diventino barriere. E soprattutto ti spiego perché posso permettermi di parlarne: perché l’ho vissuto sulla pelle, nelle relazioni, nel lutto. Alla fine, ti lascio un invito: costruire insieme uno spazio nuovo. Imperfetto, certo. Ma possibile. E nostro. Se vuoi ne possiamo parlare subito.
Perché il ricco è sempre stronzo nelle storie? Attenzione, ti avverto, alla fine di questo articolo potresti cambiare idea sui ricchi.
Ci insegnano fin da piccoli che chi ha il potere è il cattivo. Ha cavalli, servi, oro e un unico scopo: rovinare la vita alla ragazza onesta o all’eroe di turno. E noi applaudiamo quando cade, perché nel copione il ricco deve pagare.
Ma che succede se quel ricco non è uno stronzo? Se non vuole prendere, ma capire? Se ama senza comprare? In queste righe smonteremo una leggenda popolare e un romanzo che tutti abbiamo studiato, scopriremo come la Bibbia, il cinema e i fumetti usano lo stesso schema, e infine lo ribalteremo. Perché la vera rivoluzione oggi non è abbattere il potere. È riscriverlo.
Ti sei accorto che Roma è cambiata? Non nei monumenti, ma nel modo in cui il mondo la guarda. In pochi giorni, ha ospitato funerali simbolici, intronizzazioni, incontri segreti e processioni pubbliche. Il potere globale è tornato qui, in silenzio, ma con intenzione. Questo articolo racconta sette segni precisi di una trasformazione in atto. Ti invito a leggerli tutti: perché se Roma si risveglia davvero, allora qualcosa – nel potere, nella pace, nella visione – si sta già muovendo.
Sei con l’acqua alla gola… e hai deciso che era il momento giusto per fare tutto da soli?
Fermati. Respira. E leggi fino in fondo. Perché se in questo momento sei in affanno, in ritardo con lo studio, nel caos più totale e hai pensato che il coaching è una perdita di tempo… allora sei proprio la persona che deve leggere questo articolo. Ora. Subito.
Ogni riga che segue potrebbe evitarti settimane di fatica inutile, errori evitabili, frustrazione crescente. Non servono ore libere. Servono scelte giuste nel momento sbagliato. E questa, credimi, è una di quelle.