Il monitor della reception di un hotel di Roma con la diretta di Piazza San Pietro sul canale di Vatican Media: la piazza vuota, la basilica, l’obelisco e il colonnato, e sopra lo schermo un orologio a lancette che segna le sei e mezza. Foto di Giuseppe Vitale
Quando aspetti, dove guardi?
In una reception di Roma ho contato venti secondi. Un uomo con il trolley già in mano, fermo davanti a un monitor dove non stava succedendo niente. Alla fine di questo pezzo ti dico perché quei venti secondi valgono più di un’ora di fila al Colosseo, e perché Piazza San Pietro in diretta è l’unica immagine che il tempo non consuma.
È successo in questi giorni, agosto, all’ora in cui si consegnano le chiavi e si aspetta il taxi.
Che cosa è successo a Emanuela subito dopo che è stata vista per l’ultima volta?
Forse la verità non è nascosta nelle telefonate misteriose né nelle piste internazionali né nella lunga ombra dei depistaggi. Forse tutto comincia in un pomeriggio di giugno, quando una ragazza esce da scuola, parla di un piccolo lavoro e poi sparisce senza lasciare una scena di pericolo. È lì che bisogna tornare, a quelle prime ore che nessuno ha guardato con la cura che meritano.
Questo è il senso delle nuove indagini della procura che torna a indagare su una figura centrale, il cosiddetto “uomo Avon”, secondo l’identikit della persona che sarebbe stata vista parlare con Emanuela. Ho già affrontato una serie di narrazioni sul caso. E poi ho avuto uno scambio di commenti con Pino Nicotri, il giornalista che più di tutti ha capito che non si è trattato di rapimento, di recente ascoltato anche dalla commissione bicamerale che lavora sul caso. E qui voglio allora tornare al punto zero di questa storia, una volta sgomberato il campo da tanti, eccessivi depistaggi.
E se nel caso Orlandi, per quarant’anni, avessimo guardato il film sbagliato? È una domanda secca e inevitabile. E diventa ancora più scomoda quando si mettono a confronto due mondi: il thriller costruito dagli adulti e un semplice appunto scritto da una ragazza di quindici anni. “Il Montaggio delle Attrazioni” è il nome di un cineforum sulla Cassia che Emanuela Orlandi aveva annotato prima di sparire.
Nel mio articolo precedente ho raccontato come cinema, televisione e media abbiano progressivamente trasformato la sua storia in un racconto spettacolare. Questo nuovo pezzo ne è lo sviluppo naturale: un ritorno a ciò che Emanuela era davvero, fuori dal grande film che è stato montato attorno a lei.
Ieri, 7 novembre 2025, l’attore è stato ricevuto da Leone XIV in Vaticano. Foto ufficiali, un rosario come dono. Quattro mesi prima, il 16 giugno, era toccato ad Al Pacino.
Due attori e un Papa americani. Tre incontri che sollevano una domanda semplice: perché?
Ti sei accorto che Roma è cambiata? Non nei monumenti, ma nel modo in cui il mondo la guarda. In pochi giorni, ha ospitato funerali simbolici, intronizzazioni, incontri segreti e processioni pubbliche. Il potere globale è tornato qui, in silenzio, ma con intenzione. Questo articolo racconta sette segni precisi di una trasformazione in atto. Ti invito a leggerli tutti: perché se Roma si risveglia davvero, allora qualcosa – nel potere, nella pace, nella visione – si sta già muovendo.