Come vivere d’arte: la via dell’artista antifragile

Si può campare facendo l’artista?

Domanda semplice, brutale. La più antica di tutte. E anche la più urgente, oggi che tutto ti costringe a scegliere: o la sopravvivenza o la vocazione. Per anni mi ci sono aggrappato, come a una corda sfilacciata. Tra un turno di lavoro e un provino, tra un conto da pagare e un sogno da inseguire. Pensavo che l’artista vero dovesse vivere solo d’arte, che accettare un “lavoro normale” fosse un tradimento. Invece era solo ignoranza — economica, psicologica e perfino spirituale.

Ho scritto questo articolo per raccontare che sì, si può campare facendo l’artista. Ma solo se impari a non stare nel mezzo. Non parlo di compromessi o di realismo rassegnato, parlo di una strategia lucida, quasi spietata: il Barbell dell’artista. Una via che ti permette di vivere con stabilità e libertà creativa insieme. Di guadagnare mentre cresci, di non elemosinare più tempo o rispetto.

Voglio mostrarti come si costruisce davvero un artista antifragile: uno che non teme i lavori di mantenimento, che non si piega al disincanto, che trasforma ogni errore, ogni turno, ogni attesa in capitale creativo. Se resti fino alla fine, scoprirai che la risposta non è “sì” o “no”. È molto più interessante: si può campare facendo l’artista, ma solo se impari a usare la realtà come alleata.

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La noia di Angelina Mango l’avevo scritta io. Quasi.

Ti hanno mai rubato un’idea prima ancora di conoscerti? È un colpo strano. Ti senti insieme tradito e compreso, come se il mondo avesse ascoltato i tuoi pensieri in anticipo. È quello che mi è successo con La noia di Angelina Mango.

Nel 2022 avevo scritto un articolo intitolato La noia degli artisti. Dicevo che la noia è come una danza, il tempo sospeso in cui le cose si preparano. Due anni dopo, Angelina Mango porta la noia a Sanremo e ne fa una cumbia. Non la spiega. La balla. Quel vuoto diventa ritmo, festa, un modo per non farsi fermare. Io la scrivevo in silenzio. Lei la metteva in musica. Quando l’ho sentita, il primo pensiero è stato: mi ha copiato. Il secondo: impossibile. Il terzo: allora che cos’è successo davvero?

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La Giornata dell’Artista per dire grazie a tutti gli artisti

I festival e gli eventi culturali sono diventati sfilate di celebrità.
Sempre gli stessi nomi, sempre gli stessi volti: attori di successo, registi consacrati, musicisti già applauditi. Ogni anno la stessa passerella, la stessa retorica, lo stesso applauso garantito.

Ma l’arte non è fatta solo di chi ce l’ha fatta.
L’arte vive perché migliaia di artisti anonimi rischiano, cadono, ricominciano, senza mai ricevere un invito né un grazie. Sono loro che tengono in piedi la baracca, mentre i festival si accontentano di celebrare chi è già celebrato.

È un paradosso feroce: la comunità respira grazie ai sacrifici dei non famosi, ma sceglie di dimenticarli. Nessuna targa, nessuna memoria, nessun palco.
E allora la domanda è bruciante: quanto ancora possiamo tollerare festival che si auto-incensano e non restituiscono dignità a chi davvero alimenta la cultura?

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L’ingegneria dello sfondo nell’arte e nella vita

Che noia dover colorare lo sfondo, ricordi? Da piccolo facevi dei disegni pieni di tanti colori ma poi al momento di riempire le zone di colore l’operazione si rivelava un po’ noiosa, soprattutto quando la superficie era grande, vero?

Di solito queste zone erano lasciate per ultime e spesso non completate. Specie quando erano tutte dello stesso colore, per esempio: azzurro come il cielo o verde come un prato. In effetti è un lavoro un po’ meccanico e ripetitivo, e quindi privo di stimoli.

Nelle botteghe d’arte di un tempo veniva lasciato agli allievi. Quando non si trattava della Vergine delle rocce o della Monna Lisa di Leonardo da Vinci altre mani se ne occupavano. In quei due casi lo sfondo era un capolavoro a sé che richiedeva molti passaggi, molte velature, sfumature, ecc.

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La vita nuova tra luminarie e copeta

Tutto ha un inizio, un punto da cui qualcosa comincia. Una svolta a un incrocio, un improvviso apparire di una sagoma, una rondine che appare dopo i mesi invernali… La vita nuova di mio padre, e della famiglia in cui sono nato, iniziò un giorno che attraversai Porta degli Ebrei a Oria, da via Francesco Milizia verso via Giacinto D’Oria, dove abitavamo. Il mio papà salì i gradini di casa mentre io tornavo da scuola. In un’ora in cui doveva essere a lavoro, a Taranto. Hanno licenziato papà mi disse mia mamma appena misi piede in casa.

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Le 10 lezioni madonnare di Leonardo Vitale

Quarant’anni fa mio padre fece la sua più importante scelta di vita, dopo quella del matrimonio. Diventare madonnaro. In questi giorni a Oria, suo paese di adozione, ne viene ricordata la figura, a tre anni e sette mesi dalla sua scomparsa, attraverso il Primo Raduno di Primavera dei Madonnari il 3 e 4 maggio 2025, tra Piazza Donnolo e via Dragonetti Bonifacio, intitolato appunto a Leonardo Vitale. Luogo significativo, tra l’altro, perché costituisce una delle location da lui predilette durante le festività oritane.

Nel mio blog ho dedicato più di un articolo a lui. Infatti ho parlato della sua arte viaggiante, del libro che gli è stato dedicato, delle pietre d’inciampo, di alcune iniziative per ricordarlo. Per questa occasione mi sono venute in mente le dieci principali lezioni che mi ha trasmesso con la sua arte. E facendo un po’ il verso alle Lezioni Americane di Italo Calvino, voglio qui proporre le sue dieci lezioni madonnare.

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Storie e parole, tra poesia e algoritmi

Foto di Seej Nguyen: https://www.pexels.com/it-it/foto/microfono-a-condensatore-d-oro-vicino-al-computer-portatile-755416/

Cosa resta di una storia se nessuno la racconta più? E cosa succede quando la voce umana incontra il linguaggio degli algoritmi?

La poesia è suono, ritmo, memoria collettiva. È voce che attraversa il tempo e le generazioni. Ma in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, possiamo ancora parlare di poesia nel senso più puro?

Nell’ultimo episodio di Radio Terrazzo, abbiamo esplorato il legame tra la parola orale, la scrittura e il digitale, cercando di capire come l’arte possa evolversi senza perdere la sua essenza. Se vuoi scoprire come dialetti, poesia e tecnologia si intrecciano in un viaggio unico tra passato e futuro, continua a leggere e lasciati sorprendere.

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Dai manoscritti agli umanoscritti: un nuovo paradigma per la creatività

Immagine generata da Grok con prompt: Immagine di uno scrittore e di una intelligenza artificiale che scrivono insieme un romanzo in un caffé parigino con vista sulla Senna.

Come definiamo i testi di oggi? Scritti a mano? Non più da tempo. Scritti digitali? Anche questa categoria è ormai superata. E quindi? Siamo ormai nell’era degli “umanoscritti”, dove la creatività non è più del tutto umana né, d’altro canto, solo artificiale, ma il frutto di una fusione senza precedenti tra mente e macchina. Leggi tutto l’articolo per comprendere di cosa si tratta e come questo sta cambiando il concetto stesso di testo.

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L’arte viaggiante di Leonardo Vitale

Autoritratto di Leonardo Vitale, aerografia su tela.

Alle strada si dedicò, diede se stesso e sulla strada si è conclusa, si può dire, la sua vicenda umana e artistica. L’11 ottobre del 2021, tre anni fa, moriva a Lecce Leonardo Vitale, mio padre, il madonnaro di Oria, in seguito ad un tentativo di rapina avvenuto una settimana prima, il 4 ottobre, nei pressi della stazione di Lecce. L’ho visto all’opera sia con i gessi sia con l’altro strumento che ha utilizzato nella sua carriera, l’aerografo. Oltre che nella vita familiare ho condiviso un bel pezzo del suo operato, interagendo e collaborando con lui per ricerche iconografiche, ideazioni di tematizzazioni per il mondo dei parchi di divertimento e per altro ancora. Oggi è il tempo di riflettere su alcuni tratti artistici che ne hanno contraddistinto la sua duplice attività.

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