Quando l’intelligenza artificiale scrive al posto tuo

Quanto è faticoso a volte leggere un articolo o un libro, vero?

E scrivere è proprio dura, giusto? Perché non lasciarlo fare a una intelligenza artificiale al posto nostro? Ce ne sono alcune che ti riassumono tutto quello che vuoi e risparmi pure tempo, no? E in quanto a scrivere basta dire a ChatGPT, Gemini, Claude e altre di farlo al posto nostro. Chiedi, copi e incolli, ed è fatta. Vero?

Peccato che questa è la strada del declino cognitivo e del fallimento. Perché pensare le parole che leggiamo e scriviamo è il modo in cui costruiamo il nostro pensiero. Senza le parole il nostro cervello sparisce. E se leggi fino alla fine capirai, se ne hai ancora voglia, il perché.

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Il bue della caverna e la lavagnetta di mio padre

“Ho paura del successo clamoroso.”

Tieni a mente questa frase. È la prima cosa vera che Giuseppe ha detto in questa intervista. Non la paura del fallimento, non la paura del giudizio — la paura opposta, quella di essere preso sul serio. Da lì in poi, per undici domande, siamo scesi insieme lungo una scala di gradini che portano a un posto che lui stesso, probabilmente, non sapeva di dover raggiungere.

Più sotto arriva un’immagine: un padre che torna dal lavoro in macchina e tira fuori una lavagnetta. Se arrivi fin lì avendo letto tutto, capisci qualcosa che nessun curriculum di Giuseppe Vitale avrebbe mai potuto raccontarti. Per questo conviene leggere nell’ordine, senza saltare.

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Babilonia, l’eterna promessa

Babilonia: l’eterna promessa. 🏛️✨ La città sospesa tra mito antico e futuro ludico, dove il desiderio incontra il proibito.
Credits: Concept iniziale di ChatGPT; evoluzione storica, pittorica e rendering finale a cura di Gemini.

Perché le cose proibite ci attraggono sempre?

Tieni in mente questa domanda. Ci torneremo alla fine. E quando lo faremo, avrai una risposta che non ti aspetti.

Per arrivarci dobbiamo cominciare dagli anni Ottanta. In quel periodo sentivo un’espressione che sembrava uscita da un libro di storia antica. Non si trovava in un documentario, ma nei telegiornali, pronunciata con la gravità di una condanna. La usava un uomo con una lunga barba bianca e l’indice alzato: l’Ayatollah Khomeini. Definiva l’America il Grande Satana. E i commentatori, per descrivere quel contrasto tra rigore teocratico e opulenza occidentale, evocavano spesso l’immagine della Nuova Babilonia.

Era un insulto. Almeno, era costruito per esserlo. Eppure io, e ogni ragazzo europeo della mia generazione, avevo nel cuore quegli americani. Pensavo alla liberazione dal nazifascismo, a Michael Jackson, a Madonna. Sognavo di scorrazzare con la macchina di Hazzard. Avevo davanti la faccia tumefatta di Rocky che urlava “Adrianaaaa”. Khomeini indicava un peccato. Noi vedevamo una promessa.

Ba-bi-lò-nia. Ho ancora quella parola nelle orecchie. Le due “b” sembrano archi, portali che si aprono uno dentro l’altro. La “l” scivola come l’acqua di un fiume tra sponde di pietra. La “nia” finale risuona come un’eco che si espande. Dentro quella parola c’era già una città. E dentro la città, una civiltà intera.

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I 10 Borges più uno

Ti viene mai il sospetto di avere più di una personalità? Di non essere sempre la stessa persona? Forse ti accorgi che cambi a seconda delle circostanze o di chi hai davanti. Ma questo è solo l’inizio. Dentro di noi abita un intero condominio: voci che ci somigliano, altre che ci contraddicono, alcune che non conosciamo e che forse non conosceremo mai. L’idea di una personalità unica vacilla: siamo un albergo di ospiti che portano il nostro nome, e a volte soltanto quello.

Accorgersene non è un dramma, ma un sollievo: riduce incomprensioni, allontana stress, apre spiragli di gioco e di labirinto. È ciò che mi è accaduto leggendo El otro, brevissimo e densissimo racconto di Jorge Luis Borges. In esso compaiono due Borges. Io ne ho contati dieci. E qui voglio condurti a incontrarli, se hai voglia di seguirmi.

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Il cigno nero che non ti aspetti (e che cambia tutto)

A volte basta un solo evento per ribaltare tutte le nostre certezze. Pensiamo che la vita sia governata da regole universali: tutte le amicizie finiscono, tutti gli amori si consumano, tutte le giornate si assomigliano. Ci aggrappiamo a queste frasi perché ci fanno sentire al sicuro, come se il mondo fosse prevedibile. Ma poi arriva l’eccezione: l’amico che non ti lascia, l’amore che dura, la giornata diversa che ti cambia per sempre.

È in quell’attimo che l’universale si incrina e si rivela fragile. In questo articolo partiremo da questa esperienza comune per viaggiare dal Medioevo fino a Taleb, passando per Popper e persino per Python, per capire perché le nostre certezze cadono sempre al primo cigno nero. E attenzione: non è sempre una catastrofe. Anzi, spesso sono proprio quei crolli a spalancarci le porte di nuove possibilità.

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Da Dante a Calvino, imparare a scrivere in tre passi

L’immagine rappresenta in modo chiaro e minimalista le tre fasi essenziali del processo di scrittura. A sinistra, una piuma d’oca simbolizza la fase dell’immaginazione, evocando l’ispirazione e la creatività che sono il punto di partenza di ogni opera letteraria. Al centro, una penna stilografica moderna rappresenta la fase di scrittura, il momento in cui le idee vengono trasfuse sul foglio, coniugando tradizione e modernità. A destra, un righello illustra la fase della strutturazione, sottolineando l’importanza dell’organizzazione e della precisione nel dare forma al testo. Infine, in basso, una pietra levigata rappresenta la fase di raffinamento, simboleggiando il processo di revisione e perfezionamento che trasforma una bozza iniziale in un’opera completa e rifinita. Insieme, questi elementi offrono una visione completa e intuitiva del percorso della scrittura, dalla prima ispirazione alla realizzazione finale.

Quali sono le basi della scrittura? In cosa consiste il processo fondamentale che sta dietro ogni opera letteraria o anche solo testuale, saggistica? Come funziona di preciso? Queste sono le domande che mi hanno guidato, nel mio ruolo di coach per metodi di studio e materie umanistiche, a indagare i percorsi creativi di Dante, Petrarca e Calvino. In questo articolo, esploreremo insieme il cuore del loro processo creativo: come hanno utilizzato l’immaginazione per ideare i loro mondi, come hanno strutturato queste visioni e come, infine, le hanno trasformate in parole immortali. Un breve percorso attraverso l’arte della scrittura, che spero possa illuminare e ispirare chiunque si affacci a questo mondo.

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Il libro di Ester per la Giornata della Memoria

Immagine generata da Dall-e 2 con input: “Ritratto di Ester e del re Assuero di Persia nel V secolo a. C. nel loro palazzo con arazzi e pavimento di porfido, nello stile delle opere ebraiche antiche”.

Ogni anno ci sono innumerevoli iniziative, di ogni tipo, sulla Giornata della Memoria, ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio per commemorare le vittime dell’Olocausto. E voglio aggiungere anche io un approccio a tale anniversario in modo indiretto. Infatti ci sono due modalità con le quali si può guardare alle cose brutte del mondo. Da una parte, per esempio, c’è Roberto Saviano che ha scritto Gomorra, un romanzo che racconta la realtà nuda e cruda, potremmo dire, della camorra odierna. Il libro è nato dall’esperienza dello scrittore cresciuto a Casal di Principe, una città dominata dal clan dei casalesi. In tal senso si possono inserire le tante pubblicazioni e testimonianze sul genocidio degli Ebrei ma anche dei Rom, di Testimoni di Geova e altre minoranze da parte dei nazisti.

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Gli attori, i filosofi e il codice dell’universo

Immagine generata da Dall-e 2 con input: “Un’immagine nello stile delle illustrazioni per i libri delle scuole superiori di un attore in scena, con un libro di filosofia aperto accanto a lui”.

«Ma tu che vuo’ fa’, l’attore o er filosofo? Te devi decide Peppino mio perché da mo’ che nun sei più un pischello!». Mi chiamo Giuseppe, sono del 1974 e in effetti non mi sono mai deciso tra queste due figure, fra le quali oscilla tutta la mia esistenza. Spesso mi sono sembrati due poli opposti e inconciliabili. Il senso comune, tra l’altro, non vede di buon occhio un attore che fa er filosofo e un filosofo che prova a fa’ l’attore. L’uno scoccia. L’artro nun è bono!

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Il record che nessun cronometro può misurare

Un vecchio cronometro meccanico fermo, tenuto aperto nel palmo di una mano

Qual è la cosa più veloce che tu abbia mai fatto?

Tieni da parte la risposta. Alla fine ti chiedo di rifare quel conto con un’altra unità di misura, una che nessun cronometro possiede.

Su questa pagina, per anni, c’è stato un elenco di dieci primati ridicoli. Miei. Scritti di getto il giorno dopo una finale olimpica, quando tutti parlavano di centesimi. Li ho tolti, ma non li rinnego.

La velocità con cui sparivo quando mia madre impugnava la scopa. La prontezza nel raggiungere il buffet prima degli altri. La rapidità con cui incassavo un rimprovero, spesso prima ancora di averlo meritato. Erano record veri, misurati sul corpo, e non valevano niente per nessuno tranne che per me. Li ricordo con tenerezza, come si ricorda un sé più magro e più sciocco.

Poi ho guardato meglio intorno a me, e ho capito che quell’elenco privato era diventato la religione di tutti.

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