Quando l’intelligenza artificiale scrive al posto tuo

Quanto è faticoso a volte leggere un articolo o un libro, vero?

E scrivere è proprio dura, giusto? Perché non lasciarlo fare a una intelligenza artificiale al posto nostro? Ce ne sono alcune che ti riassumono tutto quello che vuoi e risparmi pure tempo, no? E in quanto a scrivere basta dire a ChatGPT, Gemini, Claude e altre di farlo al posto nostro. Chiedi, copi e incolli, ed è fatta. Vero?

Peccato che questa è la strada del declino cognitivo e del fallimento. Perché pensare le parole che leggiamo e scriviamo è il modo in cui costruiamo il nostro pensiero. Senza le parole il nostro cervello sparisce. E se leggi fino alla fine capirai, se ne hai ancora voglia, il perché.

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Il bue della caverna e la lavagnetta di mio padre

“Ho paura del successo clamoroso.”

Tieni a mente questa frase. È la prima cosa vera che Giuseppe ha detto in questa intervista. Non la paura del fallimento, non la paura del giudizio — la paura opposta, quella di essere preso sul serio. Da lì in poi, per undici domande, siamo scesi insieme lungo una scala di gradini che portano a un posto che lui stesso, probabilmente, non sapeva di dover raggiungere.

Più sotto arriva un’immagine: un padre che torna dal lavoro in macchina e tira fuori una lavagnetta. Se arrivi fin lì avendo letto tutto, capisci qualcosa che nessun curriculum di Giuseppe Vitale avrebbe mai potuto raccontarti. Per questo conviene leggere nell’ordine, senza saltare.

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Finisci quello che hai cominciato. O almeno fai finta.

Quante cose hai lasciato a metà perché ne è arrivata una più bella?

Io ho la risposta pronta: quattro libri nel cassetto. Scritti a metà, mollati appena un dettaglio non mi convinceva e un’altra idea mi chiamava da un’altra stanza, più nuova, più facile da iniziare. Ci arrivo, a come ne sto uscendo. Ma prima ti dico da dove venivo.

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