Gli attori, i filosofi e il codice dell’universo

Immagine generata da Dall-e 2 con input: “Un’immagine nello stile delle illustrazioni per i libri delle scuole superiori di un attore in scena, con un libro di filosofia aperto accanto a lui”.

«Ma tu che vuo’ fa’, l’attore o er filosofo? Te devi decide Peppino mio perché da mo’ che nun sei più un pischello!». Mi chiamo Giuseppe, sono del 1974 e in effetti non mi sono mai deciso tra queste due figure, fra le quali oscilla tutta la mia esistenza. Spesso mi sono sembrati due poli opposti e inconciliabili. Il senso comune, tra l’altro, non vede di buon occhio un attore che fa er filosofo e un filosofo che prova a fa’ l’attore. L’uno scoccia. L’artro nun è bono!

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Talento, servizio e Dharma

Immagine realizzata dall’app Text To Image in Canva con l’input “Talento e servizio agli altri”.

Il talento fiorisce solo quando lo si mette a disposizione, solo nel servizio agli altri. In questo consiste l’estasi dell’artista o di chiunque altro abbia un dono. Quest’ultimo, poi, porta all’abbondanza nel momento in cui ci si dedica alle necessità del prossimo. Perciò la domanda che un attore, un pittore, uno scrittore o qualunque altro talentuoso è: che cosa offrire agli altri? Non che cosa c’è per me in questa parte, in quante scene compaio o robe simili. Si tratta di un seme che deve morire per portare frutto, come ci ricordano i Vangeli. Deve essere cioè seminato e vale a dire affidato alla buona terra. In tal modo diventa fecondo e porta tanti bei frutti. La missione qui diventa dunque l’offerta di se stessi all’umanità. Compito da svolgere con entusiasmo, perché in questo si trova il proprio Dio.

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Il canto di Dio e gli alieni

Un uomo solo in piedi su una collina guarda il cielo stellato, il canto di Dio nello spazio aperto sopra di lui
Silhouette di un uomo in piedi sul dosso di una collina che guarda il cielo stellato, con la luce chiara dell’orizzonte alle sue spalle e una scia luminosa in alto. Foto di Joshua Earle su Unsplash

Ti è mai capitato, di notte, di alzare gli occhi al cielo e sentirti piccolo e solo?

Tienila da parte, quella sensazione. Alla fine capirai perché l’universo potrebbe essere il canto di Dio, e tu una delle sue note. Ma prima ti porto tra le stelle a contare l’energia delle civiltà in watt, e poi ti riporto giù con una parola ebraica di quasi cinquecento anni che ribalta tutto. Una cosa alla volta.

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Il record che nessun cronometro può misurare

Un vecchio cronometro meccanico fermo, tenuto aperto nel palmo di una mano

Qual è la cosa più veloce che tu abbia mai fatto?

Tieni da parte la risposta. Alla fine ti chiedo di rifare quel conto con un’altra unità di misura, una che nessun cronometro possiede.

Su questa pagina, per anni, c’è stato un elenco di dieci primati ridicoli. Miei. Scritti di getto il giorno dopo una finale olimpica, quando tutti parlavano di centesimi. Li ho tolti, ma non li rinnego.

La velocità con cui sparivo quando mia madre impugnava la scopa. La prontezza nel raggiungere il buffet prima degli altri. La rapidità con cui incassavo un rimprovero, spesso prima ancora di averlo meritato. Erano record veri, misurati sul corpo, e non valevano niente per nessuno tranne che per me. Li ricordo con tenerezza, come si ricorda un sé più magro e più sciocco.

Poi ho guardato meglio intorno a me, e ho capito che quell’elenco privato era diventato la religione di tutti.

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Il corpo tra il papa e la Carrà

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Photo by Zack Jarosz on Pexels.com

In queste settimane di luglio 2021 segnate dal caldo, dai vaccini, dalla variante Delta, dagli europei di calcio e dalle tumultuose vicende del mondo, mi ritrovo fastidi fisici che sembrano essersi presentati all’improvviso. Sarà forse il segno dell’avvicinarsi dei miei cinquant’anni? Magari, ma non perdiamoci in congetture.

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