L’Europa è molto più forte di quel che si dice

Perché pensiamo che l’Europa sia debole?

Te lo chiedo davvero, perché è una domanda che mi faccio da anni mentre ascolto sempre le stesse analisi. Lucio Caracciolo, Dario Fabbri, Marta Dassù, Nathalie Tocci: tutti descrivono un’Europa in crisi, incapace di parlare con una sola voce, subordinata agli Stati Uniti. Anche dall’altra parte dell’oceano, analisti come Max Bergmann o Gideon Rachman ripetono che l’Europa “non sa difendersi” e “ha perso fiducia in se stessa”. È una narrazione così consolidata che nessuno osa metterla in discussione. Ma se fosse tutta sbagliata? Se la debolezza che vediamo fosse in realtà la sua più grande forza?

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Il record che nessun cronometro può misurare

Un vecchio cronometro meccanico fermo, tenuto aperto nel palmo di una mano

Qual è la cosa più veloce che tu abbia mai fatto?

Tieni da parte la risposta. Alla fine ti chiedo di rifare quel conto con un’altra unità di misura, una che nessun cronometro possiede.

Su questa pagina, per anni, c’è stato un elenco di dieci primati ridicoli. Miei. Scritti di getto il giorno dopo una finale olimpica, quando tutti parlavano di centesimi. Li ho tolti, ma non li rinnego.

La velocità con cui sparivo quando mia madre impugnava la scopa. La prontezza nel raggiungere il buffet prima degli altri. La rapidità con cui incassavo un rimprovero, spesso prima ancora di averlo meritato. Erano record veri, misurati sul corpo, e non valevano niente per nessuno tranne che per me. Li ricordo con tenerezza, come si ricorda un sé più magro e più sciocco.

Poi ho guardato meglio intorno a me, e ho capito che quell’elenco privato era diventato la religione di tutti.

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