Il montaggio delle attrazioni nel Caso Orlandi

E se nel caso Orlandi, per quarant’anni, avessimo guardato il film sbagliato? È una domanda secca e inevitabile. E diventa ancora più scomoda quando si mettono a confronto due mondi: il thriller costruito dagli adulti e un semplice appunto scritto da una ragazza di quindici anni. “Il Montaggio delle Attrazioni” è il nome di un cineforum sulla Cassia che Emanuela Orlandi aveva annotato prima di sparire.

Nel mio articolo precedente ho raccontato come cinema, televisione e media abbiano progressivamente trasformato la sua storia in un racconto spettacolare. Questo nuovo pezzo ne è lo sviluppo naturale: un ritorno a ciò che Emanuela era davvero, fuori dal grande film che è stato montato attorno a lei.

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La Roma che sopravvive

Ma non ti rompi le palle a camminare per le solite strade di Roma, piene di turisti, souvenir fasulli e panini illustrati? C’è un serpentone ormai per tutta la città che, da dove passa, ha fatto scappare i romani, ha riempito le vie di tavolini, camerieri di ogni nazionalità, gelaterie, negozi di abbigliamento, di scarpe, di borse, di bottigliette d’acqua e ombrelli venduti alle prime avvisaglie di pioggia.

E i turisti tutti contenti affollano questi luoghi con l’aria del viaggio della loro vita, con gli occhi di chi ha sognato per anni di passeggiare in posti ormai cadaverici, morti, svuotati di ogni significato e senso. Seguimi e ti parlerò della Roma ancora viva.

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Come vivere d’arte: la via dell’artista antifragile

Si può campare facendo l’artista?

Domanda semplice, brutale. La più antica di tutte. E anche la più urgente, oggi che tutto ti costringe a scegliere: o la sopravvivenza o la vocazione. Per anni mi ci sono aggrappato, come a una corda sfilacciata. Tra un turno di lavoro e un provino, tra un conto da pagare e un sogno da inseguire. Pensavo che l’artista vero dovesse vivere solo d’arte, che accettare un “lavoro normale” fosse un tradimento. Invece era solo ignoranza — economica, psicologica e perfino spirituale.

Ho scritto questo articolo per raccontare che sì, si può campare facendo l’artista. Ma solo se impari a non stare nel mezzo. Non parlo di compromessi o di realismo rassegnato, parlo di una strategia lucida, quasi spietata: il Barbell dell’artista. Una via che ti permette di vivere con stabilità e libertà creativa insieme. Di guadagnare mentre cresci, di non elemosinare più tempo o rispetto.

Voglio mostrarti come si costruisce davvero un artista antifragile: uno che non teme i lavori di mantenimento, che non si piega al disincanto, che trasforma ogni errore, ogni turno, ogni attesa in capitale creativo. Se resti fino alla fine, scoprirai che la risposta non è “sì” o “no”. È molto più interessante: si può campare facendo l’artista, ma solo se impari a usare la realtà come alleata.

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Roma Barocca e Maconda

Il respiro del marmo. Roma guarda, ma non parla.

Roma ti ha mai guardato negli occhi?

Non di giorno, no. Di notte.

Quando i sampietrini brillano come squame di pesce sotto la luna e dalle finestre chiuse sembra uscire il respiro di chi non c’è più. Quando ogni palazzo diventa un corpo che ricorda, e tu, che cammini solo, senti che qualcuno ti segue — ma è solo il tuo secolo che si è perso per strada.

Quello che stai per leggere non è solo un itinerario. È un patto.

Sette tappe. Sette segreti. Se arrivi fino in fondo, scoprirai dove Scipione Borghese nascose il cuore pulsante della sua Roma barocca — e dove ancora oggi, tra l’ombra e la pietra, quel cuore batte.

Ma devi camminare con me. Tappa per tappa. Senza saltare. Per ogni luogo trovi il link a Google Maps. Cliccaci sopra e segui il percorso così come lo descrivo nell’articolo.

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Hollywood in Vaticano: cosa cercano De Niro e Al Pacino

Che ci fa Robert De Niro davanti al Papa?

Ieri, 7 novembre 2025, l’attore è stato ricevuto da Leone XIV in Vaticano. Foto ufficiali, un rosario come dono. Quattro mesi prima, il 16 giugno, era toccato ad Al Pacino.

Due attori e un Papa americani. Tre incontri che sollevano una domanda semplice: perché?

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7 cose da imparare dal crollo della Torre dei Conti

Ma come è possibile che crolli una torre antica, così?

Una torre che ha attraversato otto secoli di guerre, scosse e restauri, e cade ora — in pieno centro di Roma, nel 2025.

La mattina del 3 novembre, un collega mi dice: «Hai visto che c’è stato un crollo qui vicino?» Più tardi, all’hotel in via Cavour, arrivano due turisti argentini. Hanno appena visto la polvere. «¿Se derrumbó algo?» — È crollato qualcosa? — mi chiedono. «Sí, una torre», rispondo.

Il giorno dopo scopro che non è solo una torre a essere caduta. È morto Octay Stroici, 66 anni, l’ultimo dei quattro operai coinvolti. Era lì dopo il primo cedimento. Poi è arrivato il secondo.

Oggi, 4 novembre, provo a capire. Non per trovare un colpevole — questo in Italia lo facciamo fin troppo bene — ma per capire dove si è interrotto il dialogo tra chi costruisce, chi vigila e chi decide. Perché il problema non è il singolo errore, ma il vuoto di coordinamento, la somma di frammenti che non si parlano. Eppure, a Roma, un tempo era proprio la collaborazione a tenere in piedi le pietre.

Ecco sette cose che ho imparato guardando la polvere di una torre medievale. Puoi leggerle in ordine o saltare. Ma se resti fino alla fine, ti chiederò una cosa semplice.

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Chi giudica Trump lo rafforza e ripete un errore storico

Più lo condannano, più diventa forte. Donald Trump non cresce nonostante l’odio: cresce grazie all’odio. Ogni volta che un attore lo insulta, che un politico lo chiama “minaccia”, che un giornalista lo descrive come un disastro morale, la sua figura si ingrandisce.

Non è magia, è meccanismo. Ogni giudizio morale finisce per rafforzarlo, perché chi lo giudica non condanna solo lui: condanna anche chi lo segue. E chi si sente giudicato non cambia, si chiude.

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Perché abbiamo paura di godere?

Quando è stata l’ultima volta che hai goduto davvero?

Non parlo di sesso, ma di estasi. Viviamo un rapporto storto con il piacere. Lo guardiamo di nascosto, lo condanniamo in pubblico. Ci scandalizziamo per un capezzolo in tv e poi sogniamo di notte quello stesso corpo.

Ti do il benvenuto nella società più repressa e ossessionata della storia. Il sesso è ovunque, tranne nei nostri corpi. Parliamo di orgasmi come di obiettivi da curriculum, ma non ricordiamo più quando abbiamo provato davvero piacere. Il problema non è il sesso. È che non sappiamo più viverlo.


Ma questa è solo la prima parte del problema: il resto è una vera competizione.

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L’Europa è molto più forte di quel che si dice

Perché pensiamo che l’Europa sia debole?

Te lo chiedo davvero, perché è una domanda che mi faccio da anni mentre ascolto sempre le stesse analisi. Lucio Caracciolo, Dario Fabbri, Marta Dassù, Nathalie Tocci: tutti descrivono un’Europa in crisi, incapace di parlare con una sola voce, subordinata agli Stati Uniti. Anche dall’altra parte dell’oceano, analisti come Max Bergmann o Gideon Rachman ripetono che l’Europa “non sa difendersi” e “ha perso fiducia in se stessa”. È una narrazione così consolidata che nessuno osa metterla in discussione. Ma se fosse tutta sbagliata? Se la debolezza che vediamo fosse in realtà la sua più grande forza?

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La noia di Angelina Mango l’avevo scritta io. Quasi.

Ti hanno mai rubato un’idea prima ancora di conoscerti? È un colpo strano. Ti senti insieme tradito e compreso, come se il mondo avesse ascoltato i tuoi pensieri in anticipo. È quello che mi è successo con La noia di Angelina Mango.

Nel 2022 avevo scritto un articolo intitolato La noia degli artisti. Dicevo che la noia è come una danza, il tempo sospeso in cui le cose si preparano. Due anni dopo, Angelina Mango porta la noia a Sanremo e ne fa una cumbia. Non la spiega. La balla. Quel vuoto diventa ritmo, festa, un modo per non farsi fermare. Io la scrivevo in silenzio. Lei la metteva in musica. Quando l’ho sentita, il primo pensiero è stato: mi ha copiato. Il secondo: impossibile. Il terzo: allora che cos’è successo davvero?

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