Ma che cazzo è ‘st’Occidente, e perché dicheno che more?

Affresco dei Carracci: Romolo guida un aratro tirato da un toro e da una vacca e traccia il solco che segna il confine di Roma
Romolo spinge l’aratro dietro un toro e una vacca e incide nella terra il confine della città che ancora non c’è. Agostino, Annibale e Ludovico Carracci, Storie della fondazione di Roma, Palazzo Magnani, Bologna, 1590-92. Pubblico dominio, Wikimedia Commons

Ogni tanto pure tu senti dì che l’Occidente è morto. Poraccio, pensi, anche se nun l’hai mai conosciuto. Ma la cosa strana è che lo ripeteno de continuo, e alla fine te scappa: ma quante vorte more questo, aò?

A scola t’aveveno spiegato, più o meno, che a est c’è l’Oriente e a ovest l’Occidente. Chi so’ ‘sti due, però, nun l’hai mai capito. Nun ce fai la spesa e nun ce paghi le bollette. Ognuno p’a strada sua.

Poi esci de casa, specie a Roma, e de Oriente ne trovi a ogni angolo. Cinesi, coreani, bangladini, pakistani, er minimarket sotto casa, er banco d’a frutta ar mercato. E pensi: nun so che è ‘st’Oriente, ma sta qua. E noi saressimo l’Occidente, quello morto. Morto de che? Quelli che scriveno li libbri te danno la lista: le culle vote e la gente che ariva da fori.

Io, pe’ dì, stasera tornavo a casa co’ la metro, e du’ o tre regazzini hanno zompato er tornello pe’ nun pagà. Tiettela a mente, ‘sta scena. Alla fine te faccio vedé che c’entra co’ Romolo.

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La dura vita e l’onore di Charny

Armatura in penombra con l’elmo chiuso e la visiera a fessure, immagine per l’articolo su Geoffroi de Charny
Elmo chiuso e spalliera di un’armatura illuminati di lato nel buio, con l’asta di una lancia sulla destra. Foto di Natasa Grabovac su Unsplash

Quando è stata l’ultima volta che hai avuto freddo per il tuo lavoro?

Tieni da parte la risposta. Un uomo di nome Geoffroi de Charny ha scritto il manuale di questo mestiere nel Trecento, e alla fine ti dico l’unica cosa su cui, in tutta la vita, ha taciuto.

Domenica 6 settembre, ad Arezzo, in Piazza Grande, i quattro quartieri corrono la Giostra del Saracino. È la giostra di settembre, quella che pesa, e ci arrivano cavalli veri, lance vere e una città intera in piedi. Charny quella cosa lì l’avrebbe messa all’ultimo posto.

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L’attore e il teologo fanno lo stesso mestiere

Sala dorata di un teatro barocco con volte dipinte e lampadari accesi, il luogo dove attore e teologo si somigliano
Interno dorato di una sala barocca: volte dipinte, colonne scanalate e lampadari a candele accesi. Foto di William Dmytrow su Unsplash

Ti hanno mai chiesto di piangere a comando?

Non in scena. A un funerale che non ti toccava, davanti a un obiettivo, in una stanza piena di gente che si aspettava una faccia che tu non avevi. Sai già com’è andata. Hai fatto la faccia. Sotto non c’era niente, e per un secondo hai avuto paura che si vedesse.

Alla fine di questo articolo ti dico chi ha risolto quel problema per primo, e non era un attore. Intanto tieni una parola: persona. Oggi la usiamo per dire quello che uno è davvero. In latino voleva dire un’altra cosa: la maschera di legno che l’attore si metteva sulla faccia. Chi l’ha portata via dal teatro non lo ha fatto per parlare di teatro. Gli serviva per dire chi è Dio. Tienila lì, quella parola. Ci torniamo alla fine.

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Il santo che perseguitò il teatro

La sommità del palazzo del Sedile a Oria con le statue di San Barsanofio e Carlo Borromeo ai lati dell'orologio
Le due statue in cima al palazzo del Sedile a Oria, ai lati del campanile a vela con la campana e l’orologio; più sotto lo stemma cittadino consumato dal tempo. Foto di Giuseppe Vitale

Pensa a chi ti ha ostacolato di più.

Non ti aveva capito? O ti aveva capito troppo bene?

Ci arrivo. Ma prima devo portarti sotto un palazzo del mio paese che ho guardato mille volte. E l’ho pure fotografato: l’immagine qui sopra è mia. A destra c’è la statua di Carlo Borromeo, un santo che per vent’anni ha provato a cancellare il mestiere che faccio io. Alla fine di questo articolo saprai perché questo personaggio è il complimento più grande mai fatto a un attore.

O almeno penso. Da un anno vivo a Roma, città che tra poco rientrerà in questo articolo, tra l’altro. Ma spesso il mio pensiero torna ai tesori di quella città che tra una pausa e l’altra, durata a volte anni, mi ha visto tra le sue strade da quando sono nato. E tra di essi c’è lui.

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Il punto zero del Caso Orlandi

Che cosa è successo a Emanuela subito dopo che è stata vista per l’ultima volta?

Forse la verità non è nascosta nelle telefonate misteriose né nelle piste internazionali né nella lunga ombra dei depistaggi. Forse tutto comincia in un pomeriggio di giugno, quando una ragazza esce da scuola, parla di un piccolo lavoro e poi sparisce senza lasciare una scena di pericolo. È lì che bisogna tornare, a quelle prime ore che nessuno ha guardato con la cura che meritano.

Questo è il senso delle nuove indagini della procura che torna a indagare su una figura centrale, il cosiddetto “uomo Avon”, secondo l’identikit della persona che sarebbe stata vista parlare con Emanuela. Ho già affrontato una serie di narrazioni sul caso. E poi ho avuto uno scambio di commenti con Pino Nicotri, il giornalista che più di tutti ha capito che non si è trattato di rapimento, di recente ascoltato anche dalla commissione bicamerale che lavora sul caso. E qui voglio allora tornare al punto zero di questa storia, una volta sgomberato il campo da tanti, eccessivi depistaggi.

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Il montaggio delle attrazioni nel Caso Orlandi

E se nel caso Orlandi, per quarant’anni, avessimo guardato il film sbagliato? È una domanda secca e inevitabile. E diventa ancora più scomoda quando si mettono a confronto due mondi: il thriller costruito dagli adulti e un semplice appunto scritto da una ragazza di quindici anni. “Il Montaggio delle Attrazioni” è il nome di un cineforum sulla Cassia che Emanuela Orlandi aveva annotato prima di sparire.

Nel mio articolo precedente ho raccontato come cinema, televisione e media abbiano progressivamente trasformato la sua storia in un racconto spettacolare. Questo nuovo pezzo ne è lo sviluppo naturale: un ritorno a ciò che Emanuela era davvero, fuori dal grande film che è stato montato attorno a lei.

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Se Alessandro Magno fosse vivo oggi sarebbe Dwayne Johnson, “The Rock”

Chi potrebbe essere Alessandro Magno se vivesse oggi? E se l’eroe più grande della storia antica avesse una controparte contemporanea? Immagina un personaggio capace di conquistare milioni di cuori con un sorriso e una battuta, anziché con una spada. Alessandro Magno, il re che ha esteso il suo impero dall’Europa all’Asia, è stato uno dei più grandi leader di tutti i tempi. Oggi, Dwayne “The Rock” Johnson, con il suo carisma travolgente e la sua forza inarrestabile, domina Hollywood e i social media. Se Alessandro fosse tra noi, potrebbe essere proprio The Rock, pronto a conquistare il mondo in un modo del tutto nuovo.

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Il 2023 tra storia, cinema e grandi cambiamenti

Foto di NEOSiAM 2024+.

Come ha influenzato la tua vita il tumultuoso 2023? In un anno segnato da eventi globali di portata storica, dalla crisi climatica ai conflitti internazionali, fino alle rivoluzioni tecnologiche e ai successi cinematografici, ciascuno di noi ha vissuto momenti unici e trasformativi. In questo articolo esploro come questi eventi abbiano toccato non solo la sfera globale ma anche quella personale, invitandoti a riflettere sulla loro influenza nella tua vita quotidiana e nel mondo dell’arte e della cultura.

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Perché e come passare alla storia

Foto di Engin Akyurt.

«Io mi domando un domani, mentre il mio lavoro è documentato, dalla televisione, dal cinema, dal teatro … in letteratura che resterà di te Bonino… Cosa resta in nome del Signore? … Bisogna farle le cose, io le ho fatte, sono documentate. Cosa hanno fatto questi signori?» chiede dal minuto 43 Carmelo Bene nella puntata di Mixer Cultura del 15 Febbraio 1988 a proposito dei critici. Lui si definiva un classico vivente. Aveva capito che sarebbe passato alla storia e che dopo la sua morte si sarebbe parlato di lui a lungo, cosa che sta avvenendo.

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Il caso Orlandi tra cinema e televisione

Oggi, 22 giugno 2023, ci troviamo a quarant’anni esatti da una delle sparizioni più misteriose della nostra storia. Tuttavia, al di là del dolore e dell’attesa che la famiglia Orlandi ha vissuto in questi anni, c’è un aspetto che merita particolare attenzione: la narrazione che ha circondato questo caso. Dagli scintillanti riflettori dei media alle produzioni cinematografiche che hanno cercato di dare voce alla sua storia, l’immagine di Emanuela Orlandi è stata plasmata e reinterpretata in modi sorprendenti. In questo articolo, esploreremo in breve le molteplici sfaccettature di questa narrazione e ci interrogheremo su alcuni importanti aspetti che essa comporta.

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