Mantenere le promesse: la differenza tra successo e fallimento

Immagine generata da Dall-e 2: “Un ritratto di George Whashington che giura sulla Bibbia nello stile dei murales”.

Nel marketing, nella politica e nell’amore, devi fare solo una cosa: promettere ciò che puoi mantenere. Tutto il resto è inganno e dura poco. Il tuo focus dovrebbe essere sulla promessa che puoi mantenere e dovresti prendertene cura come se l’avessi fatta a tuo figlio. Ciò ti aiuterà a raggiungere il tuo obiettivo. La promessa che fai va oltre te stesso e influisce sul tuo futuro. Il tuo impegno quotidiano è ciò che le persone vedono. Evita chiacchiere e spettacoli appariscenti. Concentrati sulle tue azioni e sul loro impatto sul mondo e sugli altri. Puoi anche usare i feedback degli altri per adattare il tuo approccio, ma tieni sempre la tua promessa in mente e nel cuore per guidarti.

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Gli attori, i filosofi e il codice dell’universo

Immagine generata da Dall-e 2 con input: “Un’immagine nello stile delle illustrazioni per i libri delle scuole superiori di un attore in scena, con un libro di filosofia aperto accanto a lui”.

«Ma tu che vuo’ fa’, l’attore o er filosofo? Te devi decide Peppino mio perché da mo’ che nun sei più un pischello!». Mi chiamo Giuseppe, sono del 1974 e in effetti non mi sono mai deciso tra queste due figure, fra le quali oscilla tutta la mia esistenza. Spesso mi sono sembrati due poli opposti e inconciliabili. Il senso comune, tra l’altro, non vede di buon occhio un attore che fa er filosofo e un filosofo che prova a fa’ l’attore. L’uno scoccia. L’artro nun è bono!

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Il lavoro dei sogni del 2023 è già morto. Una frase, no.

Il guardano obsoleto.

Nel 2023 scrissi che ogni azienda doveva assumere un «AI Prompt Manager». Su quel mestiere avevo torto: oggi non esiste più. Ma in fondo a quell’articolo, senza saperlo, avevo lasciato una riga sopravvissuta a tutto. È l’unica cosa che conta davvero, e te la mostro alla fine.

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ChatGPT non ha più segreti. Ha una domanda.

Una mano scrive con una penna stilografica e dal pennino si diramano circuiti luminosi azzurri

Ti è mai capitato di firmare qualcosa che non avevi scritto tu?

Ci arrivo. Ma prima lascia che ti porti dentro un articolo che ho pubblicato tre anni fa e che oggi mi fa quasi vergogna. Alla fine capirai perché l’ho tenuto online invece di cancellarlo.

Nel gennaio del 2023 scrissi un pezzo entusiasta su dieci “segreti” di ChatGPT. Lo rileggo oggi come si rilegge una vecchia foto in cui hai un taglio di capelli che non rifaresti: tenero, e datato fino al midollo.

Avevo scoperto un giocattolo nuovo e lo raccontavo da bambino davanti alla vetrina. Ti svelavo che lo strumento aveva dei limiti buffi, che ogni tanto ti diceva troppe richieste in un’ora, che era gratis, che era “ancora agli inizi”. Tutte cose vere per qualche settimana. Poi il mondo ha accelerato, e quei segreti sono diventati quello che sono adesso: rumore.

Ecco la prima cosa che ho imparato. I segreti di uno strumento scadono. Le domande che ti pone, no.

Il giocattolo è cresciuto. E tu?

Da allora la macchina è cambiata di generazione più volte. Scrive meglio, ragiona di più, ricorda, dialoga per ore senza inciampare. Tutto quello che nel 2023 elencavo come sorprendente oggi è banale come il rubinetto che dà acqua calda.

Ma proprio perché lo strumento è diventato bravissimo, la questione interessante si è spostata. Non è più cosa sa fare l’intelligenza artificiale, perché sa fare quasi tutto. È cosa resta a te da fare, quando la macchina può fare la tua parte al posto tuo.

Su questo ho cambiato idea rispetto a tre anni fa. Non da tecnofobo pentito, ma da chi ci lavora ogni giorno, nei coaching e nella scrittura.

Se vuoi vedere da dove partivo, i due articoli del 2022 sono ancora qui: l’intervista a ChatGPT e come può aiutare attori e scrittori. Leggili come istantanee di come la vedevo all’inizio, non come istruzioni per l’oggi. Servono a misurare la distanza.

La studentessa che non capiva il proprio tema

Mi è rimasta impressa una scena. Una ragazza mi porta un tema perfetto, ordinato, ben scritto. Glielo commento e mi accorgo che non lo capisce. Non lo aveva scritto lei: lo aveva fatto scrivere. E il testo, pur corretto, le era estraneo come un abito preso in prestito.

Non l’ho giudicata. Ho riconosciuto una tentazione universale, la mia per prima: delegare la fatica sperando che con la fatica non se ne vada anche il pensiero. Ma il pensiero abita nella fatica. Se lasci fare tutto alla macchina, non ottieni un lavoro fatto: ottieni un lavoro a cui non sei stato.

È qui che il vecchio articolo mostrava tutta la sua ingenuità. Celebravo la comodità. Oggi celebro la comodità e diffido di ciò che mi fa risparmiare proprio lo sforzo che mi teneva vivo.

Ti riconosci in quella studentessa? Scrivimelo nei commenti: l’ultima volta che hai delegato qualcosa e poi non l’hai capita.

Umanoscritto, non ghostwriting

Ne ho scritto altrove, ma lo ripeto perché è il cuore di tutto. Non credo alla scrittura artificiale e non credo più nemmeno alla scrittura solo umana come feticcio. Credo all’umanoscritto: un’opera a doppia matrice, dove tu resti l’autore e la macchina è il torchio, non la mano.

La differenza è semplice e la misuro con una domanda. Alla fine, di quel testo, ci sei tu? Il tuo giudizio, la tua scelta, la tua responsabilità? Oppure hai solo premuto un pulsante e firmato?

Lo strumento non decide questo. Lo decidi tu, ogni volta.

I veri segreti non sono più tecnici

Se proprio devo lasciarti dei segreti, visto che il vecchio titolo prometteva quello, te li do aggiornati. E sono di un altro tipo.

Il primo è che la macchina ti restituisce la qualità delle tue domande. Chi pensa poco, chiede male, e ottiene risposte mediocri di cui si accontenta.

Il secondo è che la scorciatoia più pericolosa è quella che funziona. Un errore evidente lo correggi. Un testo mediocre ma decente lo pubblichi, e a furia di pubblicare cose decenti scritte da nessuno, diventi nessuno.

Il terzo è che l’unica parte non delegabile è quella per cui vali. Il resto affidalo pure. Ma sappi qual è, la tua, prima di regalarla.

Tre anni dopo

Non rinnego l’entusiasmo del 2023: senza quello non sarei arrivato fin qui. Ma l’entusiasmo, da solo, è un ottimo carburante e una pessima bussola.

Oggi lo strumento non ha più segreti per me. Ha una domanda, sempre la stessa, che mi fa ogni volta che apro una pagina bianca e sono tentato di farla riempire da lui: questa cosa vuoi averla scritta, o vuoi solo poterla mostrare?

Ecco perché non ho cancellato quell’articolo del 2023. Mi serve come la foto imbarazzante sul comodino: per ricordarmi da dove vengo, e per non firmare mai più qualcosa che non ho scritto.

Se queste riflessioni ti parlano, ci scrivo dentro ogni settimana nel Taccuino Vitale: iscriviti, è lì che il discorso continua. E se vuoi imparare a usare questi strumenti senza smettere di esserci, nella scrittura, nello studio o sulla scena, puoi prenotare una sessione gratuita con me.

Nel frattempo, dimmi: l’ultima cosa che hai scritto, l’hai scritta o l’hai fatta scrivere?

Dal palco allo schermo: le opere teatrali più famose trasformate in film

Immagine generata da Dall-e 2 con input: “L’immagine ritrae una scena di un film tratto da un’opera teatrale, con attori impegnati in un’interpretazione emotiva, una regia e una scenografia che creano un ambiente immersivo e una messa in scena che trasmette le emozioni dei personaggi in modo avvincente”.

Da sempre, teatro e cinema hanno intrattenuto un rapporto di profonda interdipendenza. Il cinema, infatti, ha spesso tratto ispirazione dalle opere teatrali per realizzare film di grande successo, mentre il teatro ha saputo trarre vantaggio dall’esposizione mediatica offerta dalle pellicole cinematografiche. In questo articolo, voglio parlarti delle opere teatrali più famose trasformate in film, che hanno saputo conquistare il pubblico di tutto il mondo e che rappresentano dei veri e propri classici della cinematografia. Attraverso queste trasposizioni, il cinema ha saputo offrire nuove e inedite interpretazioni delle opere teatrali, arricchendo e ampliando il loro pubblico.

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Il Teatro del Mondo di Galileo

Ritratto di Galileo Galilei generato da Text To Image in Canva.

Moriva l’8 Gennaio del 1642 Galileo Galilei, uno dei più grandi scienziati della storia, a causa di una lunga malattia. Oltre alle sue indubbie doti scientifiche, dimostrò un grande interesse anche per il teatro e la sua prosa aveva una forte vocazione alla spettacolarizzazione. La sua figura è stata al centro di numerose opere teatrali e film che hanno raccontato la sua vita e le sue scoperte.

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Le facce dei film che non scordiamo mai

Volti di spettatori assorti nel buio, illuminati dalla luce di uno schermo: il segno che gli attori italiani al cinema lasciano su chi guarda
Volti di spettatori assorti nel buio, rischiarati dalla luce fredda di uno schermo. Foto di Marcis Berzins su Unsplash

Ti ricordi la faccia di un attore, ma non come finiva il film?

A me succede di continuo con gli attori italiani al cinema. Per anni l’ho preso per un difetto della memoria, un buco da riempire. Poi ho capito che era il contrario: quella faccia rimasta è l’unica cosa che conta, e tutto il resto era impalcatura. Ci arrivo, ma prima lascia che ti porti su una strada bianca di polvere, in mezzo alla guerra.

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Raffaele che è morto “solo un momento”

Raffaele Trinchera. Foto di Renato Spina

Chi volge lo sguardo ad Oria da sud o da nord, ne nota il profilo che si distende su diversi monti, da Sant’Anna, o ancor prima, fino alla torre dell’acquedotto. Oggi quella linea che disegna le torri del castello, il vescovado, la cattedrale e altri edifici la chiamiamo skyline ed è il panorama urbano al confine con il cielo, una linea appunto, che con i suoi ghirigori si fa racconto, si fa poesia per la sua essenzialità. E quest’ultima richiede un aedo.

Cominciava così un articolo del Gennaio del 2020 nel mio vecchio blog, oggi non più visibile, che avevo dedicato ad un caro amico che è ora scomparso, il 3 Gennaio scorso. Sto parlando di Raffaele Trinchera che una voce più autorevole della mia come Annamaria Andriani ha definito “cantastorie sognatore, divulgatore di allegria e bellezza in questo mondo angosciato e triste”. In quel post ho avuto modo di approfondire un po’ le sue scelte artistiche. Infatti proseguivo dicendo:

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Impara l’arte e usala

Ti hanno detto impara l’arte e mettila da parte, vero? E tu ce l’hai lì, chiusa in un cassetto insieme ai sogni che non riesci a buttare, ma neanche a usare. Magari hai più di una passione: recitare, scrivere, insegnare, creare. E allora ti senti un disastro ambulante. Troppe idee, zero direzione.

Se ti riconosci in questa situazione, quello che stai per leggere potrebbe aiutarti a liberarti, a sbloccarti.

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Libertà e ripetizione: come trasformare la monotonia in opportunità di crescita e di apprendimento

Ti sei mai chiesto cosa significhi davvero essere liberi? La libertà non dipende dai risultati che ottieni, ma dall’atteggiamento con cui affronti la vita e dal tuo desiderio di crescere e imparare. In questo articolo esamineremo come alcuni film e un gioco d’improvvisazione teatrale affrontano il tema della ripetizione e cosa possono insegnarci sulla libertà, la responsabilità e la ricerca del significato della vita. Vuoi sapere che cosa ti può insegnare il fenomeno della “maledizione” del vivere la stessa giornata all’infinito e come affrontare le sfide della vita e trovare il tuo posto nel mondo? Allora continua a leggere!

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