Prova a ricostruire le ultime tre ore. Quello che hai pensato sotto la doccia. Quello che hai guardato per dieci secondi e scrollato via. Le cose che ti hanno attraversato e non hai trattenuto.
Quasi nulla.
Non perché fosse irrilevante. Perché non hai fatto nulla per fermarlo.
Quarant’anni fa mio padre fece la sua più importante scelta di vita, dopo quella del matrimonio. Diventare madonnaro. In questi giorni a Oria, suo paese di adozione, ne viene ricordata la figura, a tre anni e sette mesi dalla sua scomparsa, attraverso il Primo Raduno di Primavera dei Madonnari il 3 e 4 maggio 2025, tra Piazza Donnolo e via Dragonetti Bonifacio, intitolato appunto a Leonardo Vitale. Luogo significativo, tra l’altro, perché costituisce una delle location da lui predilette durante le festività oritane.
Nel mio blog ho dedicato più di un articolo a lui. Infatti ho parlato della sua arte viaggiante, del libro che gli è stato dedicato, delle pietre d’inciampo, di alcune iniziative per ricordarlo. Per questa occasione mi sono venute in mente le dieci principali lezioni che mi ha trasmesso con la sua arte. E facendo un po’ il verso alle Lezioni Americane di Italo Calvino, voglio qui proporre le sue dieci lezioni madonnare.
Immagine generata da Grok con promt: Leonardo Da Vinci che prende appunti nel suo studiolo.
Non trucchi, ma segreti (nel senso giusto)
C’è una fotografia che tengo in mente ogni volta che qualcuno mi chiede un metodo per prendere appunti. Non è una foto: è una pagina di Leonardo. Scrittura rovesciata, da destra a sinistra, che per leggerla ti serve uno specchio; disegni di macchine che nessuno avrebbe costruito per secoli; liste della spesa accanto a intuizioni di anatomia. Migliaia di pagine così. Nessuna app. Una penna, un occhio, e una mano che, mentre scriveva, pensava.
Quando parlo di segreti degli appunti non intendo trucchi per battere qualcuno, né misteri da iniziati. Un segreto, nel senso che gli do io, è qualcosa che stava lì, davanti a tutti, e che nessuno ti aveva ancora mostrato con chiarezza — non perché lo nascondesse, ma perché nessuno lo insegna davvero. Prendere appunti, del resto, non è vincere: è restare. È il modo che abbiamo di non perdere ciò che ci attraversa e che, come diceva più o meno Calvino, se non lo fermi in una forma leggera scivola via col resto della giornata.
Ti mostro quattro di questi segreti — quelli che ho visto funzionare su di me e su chi accompagno.
Ascoltare, non trascrivere
Chi copia parola per parola non sta prendendo appunti: sta facendo il fotocopiatore, e male, perché il fotocopiatore almeno non si distrae. L’appunto nasce nel momento in cui rinunci a prendere tutto e scegli. Scegliere è già capire. Se alla fine della pagina hai scritto meno di quello che è stato detto, probabilmente hai capito di più.
La parola che fa da gancio
Non frasi intere: parole che, come una calamita, riportano su tutto il resto quando le rileggi. Una parola giusta è un gancio a cui resta appeso un intero pomeriggio. È qui che l’appunto smette di essere cronaca e diventa tuo: perché la parola che scegli tu non è quella che sceglierei io.
Dare una forma allo spazio
Mappe, per chi pensa a raggiera; il vecchio schema di Cornell, per chi ama l’ordine — una colonna stretta a sinistra per le domande, una larga a destra per gli appunti, una striscia in basso per il riassunto. Non è una mia invenzione: lo mise a punto Walter Pauk alla Cornell University più di sessant’anni fa, e regge ancora, il che dovrebbe dirti qualcosa su quanto contino davvero gli strumenti nuovi. La forma non serve a far bello: serve a lasciare, sulla pagina, il posto vuoto dove tornerai a pensare.
Il metodo Cornell è solo uno dei ventuno segreti che ho raccolto in un libro. I 21 segreti per appunti geniali è disponibile su Kindle: prendilo qui.
Tornarci subito, finché la brace è viva
L’appunto ha una finestra breve. Se lo rileggi a caldo, entro poche ore, mentre l’aria di quel momento è ancora nella stanza, lo fissi. Se aspetti una settimana, rileggi geroglifici. La memoria non è un magazzino, è un fuoco: va soffiato quando la brace è ancora viva.
E l’intelligenza artificiale?
Te lo dico con la franchezza di chi ci lavora ogni giorno. Un’assistente artificiale può riordinarti gli appunti, riassumerteli, interrogarli. Ma non può prenderli al posto tuo, perché l’appunto non è l’informazione: è la traccia del tuo incontro con l’informazione. Nel momento in cui deleghi la mano, non stai risparmiando fatica — stai regalando via il pezzo che ti apparteneva. Usa la macchina dopo, se vuoi, come si usa uno specchio per rileggere la scrittura di Leonardo. Ma la riga sulla pagina scrivila tu. È tutta la differenza tra un manoscritto e un umanoscritto: non chi impugna la penna, ma chi ci mette dentro un pensiero che prima non c’era.
Un piccolo Nuovo Rinascimento
Non un ritorno nostalgico alla carta contro il digitale — mi annoia quella guerra. È qualcosa di più antifragile: tenere per te il gesto che ti rende autore, e delegare solo ciò che non ti costa nulla perdere. Chi fa così non teme il prossimo strumento, qualunque sia, perché non ha appoggiato lì la sua parte insostituibile.
Ti lascio con la domanda che mi faccio io, ogni volta che apro un taccuino nuovo: degli appunti di oggi, tra un anno, cosa vorrai ritrovare — quello che è stato detto, o quello che tu hai pensato mentre lo ascoltavi?
I ventuno segreti, per esteso
Se la seconda ti pizzica più della prima, siamo già d’accordo. Questo articolo è un assaggio: i pochi segreti che ti ho mostrato qui — l’ascolto che sceglie, la parola-gancio, la mano che pensa — sono la punta di un metodo molto più ampio. L’ho raccolto in un libro, I 21 segreti per appunti geniali — Dal segno rupestre al taccuino digitale: ventuno cose che stavano lì, davanti a tutti, e che nessuno ti aveva mostrato con chiarezza. Un arco di trentaseimila anni, dalla parete della grotta di Chauvet allo schermo del telefono, che passa per il metodo Cornell, le mappe di Buzan, lo Zettelkasten di Luhmann. Un saggio narrativo, non un manuale: ti porta dentro la storia dell’annotare e poi ti mette in mano gli strumenti per usarla già domani mattina.
È uscito il 28 luglio 2026 ed è su Kindle da subito. Un acquisto nei primi giorni, per chi scrive, non è un dettaglio da libreria: è il segnale che decide se un libro si vede o resta un file. Se qualcosa, in questa pagina, ti ha fatto annuire, il modo più concreto per dirmelo è uno solo.
DALL· E 24-01-2024 13.13 – Crea un’immagine visivamente d’impatto che rappresenti il concetto di un attore che memorizza battute e monologhi.
Hai mai sentito il tuo cervello friggere mentre provavi a memorizzare quelle battute ostinate? Nel nostro percorso verso l’eccellenza attoriale, abbiamo navigato, per esempio, attraverso i mari turbolenti dei casting e trovato l’equilibrio tra l’arte e la vita. Ricordi l’articolo sul superare la paura di andare in scena? Bene, ora ci addentreremo nel misterioso mondo del memorizzare battute e monologhi. Preparati a scoprire i segreti che trasformeranno la tua memoria in un alleato formidabile.
Volti di spettatori assorti nel buio, rischiarati dalla luce fredda di uno schermo. Foto di Marcis Berzins su Unsplash
Ti ricordi la faccia di un attore, ma non come finiva il film?
A me succede di continuo con gli attori italiani al cinema. Per anni l’ho preso per un difetto della memoria, un buco da riempire. Poi ho capito che era il contrario: quella faccia rimasta è l’unica cosa che conta, e tutto il resto era impalcatura. Ci arrivo, ma prima lascia che ti porti su una strada bianca di polvere, in mezzo alla guerra.
Prima o poi nella propria vita occorre affrontare uno o più cicli di studio. Può essere al liceo. Oppure può accadere quando si comincia l’università, oppure ancora dopo la laurea, se uno per esempio deve proseguire con il dottorato. Anche quando si fa un nuovo lavoro ci si deve spesso aggiornare. In tanti provano stress in queste occasioni. Avvertono tanta fatica e sono sommersi dalle difficoltà. Come pianificare il proprio studio, il proprio apprendimento in modo sereno, naturale ed efficace? Ci occupiamo di ciò in questo articolo.