Il risveglio dell’attore nell’era dell’intelligenza artificiale

Pia Lanciotti, Ivana Chubuck (al centro) e Alvaro Moretti durante le foto di rito.

Ti addormenti mai davanti a un film considerato un capolavoro? Succede più spesso di quanto si dica, e puoi rilassarti: non è colpa tua.

Qualcosa nel nostro modo di guardare le storie si è inceppato. Ogni volta che scorri TikTok, ogni volta che passi da un video all’altro, ogni volta che abbandoni un film dopo dieci minuti, il cervello si abitua a ritmi sempre più veloci. La soglia di attenzione scivola verso il basso, la pazienza narrativa sparisce, la fame di stimoli cresce.

Le piattaforme lo sanno, e per questo stanno reinventando il cinema prima ancora che il regista dica «Azione». Gli algoritmi studiano quando distogli lo sguardo, quando perdi interesse, quando stai per saltare la scena. Decidono colori, tagli, tempi, movimenti. Perfino le micro-espressioni degli interpreti vengono modellate per trattenerti un istante in più.

L’IA non sta arrivando nel cinema: ci vive già. E sta riscrivendo le regole mentre nessuno guarda.

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Impara l’arte e usala

Ti hanno detto impara l’arte e mettila da parte, vero? E tu ce l’hai lì, chiusa in un cassetto insieme ai sogni che non riesci a buttare, ma neanche a usare. Magari hai più di una passione: recitare, scrivere, insegnare, creare. E allora ti senti un disastro ambulante. Troppe idee, zero direzione.

Se ti riconosci in questa situazione, quello che stai per leggere potrebbe aiutarti a liberarti, a sbloccarti.

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