Pinuccio e la sirena

Hai mai amato qualcuno che non potevi avere?

Non parlo di distanza, di tempi sbagliati, di storie complicate. Parlo di un amore che stava in un altro mondo, letteralmente. Un amore per il quale avresti pagato qualsiasi prezzo, anche quello finale.

Pinuccio lo ha fatto. Leggi fino in fondo e capisci perché.

Se vuoi puoi continuare leggendo il racconto oppure lo puoi ascoltare cliccando sul player qui sotto.

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La vita nuova tra luminarie e copeta

Tutto ha un inizio, un punto da cui qualcosa comincia. Una svolta a un incrocio, un improvviso apparire di una sagoma, una rondine che appare dopo i mesi invernali… La vita nuova di mio padre, e della famiglia in cui sono nato, iniziò un giorno che attraversai Porta degli Ebrei a Oria, da via Francesco Milizia verso via Giacinto D’Oria, dove abitavamo. Il mio papà salì i gradini di casa mentre io tornavo da scuola. In un’ora in cui doveva essere a lavoro, a Taranto. Hanno licenziato papà mi disse mia mamma appena misi piede in casa.

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Il dio che rubava il burro

Hai mai rincorso qualcosa che sembrava sempre troppo veloce per te?
Un sogno, una persona, un traguardo. Corri, allunghi la mano, ma all’ultimo istante… sfugge.

E se fosse la vita stessa a giocare con te?

Oggi, 18 febbraio, si celebra madre Yasoda, una madre come tante. Ma suo figlio non era come gli altri. Suo figlio era Krishna.

Nella cultura indù, Krishna è una delle figure più amate: Dio fatto bambino, monello e mistico, dolce e inafferrabile. Gli studiosi lo chiamano l’Avatara Perfetto, i contadini di Vrindavana lo chiamavano “il ladro di burro”.

Ma Yasoda? Yasoda lo chiamava “figlio mio”.

Ed è qui che inizia la nostra storia in due episodi che vengono narrati ne Il Libro di Krishna, tratto dallo Srimad Bhagavatam, Decimo Canto.

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Il tufo e il vento a Oria nel cuore di Gennaro

Hai mai pensato a come il tufo, una roccia particolare e porosa, possa raccontare una storia millenaria, o a come il vento possa essere oltre che un soffio naturale, anche uno strumento di progresso e innovazione? In questo articolo, ti porto in un breve viaggio, a conoscere un personaggio che ha saputo leggere la natura e trasformarla in qualcosa di straordinario. Ti ho trasmesso curiosità? Partiamo allora per il nostro percorso nel tempo tra tufo e vento, attraverso il racconto che ho presentato alla Notte del Museo a Palazzo Martini ad Oria, il 26 maggio 2023. Eccolo qui di seguito.

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L’anno di Gigia

Primo piano di una scimmietta cappuccino dallo sguardo assorto
Primo piano di una scimmietta cappuccino dallo sguardo assorto. Foto di Nando Laguna su Pexels

A piccoli passi, il bastone in una mano e Gigia nell’altra, Luigi andava al bar per la colazione. Come ogni mattina. Latte bianco e cornetto per lui, frutta secca e foglie per lei: la barista gliele faceva sempre trovare. Lei e gli avventori, un po’, l’avevano adottata.

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I pattini di Giacomo

Un vecchio paio di pattini di metallo appesi per le cinghie a una parete di legno scrostato, come i pattini di Giacomo nell'officina
Un vecchio paio di pattini a rotelle di metallo con le cinghie di cuoio, appesi a una parete di assi di legno scrostato. Foto di Cord Allman su Unsplash

Chi ti tiene in piedi, quando le gambe non ce la fanno più?

Bartolomeo la risposta l’ha trovata un giovedì santo, sui gradini di una chiesa, con una sigaretta ancora spenta in mano. Per arrivarci gli sono serviti sei mesi, una diceria sbagliata e i pattini di Giacomo, il meccanico del paese. Ma andiamo con ordine.

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Storie intorno a un buco: stralci di un racconto inedito

Foto di FOX

Certe volte le storie si presentano come dei buchi più o meno profondi che fanno venire le vertigini. Tu ci passi vicino e hai come la sensazione di trovarti nei pressi di un buco nero o, meglio, immagini questo, dato che nessuno ha avuto questa esperienza, se non nella fantascienza, nell’immaginazione. E se accetti di attraversarli la tua vita cambia e anche di molto. Per questo e altri motivi ho deciso di parlare di un mio racconto inedito finora che spero presto di mettere in scena.

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Tre culacchi d’autore

Conosci i culacchi? Si tratta di racconti più brevi, rispetto ai più noti “Cunti”. Di solito sono satirici, a sfondo anti-clericale e si tramandano di generazione in generazione in Salento nella cultura popolare. Varie bocche in paese li raccontano e li abbelliscono a proprio gusto. A volte il soggetto è qualche aspetto più o meno buffo del costume. Altre volte ancora riprendono dei fatti curiosi, non importa se accaduti davvero o no. Un tempo erano queste le narrazioni della cronaca popolare, in modo non diverso da quel che faceva Matteo Bandello nel 1500 nelle sue Novelle. La prosa, poi, può anche ricordare quella comica e fulminea di François Rabelais. I culacchi più noti sono quelli di Papa Galeazzu, vera e propria maschera di Lucugnano, frazione di Tricase, protagonista di molti episodi picareschi.

Più di recente ne ho letto una buona raccolta in Dialettandoci di Vincenzo Sparviero. Nel mio spettacolo Mistero Salentino, ne adopero molti. In questo articolo voglio proporne tre che sono nati dalla mia penna. Per la verità si tratta di tre raccontini che hanno il sapore di questo genere letterario considerato minore. Eccoli qui di seguito. Buona lettura!

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