L’Europa di Mezzo nei Caffè di Trieste

Di che cosa godi nella città in cui vivi o in quelle che attraversi? Italo Calvino suggerisce, a tal proposito, non le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. Così che è bene avere chiaro in mente cosa chiedi a un luogo. Ciò avviene anche quando ci passi più o meno in rapidità, in un posto, quasi per caso. Perché magari sei lì ad osservare un po’ tutto. Ma poi ecco che una fontana, una facciata, un lungomare, una statua colpiscono il tuo interesse. Ed è lì che la domanda sorge.

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Quaresima, Carnevale e Commedia dell’arte

Foto di Diego Moretto

L’Italia è patria di diverse tradizioni popolari che hanno le loro radici nella notte dei tempi, che a volte scompaiono ma che poi tornano con forza. Esse sono legate ai cicli stagionali e quindi ogni periodo dell’anno ha la sue figure di riferimento. Tra Febbraio e Marzo c’è il passaggio tra il Carnevale e la Quaresima. A questi due sono dedicati due appositi personaggi in Salento che sono Paolino, che altrove è anche noto come Re Carnevale, da una parte, e sua moglie Quaremma dall’altra. Sono entrambi due vecchi. Paolino è un personaggio popolare della tradizione salentina, noto soprattutto durante il periodo del Carnevale: è un uomo che viene descritto come uno sperperatore, un ubriacone e un amante dei piaceri della vita. Al termine di questo periodo non a caso viene bruciato e gli subentra Quaremma.

Ami esplorare le tradizioni della Commedia dell’Arte? Puoi sostenere il mio lavoro con una piccola donazione. Anche un gesto simbolico è un grande aiuto per continuare a condividere contenuti come questo!

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Salvador Dalì, genio anche nel cinema

Immagine generata da Rytr

Il 23 Gennaio del 1989 moriva Salvador Dalì. È uno degli artisti più noti al mondo 🌏. Oltre che pittore e scultore è stato cineasta 📽. Voglio perciò ripercorrere in breve la sua carriera artistica iniziando dalla pittura per poi soffermarmi su due lavori cinematografici.

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Raffaele che è morto “solo un momento”

Raffaele Trinchera. Foto di Renato Spina

Chi volge lo sguardo ad Oria da sud o da nord, ne nota il profilo che si distende su diversi monti, da Sant’Anna, o ancor prima, fino alla torre dell’acquedotto. Oggi quella linea che disegna le torri del castello, il vescovado, la cattedrale e altri edifici la chiamiamo skyline ed è il panorama urbano al confine con il cielo, una linea appunto, che con i suoi ghirigori si fa racconto, si fa poesia per la sua essenzialità. E quest’ultima richiede un aedo.

Cominciava così un articolo del Gennaio del 2020 nel mio vecchio blog, oggi non più visibile, che avevo dedicato ad un caro amico che è ora scomparso, il 3 Gennaio scorso. Sto parlando di Raffaele Trinchera che una voce più autorevole della mia come Annamaria Andriani ha definito “cantastorie sognatore, divulgatore di allegria e bellezza in questo mondo angosciato e triste”. In quel post ho avuto modo di approfondire un po’ le sue scelte artistiche. Infatti proseguivo dicendo:

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Nel nome di Leonardo Vitale, artista della meraviglia

Leonardo all’opera negli anni ’90.

Leonardo Vitale è stato un artista salentino, nato a Ceglie Messapica (Br) nel 1952 e vissuto dall’età di ventuno anni in poi ad Oria (Br). Nella sua vita ha usato due strumenti: l’aerografo e i gessi. Con i primi ha realizzato scenografie per luna park, spettacoli viaggianti, trompe l’oeil, quadri e numerose personalizzazioni di caschi, moto, auto, ecc. È stato anche uno spray paint artist: realizzava paesaggi fantasy con le bombolette di vernice. Con i gessi è stato un madonnaro conosciuto in Puglia fin dal suo anno di esordio, il 1985. Non si possono contare le cittadine dove sull’asfalto ha dipinto i santi delle feste che si tengono un po’ ovunque. Suo malgrado, poi, è entrato nella cronaca a causa dell’aggressione, purtroppo per lui mortale, durante un tentativo di rapina il 4 ottobre 2021 a Lecce.

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Nessun artista è nato per morire di fame

Vecchio registro contabile aperto con annotazioni a mano, il lato pratico del fare impresa con l'arte e la cultura
Un vecchio registro di carta aperto, con annotazioni a mano e colonne tracciate a penna. Foto di camera obscura su Unsplash

Chi te l’ha detto, la prima volta, che con l’arte non si mangia?

Fare impresa con l’arte e la cultura vuol dire smontare una favola, non recitarla. Ci arrivo, ma prima tieni da parte un nome. C’è un uomo morto ricco sfondato facendo il mestiere che, a sentire tutti, condanna alla miseria, e il suo nome lo conosci a memoria. La parte che non ti raccontano è come teneva i conti.

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Le tre cose che un’opera non può fingere

Un uomo solo in piedi sul palco di una produzione artistica guarda le poltrone vuote della platea
Il palco di una produzione artistica con i mazzi di fiori e le casse acustiche ancora sul bordo della scena: un uomo di spalle guarda la sala di poltrone vuote. Foto di Sam Marchenkov su Unsplash

Che fine fa il lavoro a cui hai dedicato mesi e che poi non ha visto nessuno?

C’è una cosa sola che decide se una produzione artistica continua a girare o resta a morire in un cassetto. Non è il talento e non è il budget. Te la dico alla fine. Prima devo smontare la promessa che ti hanno fatto tante volte: che basti mettere insieme gli ingredienti giusti e l’opera è compiuta.

Lo scrivo alla fine di agosto, il momento in cui nel mestiere del teatro si contano le carte. I festival estivi chiudono, escono i cartelloni della stagione, e chi ha un lavoro in mano decide se e come farlo camminare da ottobre. Di lavori pieni di tutto che muoiono lo stesso ne ho visti parecchi, e non è mai stato per mancanza di ingredienti.

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Un fatto brutto e un nuovo show

Ieri, 21 luglio 2022, sono stato intervistato da Idea Radio. E non è un caso. Il claim di questa emittente è: “Promuoviamo la famiglia, il sociale, la cultura, il territorio, difendiamo i diritti dell’infanzia, della disabilità, della persona”. Ora, a cosa sto dedicando tutti i miei articoli in questo periodo? Proprio al territorio, ai suoi problemi sociali e alla sua promozione culturale attraverso le arti della scena, come ho scritto proprio nel titolo di tre post:

  1. Teatro e Turismo: luoghi, emozioni, opportunità;
  2. Tre settori-chiave per la cultura del territorio e la sua promozione;
  3. Tre temi per un’intervista su scena e territorio.
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Tre settori-chiave per la cultura del territorio e la sua promozione

Foto di Vito Giaccari.

La visione culturale di un territorio: questa grande sconosciuta che però dà un senso e una direzione ad ogni evento, lo inserisce all’interno di un disegno strategico. Di questo voglio parlare nel presente articolo, dopo una serie di post in cui mi sono occupato di teatro e cinema, soprattutto nei piccoli centri. Abbiamo bisogno di linee programmatiche perché sono esse che permettono di tessere la stessa materia socio-culturale che trasforma ogni singola manifestazione in una tessera importante di un più generale puzzle. E, si badi bene, questo non è solo parte della progettualità che un’amministrazione deve avere ma coinvolge imprese, associazioni, singoli in modo che l’agire sia condiviso e porti allo stesso obiettivo per tutti.

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Il mecenate involontario

Foto di Victoria Borodinova da Pexels.

Chi paga perché la bellezza continui a esistere?

Per gran parte della mia vita ho dato per scontata la risposta: qualcun altro. Da bambino credevo che gli artisti li scegliesse qualcuno al posto mio. C’era un signore, da qualche parte, che decideva quali film di Bud Spencer sarebbero andati in onda il pomeriggio e a che ora sarebbero cominciati i cartoni. Io potevo solo presentarmi puntuale davanti al televisore, come a un appuntamento fissato da altri. L’idolo era lassù, io ero quaggìù, e in mezzo una lunga catena di persone che non avrei mai conosciuto: reti, palinsesti, distributori, uffici. Amavo senza poter dire grazie. Guardavo senza dare nulla in cambio, se non la mia presenza silenziosa a orario stabilito.

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