Raffaele che è morto “solo un momento”

Raffaele Trinchera. Foto di Renato Spina

Chi volge lo sguardo ad Oria da sud o da nord, ne nota il profilo che si distende su diversi monti, da Sant’Anna, o ancor prima, fino alla torre dell’acquedotto. Oggi quella linea che disegna le torri del castello, il vescovado, la cattedrale e altri edifici la chiamiamo skyline ed è il panorama urbano al confine con il cielo, una linea appunto, che con i suoi ghirigori si fa racconto, si fa poesia per la sua essenzialità. E quest’ultima richiede un aedo.

Cominciava così un articolo del Gennaio del 2020 nel mio vecchio blog, oggi non più visibile, che avevo dedicato ad un caro amico che è ora scomparso, il 3 Gennaio scorso. Sto parlando di Raffaele Trinchera che una voce più autorevole della mia come Annamaria Andriani ha definito “cantastorie sognatore, divulgatore di allegria e bellezza in questo mondo angosciato e triste”. In quel post ho avuto modo di approfondire un po’ le sue scelte artistiche. Infatti proseguivo dicendo:

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Libertà e ripetizione: come trasformare la monotonia in opportunità di crescita e di apprendimento

Ti sei mai chiesto cosa significhi davvero essere liberi? La libertà non dipende dai risultati che ottieni, ma dall’atteggiamento con cui affronti la vita e dal tuo desiderio di crescere e imparare. In questo articolo esamineremo come alcuni film e un gioco d’improvvisazione teatrale affrontano il tema della ripetizione e cosa possono insegnarci sulla libertà, la responsabilità e la ricerca del significato della vita. Vuoi sapere che cosa ti può insegnare il fenomeno della “maledizione” del vivere la stessa giornata all’infinito e come affrontare le sfide della vita e trovare il tuo posto nel mondo? Allora continua a leggere!

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L’unica possibilità nella vita

Photo by Vincenzo Malagoli.

C’è sempre una seconda chance, un’altra possibilità nella vita? Un adagio popolare dice che c’è. Forse sì o forse no. Chi lo sa. A volte certe occasioni si ripresentano ed altre volte no ed è impossibile saperlo in anticipo. Il pericolo è che se si fa affidamento sul fatto che tanto quella ragazza prima o poi la rivedremo, che con quel regista o con quello scrittore capiterà che ci parleremo di nuovo, che quell’amico o quell’amica li ricontatteremo, può andare a finire che non avremo mai più occasione in realtà. E se ti dicessi che questa che stai avendo è l’unica possibilità nella vita?

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Sette buoni motivi per vedere uno spettacolo teatrale

Coppia in spettacolo teatrale.
Foto di cottonbro da Pexels

Ci vai mai a teatro? Che cos’è uno spettacolo teatrale per te? Per quali motivi vederne uno?

Uno spettacolo di qualità è uno degli eventi culturali e sociali più importanti per una comunità, grande o piccola che sia. Come tale, merita di essere rilanciato e valorizzato. Ci sono molte ragioni per cui vedere spettacoli teatrali. Io qui voglio darti sette buoni motivi per vedere uno spettacolo teatrale.

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La bucket list delle 101 cose da fare nella vita

Foto di Suzy Hazelwood da Pexels

Quanti giorni ti restano da vivere? Chi ti assicura che non muori fra qualche anno o mese o giorno o fra cinque minuti? Scongiuri a parte, questo mi chiese una volta il coach americano di recitazione Bernard Hiller in un suo workshop. E ieri, primo Aprile 2022, mi è capitata una esperienza analoga. Al Wake Up Call di Alfio Bardolla, Giacomo Bruno, che lo ha aperto, ci ha fatto strappare da un metro gli anni vissuti finora. Poi ci ha fatto togliere gli anni fra gli 82 (età media ottimistica) e i 100 (ai quali pochi arrivano). Poi ci ha fatto togliere un certo numero di anni che passiamo dormendo. Risultato: a 48 anni non è che mi rimanga molto tempo…

L’esercizio del metro non h alcun valore di previsione, non è detto che morirò a 67 anni, può darsi che io lasci il mondo prima o dopo ma serve a far capire quanti anni effettivi di lucidità e di energia restano per far davvero quel che conta.

Mi sono detto, cazzo, questo è il momento di vivere. O ora o mai più! E questo lo so bene dal momento che ho visto morire mia madre e mio padre prima che diventassero anziani e mio fratello Mimmo nel 1997 quando aveva ancora venti anni! Poi più tardi ci è stato chiesto di scrivere la nostra bucket list, cioè la lista delle 101 cose da fare prima di morire. Del resto c’è proprio una specifica tecnica dei 101 desideri che Igor Sibaldi spiega bene. Allora ecco ciò che voglio realizzare io. Da questo momento in poi vivo solo per realizzare queste cose. Non ho più tempo per le stronzate! Spero di spuntare ad una ad una tutte le voci. Ci lavoro su ognuna ma senza assilli. Come insegna il mio mentore spirituale Deepak Chopra, ai dettagli ci pensa l’universo. Le intenzioni sono come i semi che si affidano alla buona terra.

Man mano che realizzerò questi desideri tornerò qui per aggiornarli barrandoli.

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Gandhi e il lavoro con le mani

Due mani che intrecciano fili di paglia su una stuoia, l’immagine di Gandhi e il lavoro che passa dalle mani
Due mani che intrecciano fili di paglia su una stuoia già tessuta, in luce naturale calda. Foto di Wei-Cheng Wu su Unsplash

Ti è mai capitato di finire la giornata con le mani pulite? Di guardarti indietro e non trovare niente che hai toccato davvero?

C’è un uomo che a quella sensazione rispose con un gesto quasi ridicolo, per un avvocato di successo: si sedette a filare il cotone, ogni giorno, con le sue mani.

Quell’uomo è Mohandas Karamchand Gandhi, quello che l’India chiamò Mahatma, grande anima. Lo conosciamo tutti come il padre della nonviolenza, il piccolo avvocato che si spogliò della toga e si avvolse in un telo bianco. Quello che sanno in pochi è che quel telo se lo filava da sé, e che dietro quel gesto ci sono un libro e una notte insonne.

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Una cosa sola: il segreto per una vita di successo e senza rimpianti

Chi troppo vuole nulla stringe. Quante volte hai sentito questo adagio e ti sei detto che non puoi stare dietro a troppe cose? E hai cercato di ridurre i tuoi impegni, i tuoi interessi, le tue uscite, le voci sulla lista della spesa, la quantità di telefonate che fai ogni giorno, ecc. Se lo hai fatto sei sulla strada giusta. Ma ora devi dare retta a un proverbio russo che dice:

Se dai la caccia a due conigli non ne prenderai nemmeno uno.

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Tutto va come deve andare

Photo by Diego Madrigal on Pexels.com

Qualunque passato tu abbia avuto è alle tue spalle, è svanito. Anche se ti dicono che siamo il risultato delle nostre scelte precedenti, degli anni che abbiamo vissuto in realtà possiamo cambiare tutto e con una certa celerità. Tu vivi nel presente e pensi a crearti il futuro che vuoi, che più desideri.

I giudizi tuoi o altrui su te stesso o sul prossimo sono assenti dalla tua mente perché sei certo del tuo valore. Perciò sei immune dalle lusinghe e dalle critiche ingiuste.

Sai bene che tutto va come deve andare. Sei diretto verso la tua meta e se incontri ostacoli questi servono a temprarti e a farti diventare più abile nel raggiungere i tuoi obiettivi.

Tutto va come deve andare. Solo va. Fa’ il tuo tranquillo. Togliti di dosso ogni stress, preoccupazione e senso di colpa. E goditi la vita!

Stiamo morendo di chiacchiere

E giù con lo stesso argomento, non mi ricordo più da quanto. Che poi più ne parli più c’è il rigetto. Quando, invece, bisogna esser seri e lavorare in silenzio. Invece ministri e governi fanno a gara a rilasciare dichiarazioni, di ora in ora. Questo è uno stillicidio quotidiano. Le parole a vanvera aumentano, ci sovrastano: ci sono tonnellate di merda sopra di noi. Ha ragione Alberto Zangrillo a dire:

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La vita armata in paese

Quanto paghi, ogni mese, per sentirti al sicuro?

Fai il conto della rata e ti viene un numero. Sbagliato. Quel numero è solo l’acconto. Il prezzo vero lo paghi in un’altra valuta, e te ne accorgi tardi, quando hai già firmato tutto. Ci arrivo. Ma prima devo dirti una parola, una sola, e lasciarla lì: armata. Tienila a mente. Alla fine capisci perché la villetta nuova, quella con il cemento armato e i tripli vetri, è la cosa meno sicura che potevi comprarti.

Qui intanto si boccheggia. È agosto, l’umidità ti si incolla addosso e non va via nemmeno dopo venti docce. La ventola del pc sta per fondersi pure lei. E fuori, immancabile, il camion betoniera. Il paese è una giungla di cemento a cui aggiunge, ogni giorno, altro cemento. Edili con martelli, chiodi, tavole e ferro, sempre pronti a costruire strutture in cui riversarlo. Edilizia pesante, per case pesanti, dove vivere una vita pesante. Più calcestruzzo per tutti: è l’unico slogan, e ogni volta che quella sostanza grigia cola in una gettata, da qualche parte nel mondo muore un architetto. Come muore il centro storico di Oria, sempre più vuoto.

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