La vita armata in paese

Quanto paghi, ogni mese, per sentirti al sicuro?

Fai il conto della rata e ti viene un numero. Sbagliato. Quel numero è solo l’acconto. Il prezzo vero lo paghi in un’altra valuta, e te ne accorgi tardi, quando hai già firmato tutto. Ci arrivo. Ma prima devo dirti una parola, una sola, e lasciarla lì: armata. Tienila a mente. Alla fine capisci perché la villetta nuova, quella con il cemento armato e i tripli vetri, è la cosa meno sicura che potevi comprarti.

Qui intanto si boccheggia. È agosto, l’umidità ti si incolla addosso e non va via nemmeno dopo venti docce. La ventola del pc sta per fondersi pure lei. E fuori, immancabile, il camion betoniera. Il paese è una giungla di cemento a cui aggiunge, ogni giorno, altro cemento. Edili con martelli, chiodi, tavole e ferro, sempre pronti a costruire strutture in cui riversarlo. Edilizia pesante, per case pesanti, dove vivere una vita pesante. Più calcestruzzo per tutti: è l’unico slogan, e ogni volta che quella sostanza grigia cola in una gettata, da qualche parte nel mondo muore un architetto. Come muore il centro storico di Oria, sempre più vuoto.

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