Ci sono libri che scorri, sottolinei, chiudi e dimentichi. E poi ci sono quelli che non ti lasciano andare. Non puoi smettere di leggerli, perché sono loro a leggere te. Ti osservano, ti scrutano tra le righe, e quando arrivi all’ultima pagina… non sei più lo stesso.
Tre libri mi hanno fregato. Uno mi ha deriso. Uno mi ha smascherato. E uno mi ha costretto a fare una scelta. L’ultimo ha cambiato tutto.
C’è un genere di articolo che scrivevo con la coscienza a posto e la mano leggera: la lista dei saggi da leggere in estate. Sette titoli, un numero in copertina, un link per comprarli in un tocco. Funzionava. E proprio perché funzionava, ho cominciato a diffidarne.
Il problema di una lista di stagione è che nasce già con la data di scadenza stampata sopra. Sette imperdibili di quest’anno: e l’anno prossimo? Altri sette, immagino, altrettanto imperdibili, il che è un modo elegante per ammettere che nessuno lo era davvero. C’è qualcosa di comico in questa corsa: consigliare libri come se fossero gelati, buoni finché è caldo, dimenticati a settembre.
Allora ho fatto la cosa che mi riesce meglio quando un meccanismo gira troppo liscio: l’ho smontato. Non “quali libri leggere quest’estate”, ma “perché diavolo dovrei leggere un saggio, ad agosto, con quaranta gradi e il mare che chiama”.
Le rievocazioni basate sul Medioevo sono di moda oggi. Un po’ ovunque si assiste a cortei, tornei, feste, commemorazioni di battaglie, pali, ecc. E si ha un po’ la sensazione che in quell’epoca ci fosse un quotidiano turbinio di eventi, scontri tra cavalieri, musica per strada ecc. Che ci fossero molte feste, insomma, che si protraevano per tutta la notte, come avviene oggi in tante celebrazioni di fatti storici a volte veri e a volte inventati di quel periodo storico. Che ci fossero delle feste legate al Natale o alla Pasqua o ad altri momenti religiosi è indubbio. Anche se avvenivano con modalità diverse dalla rievocazioni odierne. Ma com’era la vita di ogni giorno in una città medievale? Quali erano le attività quotidiane? Com’era scandito il tempo?
DALL-E 04-01-2024 08.54 – Un’immagine che cattura il viaggio spirituale e la saggezza incarnata nelle filosofie Zen e Taoiste. In primo piano, un laghetto sereno e riflettente.
Uno studente chiese a Sozan, un maestro cinese di Zen: «Qual è la cosa più preziosa al mondo?». Il maestro disse: «La testa di un gatto morto». «Perché la testa di un gatto morto è la cosa più preziosa al mondo?», indagò lo studente. Sozan rispose: «Perché nessuno può attribuirvi un prezzo».
Ci sono romanzi che ti parlano sin dalle prime parole che leggi, mentre sei in libreria e inizi a sfogliare un titolo che ti ha incuriosito. Si tratta di narrazioni che da subito capisci che riguardano la tua vita, che ti danno una prospettiva sul mondo, sulle cose, su te stesso e che ti permettono di progredire e dalla cui lettura tu puoi esclamare «Ecco chiari i passi che anch’io devo, voglio e posso fare».
Una sensazione, questa, che mi ha accompagnato sin da quando, da bambino, mia madre mi spronava a leggere e rileggere i romanzi che anche lei aveva letto da ragazza. Ora non sono più tra i miei preferiti però li ricorderò con affetto non solo per i ricordi così dolci e premurosi di mia madre ma anche perché sono stati i miei primi compagni. Mi hanno trasformato. Ed allora anche io oggi voglio indicarti tre romanzi che ti cambiano la vita.
Chi troppo vuole nulla stringe. Quante volte hai sentito questo adagio e ti sei detto che non puoi stare dietro a troppe cose? E hai cercato di ridurre i tuoi impegni, i tuoi interessi, le tue uscite, le voci sulla lista della spesa, la quantità di telefonate che fai ogni giorno, ecc. Se lo hai fatto sei sulla strada giusta. Ma ora devi dare retta a un proverbio russo che dice:
Se dai la caccia a due conigli non ne prenderai nemmeno uno.
Grande libro liturgico aperto su un ufficio latino della Croce, con le iniziali rubricate in rosso. Foto di Nick Fewings su Unsplash
Hai mai raccontato una bugia grossa? Una di quelle tenute in piedi per anni. Al punto da non distinguerla più dalla verità.
In un romanzo che ho letto tempo fa vive un ragazzo che di frottole ne semina a ogni pagina, e non è un imbroglione qualunque: è l’uomo che, a furia di mentire, finisce per scrivere la Storia. Si chiama Baudolino, e prima dell’ultima riga ti dico qual è la sola bugia che gli riesce meglio di tutte.
Ne ho scritto qui il 18 agosto del 2021, e quella pagina è rimasta online quasi cinque anni. Nel frattempo è diventata una piccola bugia anche lei. Apriva con un elenco numerato, come una scheda da manuale. Spingeva quattro link a un negozio. E sulla copertina portava stampata la scritta “New post on giuseppevitale.eu”, un indirizzo che non è più mio da un pezzo. Un articolo su un uomo che mente e ci crede, tenuto in piedi da un dominio morto. Lo riscrivo da capo.
Per ottenere davvero dei risultati importanti, duraturi, di successo la cosa migliore da fare è cambiare una sola cosa, l’1%. Se selezioni un solo elemento otterrai molto di più. Un concetto questo che devo a Julio Velasco, mitico coach della pallavolo degli anni ’90 del secolo scorso. In una sua conferenza a dei manager afferma che se in una squadra tu cambi una sola cosa per giocatore avrai 7 cambiamenti che fanno della squadra un team molto diverso da prima, che realizzano in pratica un bel salto di qualità. Da qui la necessità del fattore 1%.
Immagina un mondo in cui il dono è il linguaggio universale dell’amore e della gratitudine. Dove dare e ricevere non sono semplicemente atti di gentilezza, ma potenti strumenti di persuasione. Ti do il benvenuto in questa conversazione sulla magia del dare e ricevere, un viaggio attraverso la psicologia della reciprocità che influisce sul marketing e sulla nostra vita quotidiana.
La fotografia di Marta Gervasutti è di Patrizia Salis.
Se vuoi fare l’attore devi iniziare a giocare e devi farlo preferibilmente ogni giorno. Ci parli mai con gli spaventapasseri? Giochi mai con gli omini di latta? Sei mai in compagnia di leoni che hanno perso il coraggio? Se devi fare il ragioniere o il dipendente e non svolgi queste attività va bene. Ma se vuoi fare l’artista, l’attore devi prendere in seria considerazione la possibilità di avere a che fare con personaggi come questi che provengono da Il meraviglioso mago di Oz, che è un celebre romanzo, non solo per ragazzi, ed anche uno splendido film girato nel 1939 da Victor Fleming. È questo uno dei messaggi che più mi piace del libro L’attore crea: un manuale pratico per attori scritto da Marta Gervasutti che ripropone il suo metodo di coaching per attori tutto italiano.