La vita armata in paese

Quanto paghi, ogni mese, per sentirti al sicuro?

Fai il conto della rata e ti viene un numero. Sbagliato. Quel numero è solo l’acconto. Il prezzo vero lo paghi in un’altra valuta, e te ne accorgi tardi, quando hai già firmato tutto. Ci arrivo. Ma prima devo dirti una parola, una sola, e lasciarla lì: armata. Tienila a mente. Alla fine capisci perché la villetta nuova, quella con il cemento armato e i tripli vetri, è la cosa meno sicura che potevi comprarti.

Qui intanto si boccheggia. È agosto, l’umidità ti si incolla addosso e non va via nemmeno dopo venti docce. La ventola del pc sta per fondersi pure lei. E fuori, immancabile, il camion betoniera. Il paese è una giungla di cemento a cui aggiunge, ogni giorno, altro cemento. Edili con martelli, chiodi, tavole e ferro, sempre pronti a costruire strutture in cui riversarlo. Edilizia pesante, per case pesanti, dove vivere una vita pesante. Più calcestruzzo per tutti: è l’unico slogan, e ogni volta che quella sostanza grigia cola in una gettata, da qualche parte nel mondo muore un architetto. Come muore il centro storico di Oria, sempre più vuoto.

Quello che il paese ti vende

E allora la compri, la villetta. Le volte a stella del centro storico le guardi, le ammiri, ti fai pure il selfie, ma vivere lì dentro no. Dopo il matrimonio da due milioni nel ristorante con la statua di Padre Pio accanto a quella di Elvis Presley, la coppia giovane vuole l’appartamento nuovo. Le porte che puzzano ancora di vernice, il garage, gli infissi a doppio e triplo vetro. Vuoi mettere lo stucco veneziano, la finta pietra? E poi nel centro storico con il suv manco ci passi.

In centro ci vai a piedi, semmai, in qualche bar in piano però, niente salite per carità, e il passeggino lo spingi tu sulle chianche. Quant’è bello sto paese. Da farci storie. Belli pure gli angoli che i volontari hanno tinteggiato e riempito di fiori. Magari avercelo un b&b qui dentro, un bar, un ristorante. Però con il parcheggio vicino, perché senza parcheggio la gente come ci viene? Ci facciamo venire i turisti, li ospitiamo, mettiamo la movida. Ma a dormire, a crescere i figli, andiamo da un’altra parte. Con il mutuo, certo, ma abbiamo due stipendi: le forze armate del marito e la cattedra di lei.

Ecco la sicurezza. I pilastri della casa e il posto fisso. Il cemento diventa solido, indistruttibile, o quasi. Poi ci aggiungi il cane, piccolo, magari piccolissimo, un cane-topo che mangia poco e caca degli stronzettini facili da raccogliere. E giù a rigare dritto, perché tanto c’è tutto: ferie e malattia pagate, il pediatra a disposizione, la macelleria a pochi isolati, il supermercato dove parcheggi il suv comprato a rate. Cosa ti manca? Niente. Sei al sicuro.

Le due armature

Adesso aspetta. Torniamo a quella parola che ti avevo chiesto di tenere a mente.

Armata. La villetta è armata come è armato il cemento: ferro dentro la pietra, per non crollare. E armato è anche lo stipendio del marito, le forze armate, la divisa. Due armature, una di calcestruzzo e una di Stato, messe lì a proteggerti. Il problema delle armature è che proteggono finché non arriva il colpo per cui non erano fatte. Poi diventano il peso che ti inchioda a terra.

Perché la sicurezza che hai comprato regge un solo tipo di vita: quella in cui non succede niente. Tieni la rata? Bene, ma allora niente cambio di lavoro, niente partenza, niente rischio, niente errore. La benzina costa, e allora il giro in macchina lo fai piano, e corto. La pizzeria una volta al mese, e bisogna far economia. L’amore una volta ogni morte di papa. Hai presente cos’è una vita che non può permettersi un imprevisto? È una vita che il primo imprevisto lo spazza via. Quella non è solidità. È il contrario. È una struttura che sta in piedi solo se il mondo resta fermo, e il mondo non resta mai fermo.

La crepa che nessuno ti mette in preventivo

E qui viene il bello, la crepa che nessun geometra ti ha messo in preventivo. Quei casermoni nuovi, armati, isolati dovevano tenerti dentro il tuo, fuori il resto. Invece le urla di quando si scopa, di quando si litiga, dei bambini che strillano, attraversano i muri come se non ci fossero. Anzi: amplificate. Il cemento armato non isola niente. Trasmette. La cosa che doveva proteggere il tuo intimo lo mette in piazza. L’armatura che hai pagato a rate per trent’anni non ti chiude dentro la tua vita: ti espone.

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Ti è mai capitato di sentire il vicino litigare attraverso un muro che pensavi spesso? Scrivimelo nei commenti. Perché quel muro che non isola dice di te più di quanto pensi.

La casa che regge da secoli

E allora dov’è la sicurezza vera? Non te la vendo, sarebbe un altro slogan da camion betoniera. Te la mostro al contrario, guardando cosa il cemento si è portato via.

Guarda il centro storico. Quelle case che la coppia giovane scansa per la villetta nuova stanno in piedi da secoli. Hanno visto terremoti, guerre, carestie, e sono ancora lì. Nessun cemento armato dentro: pietra su pietra, volte a stella, muri che respirano. Hanno retto perché potevano cedere un poco e raddrizzarsi, non perché erano rigide. La villetta nuova invece è perfetta finché tutto va perfetto. Al primo colpo storto si crepa nei punti dove l’avevano fatta indistruttibile.

Vale per le case e vale per le vite. La sicurezza non è la rata che ti incatena, è il margine che ti lasci. È poter sbagliare lavoro senza affondare, partire senza chiedere permesso alla banca, fare l’amore senza far l’inventario del mese. Il paese ti ha insegnato che sicuro vuol dire fermo. È la bugia più cara che ti hanno fatto firmare. Sicuro è poterti muovere quando il mondo si muove, e il mondo si muove sempre.

Se questa cosa ti gira in testa e non ti molla, è il tipo di domanda scomoda che ci facciamo ogni settimana su Taccuino Vitale. Non per darti la risposta pronta: per metterci in strada insieme. Iscriviti, e la prossima provocazione te la porto io.

Il conto vero

Quanto paghi, ogni mese, per sentirti al sicuro? Adesso fai il conto vero. Non la rata: quella la sapevi già. Conta i giri in macchina fatti piano per via della benzina, le partenze rimandate, le volte che non hai detto basta al lavoro perché c’era il mutuo. Quella è la valuta. La villetta è armata, sì. Ferro nel cemento, divisa nello stipendio, due armature pagate a rate per non crollare mai. Ma chi non può crollare non si può nemmeno piegare. E chi non si piega, al primo vento storto, si spezza. Il geometra non te l’aveva messo in preventivo. Ma era scritto, a norma di legge, nel regolamento edilizio.

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