Quell’idiota di san Francesco e la sete di conoscenza

Hai mai conosciuto qualcuno così puro da sembrare stupido?

Francesco d’Assisi lo era davvero, e non per mancanza d’intelligenza. Aveva conosciuto il lusso del padre mercante, la vanità delle feste, la violenza delle guerre. Quando si spogliò nudo davanti al vescovo, non fu un gesto teatrale ma un atto radicale: tagliare via tutto ciò che lo teneva prigioniero. Dopo aver rinunciato a ogni ricchezza, intuì che anche il sapere poteva diventare una forma di potere. Per questo rifiutò libri, scuole e dispute, dicendo che al frate bastavano la tonaca e le mutande. Si definiva “idiota et simplex”: un analfabeta per scelta, un uomo che preferiva toccare la vita piuttosto che descriverla.

Non disprezzava la cultura, ma la guardava con sospetto. Aveva visto troppi uomini citare Dio come un argomento invece di respirarlo. Per lui conoscere significava vivere, non dimostrare. La sua povertà era un metodo: togliere finché non restava che l’essenziale, un cuore nudo davanti alla verità. Diffidava della logica perché sapeva che la mente può costruire prigioni dorate. Scelse invece l’ignoranza come libertà, la semplicità come forma suprema di intelligenza. Si sentiva un umile uomo, non quel santo che veneriamo.

Eppure, poco dopo la sua morte, i suoi stessi seguaci fecero il contrario: entrarono nelle università, studiarono Aristotele, crearono la logica moderna. Da quella “ignoranza sacra” nacque una nuova sete di conoscenza che avrebbe incendiato l’Europa, fino ad arrivare — secoli dopo — al Guglielmo da Baskerville di Umberto Eco. È lì, tra Francesco che rinuncia e i francescani che studiano, che comincia la nostra storia: la battaglia eterna tra chi teme il sapere e chi lo abbraccia come via per capire Dio e se stesso.

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Baudolino e il tramonto del Medioevo

Ci sono tre romanzi in uno in Baudolino di Umberto Eco, che ho appena finito di leggere. Vediamoli in sintesi uno per uno:

  1. Il romanzo picaresco, o d’iniziazione, di un tredicenne di umili origini della Fraschetta, nella bassa pianura padana vicino ad Alessandria, che viene adottato dall’imperatore Federico Barbarossa;
  2. Il romanzo storico di un giovane, sempre Baudolino, in cui Federico nutre grande fiducia e dal quale si fa supportare in diverse imprese e nell’opera fondamentale di legittimazione di fronte alle minacce del papato anch’esso alla ricerca della supremazia;
  3. Il romanzo fantastico di un uomo che dopo la morte del Barbarossa va alla ricerca del Prete Gianni e s’imbatte in terre in cui abitano creature dei bestiari medievali come gli sciapodi, i blemmi, gli uccelli di Roq e altri.
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Narrare il Medioevo

Ti piace la storia? E in particolar modo il medioevo, epoca che in molte cittadine italiane è molto presente? Ami le rievocazioni? In estate molti comuni del belpaese amano attrarre e intrattenere turisti attraverso delle manifestazioni che ricordano il Medioevo ed alcuni personaggi di quel periodo storico. Dal Palio di Siena in poi, sembra esserci una riscoperta di questa età. Ma come viene raccontata? La nostra narrazione è sempre coerente oppure, a volte, ci sono incroguenze, invenzioni di sana pianta ed iniziative poco rispettose?

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I social sono morti. Il blog resiste

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Photo by Anthony Shkraba on Pexels.com

C’era una volta il world wide web con le sua paginette statiche, i siti web che tu mettevi online e che lì restavano, più o meno visitati, in cui il massimo dell’interazione avveniva via email o dove trovavi un numero di telefono a cui chiamare. Poi arrivarono le pagine dinamiche e i blog grazie ai quali anche chi non era un webmaster poteva pubblicare articoli, notizie, contenuti. A un certo punto, nel 2007, esplode Facebook, il primo vero grande social network che cambia lo stato delle cose: quasi ogni abitante della terra che avesse una connessione alla rete con estrema facilità poteva creare un suo profilo, fare l’upload di foto, pubblicare quel che gli passava per la testa. Per anni sono state pubblicate cose di qualità, interessanti, ben curate. Dopo è diventata una caciara.

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