Immagine creata con Grok ed elaborata cin Face Swap
Il Natale quando arriva arriva, diceva Renato Pozzetto nella pubblicità del panettone Motta. A volte succede, però, che ci lasciamo sorprendere dal suo arrivo. All’improvviso ci si accorge che manca poco tempo e una qualche intenzione di organizzare un qualche evento per questa occasione sfuma. Anche perché si fanno i conti con il poco tempo a disposizione, con il budget il più delle volte insufficiente e da riorganizzare.
Immagine creata con DALL-E. Chiave di ricerca: “Una foto realistica di uno spettacolo teatrale con attori e spettatori in un centro storico di una piccola città d’Italia”.
In paese ci si conosce tutti. È questo l’adagio che di bocca in bocca si ripete perché rispecchia la realtà di un piccolo centro intorno ai mille o cinquemila o dieci o quindicimila abitanti, come nel caso di Oria, cittadina messapica che fa parte del mio destino di vita da tanti anni e che continuerà ad essere importante per me, anche se a breve dovessi trasferirmi altrove. In altri termini siamo di fronte ad una comunità, al netto delle divisioni più o meno apparenti e delle polemiche che a volte sorgono. Ci sono paesini in Toscana dove tutti gli abitanti o quasi si ritrovano in un grande spettacolo teatrale nel quale ognuno ha un ruolo o in scena o dietro le quinte. Il caso più noto è quello di Monticchiello, frazione del comune italiano di Pienza, nella provincia di Siena, dove da tanti anni gli abitanti hanno dato vita al Teatro Povero in cui il teatro popolare tradizionale toscano ha spazi e progetti anche durante tutto l’anno. È questo un modo straordinario per animare la vita di questo borgo, fare cultura attiva e dare un grande contributo al turismo.
La recitazione si studia ovunque, in particolar modo per strada, nei mercati di paesi e città, ovunque ci sia umanità. La domanda dove studiare recitazione è una di quelle classiche, come ad esempio come recitare o come si diventa attori, di chi vuole avvicinarsi a quest’arte e di solito si pensa ad accademie e grandi scuole. Oppure a maestri, mentori, ecc. Fosse così semplice chiunque va a un corso e riceve lezioni riuscirebbe a fare l’attore. Ma la faccenda è più complessa e ne parlerò in questo articolo.
Primavera del 1990, gita a Napoli ai tempi del liceo. In una vetrina vedo una copertina nera con su scritto Fare l’attore. Prezzo: 42.000 lire (21,70 € di oggi). Non avevo con me i soldi. Me li feci prestare da un compagno. La domanda che avevo in testa era una sola: come si diventa attori? Sul pullman del ritorno lo divorai. Nelle settimane successive lo lessi e lo rilessi. Non pensavo ad altro. Me lo chiedo ancora oggi, a 52 anni, e voglio parlarne in questo articolo a beneficio di chi quell’interrogativo se l’è posto almeno una volta nella vita.
Quando un bambino sta giocando a fare l’astronauta o il pilota di formula uno o il supereroe in parte imita ciò che ha già visto in qualche cartone animato o film e in parte immagina. Non si chiede in che modo si faccia ma si mette subito all’azione, si diverte non appena scatta il meccanismo del “come se”. Dopo aver visto che cos’è la recitazione e quanti tipi ne esistono, a cosa serve, cosa si studia in questo settore, accenneremo ora a come recitare.
Un attore seduto su un cubo di cemento tende il braccio e ride, mentre alle sue spalle un’altra figura in abito lungo nero resta in piedi immobile, in uno spazio scuro tagliato da una luce bassa. Foto di Roberto Huczek su Unsplash
Sei più attore di cinema o di teatro?
Me lo chiedono spesso, e la risposta breve è che non c’è da scegliere: non sono due mestieri, è uno. Per crederci però devi arrivare in fondo, dove c’è un attore che recita benissimo senza sentire niente. E non è un fenomeno raro.
Primo piano di un giovane uomo dal viso senza espressione. Foto di Alyona Grishina su Unsplash
Che fine fa la tua camminata quando ti accorgi che qualcuno ti sta guardando?
Cosa si studia a scuola di recitazione? Meno di quanto immagini. Le braccia che diventano di troppo, il passo che non torna più: tieni a mente quella goffaggine, perché è il punto da cui parte tutto il lavoro. La prima cosa che ti chiedono di fare lì dentro non è aggiungere niente a quello che sai già. È l’opposto, e ci arriviamo.
Un gruppo di attori al lavoro in una sala prove dalle pareti chiare: al centro una donna con le braccia spalancate a metà di un movimento, gli altri intorno a lei. Foto di Javad Esmaeili su Unsplash
E questa cosa del teatro, alla fine, a cosa ti serve?
«A cosa serve la recitazione» me lo sono sentito chiedere decine di volte, quasi sempre da qualcuno che mi vuole bene. Per anni ho risposto sul serio, con argomenti buoni da portare in tribunale: la disciplina, la memoria, il lavoro sulle emozioni. Sbagliavo indirizzo. Quella domanda ha un difetto nascosto, e per vederlo mi è servito guardare un bambino di sei anni. Ci arrivo, ma prima passiamo da settembre.
Perché è fine agosto, e settembre è il mese in cui i corsi di teatro riaprono. Le scuole pubblicano i calendari, i laboratori raccolgono le iscrizioni, e chi si era ripromesso di provare si ritrova davanti alla stessa frase da giustificare a tavola. Nel post precedente avevo spiegato cos’è quest’arte. Qui toccava dirne l’utilità. Ma più cercavo l’utilità, più quella parola suonava stonata.
Prima di tutto è una brutta parola! Se vogliamo capire che cos’è la recitazione rendiamoci conto che di fronte a una persona falsa si è soliti dire che sta recitando una parte, che si vede che mente. Lo sapeva bene Thomas Milian, noto al pubblico italiano soprattutto per “Er Monnezza”. Pare che abbia affermato
Vengo dall’Actors Studio: io non recito, non inganno il pubblico. Mi identifico nei personaggi. Oggi come allora vivo come loro, sono loro. Per questo Tor Marancia è ancora il mio quartiere preferito.
Ritratto in bianco e nero di Carmelo Bene, la sigaretta tra le labbra e una camicia di pizzo chiaro, il volto chinato e tutto il resto nel buio.
Hai mai avuto tanta paura di cadere da non riuscire nemmeno a guardare giù?
Tienila da parte, quella paura. La notte in cui Carmelo Bene sulla Torre degli Asinelli lesse Dante a centomila persone, l’aveva addosso pure lui, e per restare in piedi lassù chiese una cosa sola. Te la dico tra poco. È la stessa cosa che oggi si sta facendo alla torre lì accanto.