I tre ladri di quel gran ladrone di Scarpetta

Maschera di Pulcinella in cuoio nero, già appartenuta ad Antonio Petito e indossata da Ettore Petrolini.
Mostra Eduardo Scarpetta. Il teatro come dinastia (1925–2025), Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

E se l’arte, soprattutto a teatro, fosse solo un furto riuscito?

Prima di rispondere, facciamo un patto. Leggi questo articolo fino in fondo e alla fine dimmi se hai mai rubato qualcosa a qualcuno. Non parlo di oggetti. Parlo di un gesto, una voce, un modo di stare al mondo che hai visto fare e che da quel giorno non ti ha più lasciato.

Se arrivi fino alla fine e scopri che non hai mai rubato niente a nessuno, forse non hai mai davvero creato niente. Ma se arrivi fino alla fine e capisci da chi hai rubato, allora forse hai capito come funziona davvero la tradizione.

Cominciamo.

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L’esperienza formativa del fare teatro a scuola

teatro a scuola
Foto di Anastasia Shuraeva

Il sipario sta per alzarsi sull’anno scolastico 2023-2024, e tu sei al centro di un’avventura straordinaria! In questo breve viaggio, esplorerai il potere del teatro nelle scuole italiane, e non sto parlando solo di un articolo, ma di un invito speciale per te. Sei un insegnante in cerca di ispirazione per arricchire le tue lezioni? O uno studente curioso di scoprire nuove forme di espressione? Preparati a entrare in scena e a scoprire un mondo di opportunità che ti aspetta! 🎭📚

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I 3 modi per rappresentare Dario Fo

Dario Fo è uno degli autori più rappresentati al mondo. Basta consultare la mappa delle compagnie autorizzate sul sito della Fondazione Fo Rame per rendersene conto. A parte l’Africa non c’è parte del pianeta dove non ci siano messe in scena di questo premio Nobel.

Ad esempio nel 2021 è stato portato in scena il suo testo Gli imbianchini non hanno ricordi in Russia. Gli Arcangeli non giocano a flipper, poi, è stato rappresentato in Nuova Zelanda, La storia della tigre negli USA e via dicendo.

Per rappresentare gli spettacoli di Dario Fo è necessario avere una grande capacità di improvvisazione e di comicità. Gli attori devono essere in grado di interagire con il pubblico e di creare un clima di partecipazione e condivisione.

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Dioniso e le origini del teatro

Immagine generata da Dall-e 2 con input” Un’illustrazione di Dioniso in un teatro antico greco nello stile della fantasy Art” e ritagliata.

Perché al teatro è associato Dioniso e non un dio come Apollo, o Zeus o una qualche dea come Demetra, Giunone o altre? Nel Pantheon greco-romano ad ogni dio è collegata un’attività umana. Per esempio Ares era il dio della guerra, Afrodite dell’amore, ecc. Dioniso in origine era il dio del vino ma anche della musica e della danza. C’è quindi una contiguità delle arti in ballo. Il teatro così come lo conosciamo nel suo periodo d’oro ateniese a partire dal V° secolo a. C. ebbe un periodo di preparazione che va fatto risalire ai riti che si tenevano durante le feste dionisiache. I fedeli del dio sotto l’effetto di grandi quantità di vino si lanciavano in danze e nel ditirambo, il canto a Dioniso, da cui si svilupperà poi la tragedia con Tespi e con altri autori. C’è poi da prendere in considerazione la sua passione per i travestimenti e le maschere, che adopera spesso.

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Giornata Mondiale del Teatro 2023: l’arte che trascende i confini e tocca l’anima

Foto di Francesco Ungaro.

La Giornata Mondiale del Teatro, che si celebra il 27 marzo di ogni anno dal 1962, rappresenta un’importante occasione per sostenere e onorare le arti di scena in tutto il mondo. Istituita dall’Istituto Internazionale del Teatro (ITI), l’evento mette in luce il potere del teatro nel promuovere l’umanità, la comprensione e la solidarietà tra le diverse culture. In questo articolo, esplorerai la storia e l’impatto significativo della Giornata Mondiale del Teatro, condividerò storie emozionanti e riflessioni potenti tratte dai messaggi internazionali passati e presenti e ti inviterò a partecipare in modo attivo all’evento di quest’anno.

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Confessione pubblica e teatro: il coraggio di mettersi in gioco

Immagina generata da Text To Image in Canva con input “Attori che interpretano l’Amleto nel teatro elisabettiano del ‘600”.

Il teatro come rituale

Il teatro è una forma d’arte che ha radici antiche, che affondano nella storia dell’umanità. In origine, il teatro era un rito, una cerimonia sacra in cui gli attori interpretavano ruoli divini e umani, raccontando storie mitologiche o storiche, e in cui gli spettatori partecipavano attivamente, cantando, danzando e recitando insieme agli attori.

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Quanti tipi di recitazione esistono

Photo by Roberto Huczek on Unsplash.

Quanti tipi di recitazione esistono è una domanda che può avere una risposta sola perché tali tipi si restringono a uno solo: quello dell’attore che funziona in scena. C’è soltanto un tipo di recitazione dunque ed è quello del buon attore, che sa come far funzionare il suo lavoro a prescindere dal contesto in cui si trova. Le distinzioni, se vogliamo introdurle, possono essere utili a definire quest’ultimo, capire a chi è destinata la produzione per la quale ci si sta impegnando e quindi svolgerla al meglio. Ed ora ci soffermeremo su di esse. Faremo un breve excursus tra tipi di spettacolo, culture di riferimento e scopo delle rappresentazioni.

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Francesco d’Assisi e la sfida all’editto di Federico II

Assisi vista dai campi di grano, la città di Francesco d'Assisi e Federico II bambino, con la basilica sul crinale
La basilica di San Francesco e le case di Assisi allineate sul crinale, viste da un campo di grano con un albero sulla destra e il cielo pieno di nuvole. Foto di Magali Guimarães su Pexels.

Quante volte ti hanno raccontato una persona in un modo, e poi hai scoperto che era il contrario esatto?

C’è un uomo che quasi tutti credono di conoscere. Dolce, mite, quello che parla agli uccelli e ammansisce i lupi. Peccato che di sé, da vivo, usasse una parola che oggi ci farebbe sobbalzare. E la usava mentre un imperatore, per quella stessa parola, toglieva a chi se la portava addosso la protezione del re. Quella tra Francesco d’Assisi e Federico II è una sfida combattuta su un nome solo: la parola non te la dico adesso, te la dico a metà strada, quando avrai visto cosa costava pronunciarla.

L’occasione dura un anno intero. Francesco muore la sera del 3 ottobre 1226, e il 2026 è l’ottavo centenario del transito: la Penitenzieria apostolica ha aperto un anno giubilare che corre dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, e ad Assisi le celebrazioni si sono concentrate ad agosto. Otto secoli tondi. Su questo personaggio torno spesso, per un corto teatrale a cui tengo e per certe ricerche legate alla Puglia, la terra in cui ho vissuto, e il centenario è il momento buono per chiedersi di chi stiamo parlando.

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Il problema dello spazio teatrale nella scena contemporanea

Foto di Hisham Zayadnh su Pexels.

Il palco a una certa altezza e la platea giù, il teatro come luogo e come struttura che conosciamo oggi in Italia, è il luogo peggiore dove rappresentare uno spettacolo teatrale. Si chiama sala all’italiana e nasce nel seicento per esigenze uditive, legate alla musica, che impediscono, di fatto, la visuale. Come scrive Fabrizio Cruciani in Lo spazio del teatro tale edificio è il risultato della nostra cultura che per tanto tempo ha dato spazio al melodramma che è per lo più uno spettacolo musicale. Altrove, invece, si affermavano nello stesso tempo altri modi di concepire lo spazio del teatro come quello elisabettiano in Inghilterra, o l’impianto vitruviano dello Schouburg di Amsterdam oppure ancora con il sistema dei tre carri spagnoli. Il continuare ad insistere sullo stesso tipo di struttura, soprattutto in Italia, vuol dire compromettere il modo stesso in cui concepiamo la messinscena e l’idea stessa di rappresentazione.

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Il grammelot di Dario Fo

Giocoliere di strada urla a bocca spalancata con una clava in mano, il grammelot di Dario Fo in mezzo alla piazza
Un artista di strada urla a bocca spalancata tenendo una clava da giocoliere, con la folla sfocata alle spalle. Foto di atelierbyvineeth su Unsplash

Ti è mai capitato di dover tacere una cosa che avresti voluto gridare?

Stamattina ho ritrovato un mio vecchio audio. L’avevo registrato nel grammelot di Dario Fo, una lingua che non esiste. Si afferra appena qualche parola, eppure chi lo ascolta ride, annuisce, a tratti si indigna. Tra poco ci arrivo, a quell’audio. Prima devo spiegarti perché, quel giorno, non potevo permettermi di parlare in italiano.

C’era un tema, in quei mesi, su cui tutti avevano già deciso da che parte stare. Bastava aprire bocca per finire in una delle due tifoserie, e chi provava a dire qualcosa di diverso rischiava, se non i pomodori in faccia, almeno di essere frainteso a vita. Così ho fatto quello che facevano i teatranti secoli prima di me: ho smesso di usare le parole vere e ho parlato in grammelot.

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