Troppo spesso crediamo di avere poche possibilità di scelta. A volte manco le vediamo! Invece di fronte a noi ci sono molte più opzioni e possibilità di quel che crediamo. Succede che ci focalizziamo su uno, o al massimo pochi elementi, trascurando il fatto che si potrebbe fare molto di più. Presi dall’ansia facciamo subito una determinata cosa senza accorgerci del resto, di ben altro che è a disposizione.
Un gruppo di attori al lavoro in una sala prove dalle pareti chiare: al centro una donna con le braccia spalancate a metà di un movimento, gli altri intorno a lei. Foto di Javad Esmaeili su Unsplash
E questa cosa del teatro, alla fine, a cosa ti serve?
«A cosa serve la recitazione» me lo sono sentito chiedere decine di volte, quasi sempre da qualcuno che mi vuole bene. Per anni ho risposto sul serio, con argomenti buoni da portare in tribunale: la disciplina, la memoria, il lavoro sulle emozioni. Sbagliavo indirizzo. Quella domanda ha un difetto nascosto, e per vederlo mi è servito guardare un bambino di sei anni. Ci arrivo, ma prima passiamo da settembre.
Perché è fine agosto, e settembre è il mese in cui i corsi di teatro riaprono. Le scuole pubblicano i calendari, i laboratori raccolgono le iscrizioni, e chi si era ripromesso di provare si ritrova davanti alla stessa frase da giustificare a tavola. Nel post precedente avevo spiegato cos’è quest’arte. Qui toccava dirne l’utilità. Ma più cercavo l’utilità, più quella parola suonava stonata.