Hai mai giocato a giocare un gioco?

Hai mai provato a giocare a un gioco senza conoscerne tutte le regole? Se non leggi fino alla fine, ti dico già: perderai la parte più importante. Perché questa non è una storia sui bambini, ma su di te.

Poco fa ho visto una scena: un padre propone ai figli di giocare a 1, 2, 3 stella. Il bambino, quattro anni al massimo, si appoggia al muro e comincia a contare: «uno, otto, dieci, quattro, undici, tre…». La sorellina, un anno e mezzo, crede si tratti del nascondino e si infila dietro il padre. Lui ride, prova a correggere, ma loro continuano, felici, nel caos perfetto.

Ti sembra una sciocchezza? Aspetta. Perché proprio lì, tra quell’errore e quella libertà, si nasconde la chiave di qualcosa che noi adulti abbiamo perso. Ti spiego cosa nel prossimo paragrafo — ma ti avverto: una volta capito, non riuscirai più a guardare un gioco allo stesso modo.

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I giochi di Ismaele e il futuro del cinema

Foto di RDNE Stock project

Che cinema avremo fra cento anni? Come sarà? In cosa si trasformerà? Nessuno può saperlo. A quell’epoca quest’arte, se rimarrà almeno simile a quella che è oggi, raddoppierà i suoi anni. E visti i repentini cambiamenti a cui stiamo assistendo prima con la rivoluzione industriale, poi con quella informatica e infine con quella attuale, legata allo sviluppo delle intelligenze artificiali, non possiamo fare previsioni nemmeno da qui a sei mesi. Però possiamo sbirciare quello che fanno i ragazzini, persino i bambini, con smartphone e tablet in mano.

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Il padre del cinema

Il 1 settembre del 1902 debuttava a Parigi il primo film di fantascienza nella storia del cinema, Il viaggio nella Luna di Georges Méliès, basato su un soggetto di Jules Verne. Questo regista può essere considerato il padre del cinema. Prima di lui, infatti, i fratelli Lumière erano fermi ai documentari. Non avevano capito il reale valore di quello che stavano facendo perché pensavano che la loro invenzione era destinata solo ad ambiti scientifici. Quando, infatti, nel 1895 l’illusionista prestigiatore Méliès chiese di comprare l’apparecchio da loro usato questi si rifiutarono di venderglielo asserendo che esso aveva a che fare con la scienza, non con il gioco o il teatro.

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