Come diventare pieni di grazia nella vita e nell’arte

Una passeggiata nel silenzio del tramonto, dove ogni passo riscopre la grazia della natura e il riflesso della nostra gratitudine interiore. Immagine creata da ChatGPT.

Che vuol dire il verso dell’Ave Maria “piena di grazia”? Ci hai mai pensato? Questa espressione sacra risuona con una verità universale che ho riscoperto durante il quarto giorno del mio percorso di meditazione di 21 giorni sulla gratitudine di Deepak Chopra. Ogni giorno, anche il tuo, può essere intriso di questa stessa grazia che può trasformare la tua vita quotidiana in maniera semplice e profonda. Seguimi un po’ per capire come.

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La sinfonia delle tre parole del 2024

Foto di iOnix08.

Hai mai pensato a come tre parole possano essere il sottofondo della tua vita in un anno? Prendi spunto anche tu dal tradizionale articolo che Daniele Imperi dedica a questo aspetto e scegli le tue. Io, Giuseppe Vitale, attore, narratore di storie, formatore propongo le mie tre parole come un ponte tra il mio presente di esperienze nel mondo del cinema e teatro e il futuro che sogno di costruire.

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Come trovare l’equilibrio tra vita e carriera artistica

Foto di Haste LeArt V.

Come fai a non perderti tra le luci della ribalta e i momenti tranquilli a casa? Questa è la domanda che apre il sipario sul nostro tema: trovare un equilibrio tra vita personale e carriera nell’affascinante mondo della recitazione. Questo articolo è il nuovo atto della serie “I 40 Problemi dell’Attore Principiante” sul mio blog, dove affrontiamo le sfide comuni e offriamo soluzioni pratiche. Oggi, esploriamo come un attore alle prime armi può bilanciare la passione per la scena con la vita fuori dal set.

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Come gestire la natura incerta della carriera artistica

Foto di Md Towhidul Islam.

Perché la vita di un attore all’inizio della sua carriera, a volte, è un campo minato di stress e ansia? Nel nostro viaggio tra i quaranta problemi che ogni attore principiante deve affrontare ora ci addentriamo nel cuore dell’incertezza. In queste righe, sveliamo come questo invisibile antagonista influenzi l’arte della recitazione.

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Leonardo Vitale, dalla strada alla storia

“Che impatto ha un artista che trasforma l’asfalto in un palcoscenico di colori e storie?” Questa è la domanda che mi ha accompagnato ieri, 6 dicembre 2023, mentre studiosi ed artisti raccontavano un po’ mio padre, Leonardo Vitale, il madonnaro salentino che ha saputo fondere arte, storia e vita quotidiana.

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Perché e come passare alla storia

Foto di Engin Akyurt.

«Io mi domando un domani, mentre il mio lavoro è documentato, dalla televisione, dal cinema, dal teatro … in letteratura che resterà di te Bonino… Cosa resta in nome del Signore? … Bisogna farle le cose, io le ho fatte, sono documentate. Cosa hanno fatto questi signori?» chiede dal minuto 43 Carmelo Bene nella puntata di Mixer Cultura del 15 Febbraio 1988 a proposito dei critici. Lui si definiva un classico vivente. Aveva capito che sarebbe passato alla storia e che dopo la sua morte si sarebbe parlato di lui a lungo, cosa che sta avvenendo.

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I veri artisti diventano ricchi

Chi ha detto che gli artisti debbano essere sempre poveri, sul lastrico, al verde? Bene, preparati a sfidare le convenzioni, perché in questo articolo ti svelerò un segreto che potrebbe far tremare le basi del tuo pensiero: i veri artisti diventano ricchi!

Sì, hai capito bene. Mentre molti si ostinano a pensare che la passione artistica debba essere un percorso di povertà, scopriremo come gli artisti autentici riescano a sbloccare una ricchezza straordinaria, spingendo i confini della bellezza, del divertimento e delle emozioni. È il momento di scoprire come gli artisti trasformano la loro arte in moneta sonante e come tu possa trarne ispirazione per arricchire la tua stessa vita.

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7 lezioni di arte da una foglia 🍂

Sette lezioni di arte da una foglia

La natura sa sempre che cosa fare e come. Procede inarrestabile, come inarrestabile è la vita. E l’uomo da sempre trae da essa ispirazione, idee, persino alcune lezioni. Osservando una singola foglia 🍂 ci sono almeno sette aspetti che ci possono aiutare a rendere la nostra opera ben ispirata, coerente, armoniosa e quindi efficace nel comunicare le emozioni e le sensazioni che arrivano al cuore delle persone.

Ecco allora le 7 lezioni di arte da una foglia. Si tratta di principi universali che riguardano ogni disciplina e che quindi possono essere applicati oltre che nelle arti visive e plastiche, anche nella musica, nel teatro, nel cinema, nella scrittura, ecc.

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Impara l’arte e usala

Ti hanno detto impara l’arte e mettila da parte, vero? E tu ce l’hai lì, chiusa in un cassetto insieme ai sogni che non riesci a buttare, ma neanche a usare. Magari hai più di una passione: recitare, scrivere, insegnare, creare. E allora ti senti un disastro ambulante. Troppe idee, zero direzione.

Se ti riconosci in questa situazione, quello che stai per leggere potrebbe aiutarti a liberarti, a sbloccarti.

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Lo sceneggiatore, o l’arte di scrivere il mondo e poi sparire

Foto di Ron Lach.

Ti è mai rimasto addosso un film per giorni, senza che tu sapessi dire di chi era il merito?

La persona che cerchi non l’hai mai vista in faccia. Alla fine di queste righe saprai il suo nome, o meglio, capirai perché non lo ricordi. Ci arrivo. Ma prima devo toglierti dalla testa due sospettati sbagliati.

Quando esci dal cinema e dici «che film», stai ringraziando qualcuno che non hai visto e di cui non ricorderai il nome. Non l’attore: quello lo hai visto fin troppo. Non il regista, che ormai firma i film come uno chef firma i piatti. Parlo di chi, mesi prima che la prima luce si accendesse sul set, sedeva a un tavolo con un foglio bianco e decideva che a un certo punto quel personaggio avrebbe taciuto invece di rispondere. Lo sceneggiatore.

Per anni ho creduto anch’io alla favola dell’attore che «dà vita» al personaggio. Poi ho iniziato a prendere appunti sul serio, la mia ossessione, e a smontare le scene che mi restavano addosso per capire dove mi avevano preso. Quasi sempre finivo lì: in una battuta scritta, in un silenzio piazzato al millimetro, in una virgola che qualcuno aveva deciso a freddo, con la pazienza di un artigiano e la freddezza di un chirurgo. Il momento in cui piangi non è dove l’attore recita meglio. È dove lo sceneggiatore ha smesso di scrivere.

Ecco perché una «classifica dei migliori di sempre», che è, lo confesso, ciò che questo articolo era quando l’ho scritto anni fa, mi è venuta a noia. Mettere in fila una manciata di nomi e fingere di sapere chi vince è un gioco da rivista d’aeroporto. Il tempo demolisce le classifiche. Non demolisce la domanda: cosa fa davvero chi scrive un film? Restiamo su quella. E lascia che i nomi che seguono ti facciano da lanterna, non da podio.

C’è chi sparisce dentro il personaggio

Woody Allen si è cucito addosso una maschera così precisa, il nevrotico che pensa troppo, che per decenni non abbiamo distinto l’uomo dalla pagina. Quentin Tarantino fa l’opposto e ottiene lo stesso effetto: scrive dialoghi in cui due persone parlano per dieci minuti di hamburger, e tu non respiri, perché sotto le parole c’è sempre una pistola che nessuno nomina. Neil Simon, sull’altra sponda, prendeva il dolore di una famiglia e lo faceva ridere senza mai tradirlo. Tre modi diversi di fare la stessa magia: mettere una persona vera dentro una macchina finta, e non farci sentire l’ingranaggio.

C’è chi scrive la mano di un altro

Francis Ford Coppola, prima di essere il regista che sappiamo, sistemava le sceneggiature altrui, e vinse un premio scrivendo la vita di un generale che non era lui. Oliver Stone e David Mamet hanno affilato la lingua americana fino a farla tagliare: in Mamet un personaggio non dice mai quello che pensa, e proprio per questo lo capisci meglio di quanto lui capisca sé stesso. Steven Spielberg ha imparato presto una cosa che i grandi sanno e i furbi ignorano: la meraviglia si scrive prima di girarla. Non sta nell’effetto speciale. Sta nella pagina in cui decidi quando mostrarla.

La stanza segreta: gli italiani che hanno scritto il Novecento

Qui mi fermo e abbasso la voce, perché è la parte che mi commuove. Cesare Zavattini ha convinto un intero Paese, uscito a pezzi dalla guerra, che la storia più importante da raccontare era quella di un uomo che cercava una bicicletta. Ennio Flaiano ha messo nella bocca dei personaggi di Fellini le battute che poi abbiamo scambiato per saggezza popolare. Suso Cecchi D’Amico, unica donna di questo racconto e non per gentile concessione, ha scritto per Visconti le architetture invisibili dei suoi affreschi, tenendo in piedi film enormi con la precisione di chi cuce. E Vincenzo Cerami ha fatto la cosa più difficile che conosca: ha scritto una favola dentro l’orrore, e ci ha insegnato che si può ridere per non morire.

L’artista sottrae, la macchina aggiunge

Perché insisto tanto su questa gente invisibile? Perché è il cuore di quello che chiamo l’umanoscritto. In un tempo che si è innamorato della scrittura automatica, che chiede alla macchina di generare storie a comando, questi artigiani ci ricordano da dove viene una scena che ti resta: da una persona che ha vissuto qualcosa, l’ha annotato, l’ha lasciato decantare e poi ha avuto il coraggio di toglierne nove decimi. Non c’è algoritmo che tolga. La macchina aggiunge. L’artista sottrae. È questa la firma del Nuovo Rinascimento che mi ostino a inseguire: non chi produce di più, ma chi ha imparato a scomparire con eleganza dietro ciò che ha fatto.

Se questo passaggio ti prende, gli ho dedicato un pezzo intero: dai manoscritti agli umanoscritti. Leggilo, poi torna qui.

L’operaio della leggerezza

Calvino, nelle sue lezioni, chiamava «leggerezza» proprio questo: togliere peso alla struttura senza togliere peso al senso. Lo sceneggiatore è l’operaio della leggerezza. Lima, sottrae, nasconde le impalcature. E quando ha finito, il pubblico giura che il film è nato così, da solo, come se nessuno l’avesse scritto. È la sua condanna e la sua gloria: il capolavoro riuscito cancella le tracce di chi l’ha reso possibile.

Conosci qualcuno convinto che un film lo faccia l’attore, o al massimo il regista? Giragli questo pezzo, e poi ditemi voi due chi ha ragione.

Lo sceneggiatore che non ringrazi mai

Allora eccolo il nome che ti avevo promesso all’inizio. Non è uno solo, e non lo ricordi, ed è giusto così: chi scrive bene il tuo film sparisce dentro di esso. Ti lascio con la domanda che mi porto dietro da quando ho iniziato a smontare le scene invece di limitarmi a subirle.

Nella tua vita, chi è lo sceneggiatore che non ringrazi mai? La mano che ti ha scritto il momento che credi di aver vissuto da solo.