Di fronte al successo ci sono due atteggiamenti: da una parte chi lo desidera e cerca di averlo e dall’altra chi la rifiuta, persino, questa parola. È chiaro che i primi hanno delle possibilità mentre i secondi vivono una vita in cui, quasi di sicuro, non raggiungono grandi obiettivi. Di solito si guarda a grandi personaggi come Bill Gates, Elon Musk oppure a grandi attori come Robert De Niro, Al Pacino, oppure ancora a grandi sportivi come Valentino Rossi ed altri come persone che hanno ricevuto in dono un destino di successo. Si pensa che abbiano una grande fortuna e che le loro capacità siano innate e quindi irraggiungibili dai più. Chi si avvicina alla programmazione neuro-linguistica o chi, in modo più semplice, ascolta qualche coach sente parlare del cosiddetto “modeling”, cioè del comportarsi secondo un modello.
Quanti giorni ti restano da vivere? Chi ti assicura che non muori fra qualche anno o mese o giorno o fra cinque minuti? Scongiuri a parte, questo mi chiese una volta il coach americano di recitazione Bernard Hiller in un suo workshop. E ieri, primo Aprile 2022, mi è capitata una esperienza analoga. Al Wake Up Call di Alfio Bardolla, Giacomo Bruno, che lo ha aperto, ci ha fatto strappare da un metro gli anni vissuti finora. Poi ci ha fatto togliere gli anni fra gli 82 (età media ottimistica) e i 100 (ai quali pochi arrivano). Poi ci ha fatto togliere un certo numero di anni che passiamo dormendo. Risultato: a 48 anni non è che mi rimanga molto tempo…
L’esercizio del metro non h alcun valore di previsione, non è detto che morirò a 67 anni, può darsi che io lasci il mondo prima o dopo ma serve a far capire quanti anni effettivi di lucidità e di energia restano per far davvero quel che conta.
Mi sono detto, cazzo, questo è il momento di vivere. O ora o mai più! E questo lo so bene dal momento che ho visto morire mia madre e mio padre prima che diventassero anziani e mio fratello Mimmo nel 1997 quando aveva ancora venti anni! Poi più tardi ci è stato chiesto di scrivere la nostra bucket list, cioè la lista delle 101 cose da fare prima di morire. Del resto c’è proprio una specifica tecnica dei 101 desideri che Igor Sibaldi spiega bene. Allora ecco ciò che voglio realizzare io. Da questo momento in poi vivo solo per realizzare queste cose. Non ho più tempo per le stronzate! Spero di spuntare ad una ad una tutte le voci. Ci lavoro su ognuna ma senza assilli. Come insegna il mio mentore spirituale Deepak Chopra, ai dettagli ci pensa l’universo. Le intenzioni sono come i semi che si affidano alla buona terra.
Man mano che realizzerò questi desideri tornerò qui per aggiornarli barrandoli.
Se hai un cliente è bene che tu conosca tutto di lui e lo renderai la persona più soddisfatta e felice del mondo. Se ne hai diversi, tanti magari, com’è bene che sia, puoi ancora sapere tutto di loro e personalizzare al massimo grado possibile servizi e prodotti. Se sono così tanti che umanamente diventa impossibile ricordare nomi, età, luoghi e altri particolari usa le Buyer Personas: trasforma tutte le informazioni che hai di loro in profili ideali con tanto di nome e cognome di fantasia e stili di consumo e di vita. Chiediti ad esempio Mario Bottazzi (tanto per inventarmi un nome e non farci rime alla Pierino 😀 ) che cosa fa nella vita, se ha famiglia, come passa il tempo libero, che passioni ha. Non limitarti a ciò che compra o meno da te e se ne è soddisfatto o no. Queste info erano sufficienti cinquanta anni fa. Ora le persone che interagiscono con i brand sono molto evolute in termini di relazioni e interazioni. Se non hai compilato almeno fra i tre e i cinque profili diversi di Buyer Personas il modo migliore per farlo è attraverso un sondaggio. Prendi i dati che ne emergono e immagina queste persone, fanne una fotografia e tienila sempre davanti.
Oggi si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Teatro. È un giorno per celebrare tutte le forme di teatro, in cui attori, registi, drammaturghi e tutti coloro che lavorano in teatro si riuniscono, nei luoghi fisici ma anche online, e condividono il loro lavoro. È un momento per ricordare l’arte del teatro e tutto ciò che ha da offrire. Il teatro è un potente strumento per la narrazione e l’espressione di sé e può essere utilizzato per promuovere il cambiamento sociale e i diritti umani. Può anche aiutare a riunire le persone e creare un senso di comunità.
Sta cambiando l’approccio alla scrittura aiutandoci a essere più concisi e precisi
In passato, per scrivere un documento, si dovevano raccogliere tutte le informazioni necessarie e poi inserirle. Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, questo non è più il caso. Essa può ora aiutarti a raccogliere tutto il necessario e scrivere in modo più efficiente. Questo perché l’IA può mettere insieme più fonti e identificare quelle più importanti. Inoltre, può aiutarti a garantire che i tuoi documenti siano accurati e concisi.
Ho appena finito di leggere Fai di te stesso un brand di Riccardo Scandellari, in arte Skande. Come sottotitolo il libro recita: essere autorevole e ispirare fiducia. Seguo il blog di questo caro amico da qualche anno e cerco di trarne ispirazione per il mio personal branding che nel prologo viene definito come
l’atto di gestire il modo in cui una persona vuole essere percepita da chi la incontra online e offline.
Per gran parte della mia vita ho dato per scontata la risposta: qualcun altro. Da bambino credevo che gli artisti li scegliesse qualcuno al posto mio. C’era un signore, da qualche parte, che decideva quali film di Bud Spencer sarebbero andati in onda il pomeriggio e a che ora sarebbero cominciati i cartoni. Io potevo solo presentarmi puntuale davanti al televisore, come a un appuntamento fissato da altri. L’idolo era lassù, io ero quaggìù, e in mezzo una lunga catena di persone che non avrei mai conosciuto: reti, palinsesti, distributori, uffici. Amavo senza poter dire grazie. Guardavo senza dare nulla in cambio, se non la mia presenza silenziosa a orario stabilito.
Due mani che intrecciano fili di paglia su una stuoia già tessuta, in luce naturale calda. Foto di Wei-Cheng Wu su Unsplash
Ti è mai capitato di finire la giornata con le mani pulite? Di guardarti indietro e non trovare niente che hai toccato davvero?
C’è un uomo che a quella sensazione rispose con un gesto quasi ridicolo, per un avvocato di successo: si sedette a filare il cotone, ogni giorno, con le sue mani.
Quell’uomo è Mohandas Karamchand Gandhi, quello che l’India chiamò Mahatma, grande anima. Lo conosciamo tutti come il padre della nonviolenza, il piccolo avvocato che si spogliò della toga e si avvolse in un telo bianco. Quello che sanno in pochi è che quel telo se lo filava da sé, e che dietro quel gesto ci sono un libro e una notte insonne.
Chi troppo vuole nulla stringe. Quante volte hai sentito questo adagio e ti sei detto che non puoi stare dietro a troppe cose? E hai cercato di ridurre i tuoi impegni, i tuoi interessi, le tue uscite, le voci sulla lista della spesa, la quantità di telefonate che fai ogni giorno, ecc. Se lo hai fatto sei sulla strada giusta. Ma ora devi dare retta a un proverbio russo che dice:
Se dai la caccia a due conigli non ne prenderai nemmeno uno.
La facciata bicroma della chiesa di Santa Maria del Casale a Brindisi, con il portale ogivale sormontato dal protiro pensile, le fasce orizzontali di carparo ocra e pietra bianca e i motivi geometrici a zigzag e a scacchiera. Foto di Giuseppe Vitale.
Per che cosa saresti disposto a morire?
Tieni da parte la risposta. Quella di un altro uomo è ancora lì, dipinta su un muro di Santa Maria del Casale, la chiesa di Brindisi incastrata fra i capannoni di un aeroporto militare e una rete di filo spinato. Ma prima di arrivare a lui c’è di mezzo un ragno.
Ci sono entrato la prima volta il 28 settembre 2021, nel tardo pomeriggio, con Salvatore, un amico di peregrinazioni salentine. Ci siamo andati per guardare degli affreschi. Ne siamo usciti con addosso una domanda che con l’arte non c’entra niente.