Il lavoro dei sogni del 2023 è già morto. Una frase, no.

Il guardano obsoleto.

Nel 2023 scrissi che ogni azienda doveva assumere un «AI Prompt Manager». Su quel mestiere avevo torto: oggi non esiste più. Ma in fondo a quell’articolo, senza saperlo, avevo lasciato una riga sopravvissuta a tutto. È l’unica cosa che conta davvero, e te la mostro alla fine.

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ChatGPT non ha più segreti. Ha una domanda.

Una mano scrive con una penna stilografica e dal pennino si diramano circuiti luminosi azzurri

Ti è mai capitato di firmare qualcosa che non avevi scritto tu?

Ci arrivo. Ma prima lascia che ti porti dentro un articolo che ho pubblicato tre anni fa e che oggi mi fa quasi vergogna. Alla fine capirai perché l’ho tenuto online invece di cancellarlo.

Nel gennaio del 2023 scrissi un pezzo entusiasta su dieci “segreti” di ChatGPT. Lo rileggo oggi come si rilegge una vecchia foto in cui hai un taglio di capelli che non rifaresti: tenero, e datato fino al midollo.

Avevo scoperto un giocattolo nuovo e lo raccontavo da bambino davanti alla vetrina. Ti svelavo che lo strumento aveva dei limiti buffi, che ogni tanto ti diceva troppe richieste in un’ora, che era gratis, che era “ancora agli inizi”. Tutte cose vere per qualche settimana. Poi il mondo ha accelerato, e quei segreti sono diventati quello che sono adesso: rumore.

Ecco la prima cosa che ho imparato. I segreti di uno strumento scadono. Le domande che ti pone, no.

Il giocattolo è cresciuto. E tu?

Da allora la macchina è cambiata di generazione più volte. Scrive meglio, ragiona di più, ricorda, dialoga per ore senza inciampare. Tutto quello che nel 2023 elencavo come sorprendente oggi è banale come il rubinetto che dà acqua calda.

Ma proprio perché lo strumento è diventato bravissimo, la questione interessante si è spostata. Non è più cosa sa fare l’intelligenza artificiale, perché sa fare quasi tutto. È cosa resta a te da fare, quando la macchina può fare la tua parte al posto tuo.

Su questo ho cambiato idea rispetto a tre anni fa. Non da tecnofobo pentito, ma da chi ci lavora ogni giorno, nei coaching e nella scrittura.

Se vuoi vedere da dove partivo, i due articoli del 2022 sono ancora qui: l’intervista a ChatGPT e come può aiutare attori e scrittori. Leggili come istantanee di come la vedevo all’inizio, non come istruzioni per l’oggi. Servono a misurare la distanza.

La studentessa che non capiva il proprio tema

Mi è rimasta impressa una scena. Una ragazza mi porta un tema perfetto, ordinato, ben scritto. Glielo commento e mi accorgo che non lo capisce. Non lo aveva scritto lei: lo aveva fatto scrivere. E il testo, pur corretto, le era estraneo come un abito preso in prestito.

Non l’ho giudicata. Ho riconosciuto una tentazione universale, la mia per prima: delegare la fatica sperando che con la fatica non se ne vada anche il pensiero. Ma il pensiero abita nella fatica. Se lasci fare tutto alla macchina, non ottieni un lavoro fatto: ottieni un lavoro a cui non sei stato.

È qui che il vecchio articolo mostrava tutta la sua ingenuità. Celebravo la comodità. Oggi celebro la comodità e diffido di ciò che mi fa risparmiare proprio lo sforzo che mi teneva vivo.

Ti riconosci in quella studentessa? Scrivimelo nei commenti: l’ultima volta che hai delegato qualcosa e poi non l’hai capita.

Umanoscritto, non ghostwriting

Ne ho scritto altrove, ma lo ripeto perché è il cuore di tutto. Non credo alla scrittura artificiale e non credo più nemmeno alla scrittura solo umana come feticcio. Credo all’umanoscritto: un’opera a doppia matrice, dove tu resti l’autore e la macchina è il torchio, non la mano.

La differenza è semplice e la misuro con una domanda. Alla fine, di quel testo, ci sei tu? Il tuo giudizio, la tua scelta, la tua responsabilità? Oppure hai solo premuto un pulsante e firmato?

Lo strumento non decide questo. Lo decidi tu, ogni volta.

I veri segreti non sono più tecnici

Se proprio devo lasciarti dei segreti, visto che il vecchio titolo prometteva quello, te li do aggiornati. E sono di un altro tipo.

Il primo è che la macchina ti restituisce la qualità delle tue domande. Chi pensa poco, chiede male, e ottiene risposte mediocri di cui si accontenta.

Il secondo è che la scorciatoia più pericolosa è quella che funziona. Un errore evidente lo correggi. Un testo mediocre ma decente lo pubblichi, e a furia di pubblicare cose decenti scritte da nessuno, diventi nessuno.

Il terzo è che l’unica parte non delegabile è quella per cui vali. Il resto affidalo pure. Ma sappi qual è, la tua, prima di regalarla.

Tre anni dopo

Non rinnego l’entusiasmo del 2023: senza quello non sarei arrivato fin qui. Ma l’entusiasmo, da solo, è un ottimo carburante e una pessima bussola.

Oggi lo strumento non ha più segreti per me. Ha una domanda, sempre la stessa, che mi fa ogni volta che apro una pagina bianca e sono tentato di farla riempire da lui: questa cosa vuoi averla scritta, o vuoi solo poterla mostrare?

Ecco perché non ho cancellato quell’articolo del 2023. Mi serve come la foto imbarazzante sul comodino: per ricordarmi da dove vengo, e per non firmare mai più qualcosa che non ho scritto.

Se queste riflessioni ti parlano, ci scrivo dentro ogni settimana nel Taccuino Vitale: iscriviti, è lì che il discorso continua. E se vuoi imparare a usare questi strumenti senza smettere di esserci, nella scrittura, nello studio o sulla scena, puoi prenotare una sessione gratuita con me.

Nel frattempo, dimmi: l’ultima cosa che hai scritto, l’hai scritta o l’hai fatta scrivere?

Impara l’arte e usala

Ti hanno detto impara l’arte e mettila da parte, vero? E tu ce l’hai lì, chiusa in un cassetto insieme ai sogni che non riesci a buttare, ma neanche a usare. Magari hai più di una passione: recitare, scrivere, insegnare, creare. E allora ti senti un disastro ambulante. Troppe idee, zero direzione.

Se ti riconosci in questa situazione, quello che stai per leggere potrebbe aiutarti a liberarti, a sbloccarti.

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Lo sceneggiatore, o l’arte di scrivere il mondo e poi sparire

Foto di Ron Lach.

Ti è mai rimasto addosso un film per giorni, senza che tu sapessi dire di chi era il merito?

La persona che cerchi non l’hai mai vista in faccia. Alla fine di queste righe saprai il suo nome, o meglio, capirai perché non lo ricordi. Ci arrivo. Ma prima devo toglierti dalla testa due sospettati sbagliati.

Quando esci dal cinema e dici «che film», stai ringraziando qualcuno che non hai visto e di cui non ricorderai il nome. Non l’attore: quello lo hai visto fin troppo. Non il regista, che ormai firma i film come uno chef firma i piatti. Parlo di chi, mesi prima che la prima luce si accendesse sul set, sedeva a un tavolo con un foglio bianco e decideva che a un certo punto quel personaggio avrebbe taciuto invece di rispondere. Lo sceneggiatore.

Per anni ho creduto anch’io alla favola dell’attore che «dà vita» al personaggio. Poi ho iniziato a prendere appunti sul serio, la mia ossessione, e a smontare le scene che mi restavano addosso per capire dove mi avevano preso. Quasi sempre finivo lì: in una battuta scritta, in un silenzio piazzato al millimetro, in una virgola che qualcuno aveva deciso a freddo, con la pazienza di un artigiano e la freddezza di un chirurgo. Il momento in cui piangi non è dove l’attore recita meglio. È dove lo sceneggiatore ha smesso di scrivere.

Ecco perché una «classifica dei migliori di sempre», che è, lo confesso, ciò che questo articolo era quando l’ho scritto anni fa, mi è venuta a noia. Mettere in fila una manciata di nomi e fingere di sapere chi vince è un gioco da rivista d’aeroporto. Il tempo demolisce le classifiche. Non demolisce la domanda: cosa fa davvero chi scrive un film? Restiamo su quella. E lascia che i nomi che seguono ti facciano da lanterna, non da podio.

C’è chi sparisce dentro il personaggio

Woody Allen si è cucito addosso una maschera così precisa, il nevrotico che pensa troppo, che per decenni non abbiamo distinto l’uomo dalla pagina. Quentin Tarantino fa l’opposto e ottiene lo stesso effetto: scrive dialoghi in cui due persone parlano per dieci minuti di hamburger, e tu non respiri, perché sotto le parole c’è sempre una pistola che nessuno nomina. Neil Simon, sull’altra sponda, prendeva il dolore di una famiglia e lo faceva ridere senza mai tradirlo. Tre modi diversi di fare la stessa magia: mettere una persona vera dentro una macchina finta, e non farci sentire l’ingranaggio.

C’è chi scrive la mano di un altro

Francis Ford Coppola, prima di essere il regista che sappiamo, sistemava le sceneggiature altrui, e vinse un premio scrivendo la vita di un generale che non era lui. Oliver Stone e David Mamet hanno affilato la lingua americana fino a farla tagliare: in Mamet un personaggio non dice mai quello che pensa, e proprio per questo lo capisci meglio di quanto lui capisca sé stesso. Steven Spielberg ha imparato presto una cosa che i grandi sanno e i furbi ignorano: la meraviglia si scrive prima di girarla. Non sta nell’effetto speciale. Sta nella pagina in cui decidi quando mostrarla.

La stanza segreta: gli italiani che hanno scritto il Novecento

Qui mi fermo e abbasso la voce, perché è la parte che mi commuove. Cesare Zavattini ha convinto un intero Paese, uscito a pezzi dalla guerra, che la storia più importante da raccontare era quella di un uomo che cercava una bicicletta. Ennio Flaiano ha messo nella bocca dei personaggi di Fellini le battute che poi abbiamo scambiato per saggezza popolare. Suso Cecchi D’Amico, unica donna di questo racconto e non per gentile concessione, ha scritto per Visconti le architetture invisibili dei suoi affreschi, tenendo in piedi film enormi con la precisione di chi cuce. E Vincenzo Cerami ha fatto la cosa più difficile che conosca: ha scritto una favola dentro l’orrore, e ci ha insegnato che si può ridere per non morire.

L’artista sottrae, la macchina aggiunge

Perché insisto tanto su questa gente invisibile? Perché è il cuore di quello che chiamo l’umanoscritto. In un tempo che si è innamorato della scrittura automatica, che chiede alla macchina di generare storie a comando, questi artigiani ci ricordano da dove viene una scena che ti resta: da una persona che ha vissuto qualcosa, l’ha annotato, l’ha lasciato decantare e poi ha avuto il coraggio di toglierne nove decimi. Non c’è algoritmo che tolga. La macchina aggiunge. L’artista sottrae. È questa la firma del Nuovo Rinascimento che mi ostino a inseguire: non chi produce di più, ma chi ha imparato a scomparire con eleganza dietro ciò che ha fatto.

Se questo passaggio ti prende, gli ho dedicato un pezzo intero: dai manoscritti agli umanoscritti. Leggilo, poi torna qui.

L’operaio della leggerezza

Calvino, nelle sue lezioni, chiamava «leggerezza» proprio questo: togliere peso alla struttura senza togliere peso al senso. Lo sceneggiatore è l’operaio della leggerezza. Lima, sottrae, nasconde le impalcature. E quando ha finito, il pubblico giura che il film è nato così, da solo, come se nessuno l’avesse scritto. È la sua condanna e la sua gloria: il capolavoro riuscito cancella le tracce di chi l’ha reso possibile.

Conosci qualcuno convinto che un film lo faccia l’attore, o al massimo il regista? Giragli questo pezzo, e poi ditemi voi due chi ha ragione.

Lo sceneggiatore che non ringrazi mai

Allora eccolo il nome che ti avevo promesso all’inizio. Non è uno solo, e non lo ricordi, ed è giusto così: chi scrive bene il tuo film sparisce dentro di esso. Ti lascio con la domanda che mi porto dietro da quando ho iniziato a smontare le scene invece di limitarmi a subirle.

Nella tua vita, chi è lo sceneggiatore che non ringrazi mai? La mano che ti ha scritto il momento che credi di aver vissuto da solo.

7 idee di spettacoli internazionali generate da un’intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale a teatro

Per dar vita a nuove produzioni di teatro e cinema occorrono di continuo nuove idee, il più possibile efficaci, economiche, con buone chance di successo come sanno quei produttori che prendono le decisioni in merito. Anche chi scrive, sia un drammaturgo o uno sceneggiatore, è spesso alla ricerca di buone idee. D’altronde le idee sono una delle principali risorse chiave per qualsiasi attività. Intorno ad esse s’imbastiscono una serie di progetti più o meno duraturi. Per questo anche io ne sono spesso alla ricerca e vi dedico più post possibili in questo blog.

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Storie intorno a un buco: stralci di un racconto inedito

Foto di FOX

Certe volte le storie si presentano come dei buchi più o meno profondi che fanno venire le vertigini. Tu ci passi vicino e hai come la sensazione di trovarti nei pressi di un buco nero o, meglio, immagini questo, dato che nessuno ha avuto questa esperienza, se non nella fantascienza, nell’immaginazione. E se accetti di attraversarli la tua vita cambia e anche di molto. Per questo e altri motivi ho deciso di parlare di un mio racconto inedito finora che spero presto di mettere in scena.

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Teatro in un piccolo paese: come trovare i pezzi giusti da rappresentare e con chi lavorare

DALL· E 15-01-2024 11.10 – Un’immagine artistica e accattivante per illustrare un articolo sull’importanza del teatro nei piccoli centri.

Il teatro è un ottimo modo per rappresentare un piccolo paese e il suo popolo nel mondo. Racconta il tuo villaggio e racconterai l’universo diceva Dostoevskij. Si tratta di una delle forme d’arte più antica e come tale il potere delle sue storie, delle sue evocazioni è molto potente e attraverso le emozioni che comunica arriva in modo diretto al cuore delle persone, di qualsiasi nazionalità siano. Perciò una comunità che comunica se stessa in questo modo fa una delle operazioni più efficaci e di successo che possano esserci. Ci sono almeno sette motivi fondamentali da parte degli spettatori per vedere uno spettacolo teatrale.

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Il tuo approccio strategico al web con il contenuto minimo funzionante

DALL·E 11-01-2024 09.46 – Un’immagine semplice e visivamente accattivante che cattura l’essenza della “Strategia del contenuto minimo vitale”.

Prima di scrivere tutto il libro o realizzare tutto il sito o produrre tutto il film o serie tv fai dei test per vedere come saranno accolti dai lettori o spettatori. Anche la scrittura ha il suo minimum viable product: il contenuto minimo funzionante. Se vuoi che testi, immagini, video del sito web e dei social siano efficaci la strategia migliore al mondo è partire da tecniche cosiddette lean.

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L’Intelligenza Artificiale sta cambiando il modo in cui scriviamo e pensiamo

Pc e smartphone

Sta cambiando l’approccio alla scrittura aiutandoci a essere più concisi e precisi

In passato, per scrivere un documento, si dovevano raccogliere tutte le informazioni necessarie e poi inserirle. Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, questo non è più il caso. Essa può ora aiutarti a raccogliere tutto il necessario e scrivere in modo più efficiente. Questo perché l’IA può mettere insieme più fonti e identificare quelle più importanti. Inoltre, può aiutarti a garantire che i tuoi documenti siano accurati e concisi.

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Il personal branding di Skande

Foto di cottonbro da Pexels.

Ho appena finito di leggere Fai di te stesso un brand di Riccardo Scandellari, in arte Skande. Come sottotitolo il libro recita: essere autorevole e ispirare fiducia. Seguo il blog di questo caro amico da qualche anno e cerco di trarne ispirazione per il mio personal branding che nel prologo viene definito come

l’atto di gestire il modo in cui una persona vuole essere percepita da chi la incontra online e offline.

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