L’attore e il teologo fanno lo stesso mestiere

Sala dorata di un teatro barocco con volte dipinte e lampadari accesi, il luogo dove attore e teologo si somigliano
Interno dorato di una sala barocca: volte dipinte, colonne scanalate e lampadari a candele accesi. Foto di William Dmytrow su Unsplash

Ti hanno mai chiesto di piangere a comando?

Non in scena. A un funerale che non ti toccava, davanti a un obiettivo, in una stanza piena di gente che si aspettava una faccia che tu non avevi. Sai già com’è andata. Hai fatto la faccia. Sotto non c’era niente, e per un secondo hai avuto paura che si vedesse.

Alla fine di questo articolo ti dico chi ha risolto quel problema per primo, e non era un attore. Intanto tieni una parola: persona. Oggi la usiamo per dire quello che uno è davvero. In latino voleva dire un’altra cosa: la maschera di legno che l’attore si metteva sulla faccia. Chi l’ha portata via dal teatro non lo ha fatto per parlare di teatro. Gli serviva per dire chi è Dio. Tienila lì, quella parola. Ci torniamo alla fine.

Continua a leggere→

Il corto teatrale non è teatro in miniatura

Mano di attrice che scosta il sipario rosso un attimo prima di entrare in scena, immagine per i corti teatrali
La mano di un’attrice in costume che scosta una pesante tenda rossa, un attimo prima di entrare in scena. Foto di cottonbro studio su Pexels

Di uno spettacolo di due ore, quanto ti resta addosso il giorno dopo?

Cinque minuti, se va bene. E c’è una forma di teatro che dura quanto quel resto: i corti teatrali. Sul programma di un festival, di un corto la prima cosa che si legge è la durata: è il dato sbagliato, e alla fine di questo articolo ti dico qual è quello giusto.

A luglio, sotto l’Etna, a Zafferana Etnea, si è chiusa l’undicesima edizione di Teatri Riflessi: un concorso internazionale in cui ogni compagnia ha quindici minuti e non uno di più. Sono arrivate oltre cinquecento candidature da sessanta paesi. Cinquecento gruppi che si giocano tutto in un quarto d’ora: vale la pena capire cosa ci vedono.

Continua a leggere→

La stanza dove è ancora permesso sbagliare

Sgabello di legno vuoto illuminato da una luce calda su un pavimento di legno, immagine del laboratorio teatrale
Uno sgabello di legno vuoto sotto una luce calda, con la sua ombra allungata sul pavimento. Foto di Ning Shi su Unsplash

Quanti anni fa hai smesso di dire che prima o poi ci saresti salito, su un palco?

C’è un posto che non ti chiede l’età giusta, il tempo pieno, la scuola che ti prende. Si chiama laboratorio teatrale, non è una scuola, e funziona proprio dove le scuole si fermano. Tra poco ti dico perché. Prima ti tolgo un’idea: che per imparare serva un programma con scritto in anticipo dove vai a finire.

Lo scrivo a fine agosto, quando escono i cartelloni della stagione e uno decide dove mettere l’inverno che arriva: dentro un corso, o dentro un laboratorio. Sembrano la stessa cosa. Non lo sono.

Continua a leggere→