Hai mai pensato che fare l’attore potrebbe essere la chiave per reinventare la tua vita? Sai quanto l’arte della scena può influire sulla tua vita professionale e personale in modo positivo? Sei curioso di scoprire come la recitazione può essere un’opzione lavorativa anche dopo i 40 o 50 anni? In questo articolo esploreremo il potere della carriera artistica e come essa può aiutarti a reinventare la tua vita.
L’attore è un mezzo artista, perché da una parte è un demiurgo che plasma la materia della scena e dall’altra è lui stesso materia che viene plasmata dal regista. Perciò lui propone una o più versioni del personaggio ma è il regista che ha la visione complessiva su di esso e sugli altri personaggi. Quindi l’attore fa metà dell’opera e per l’altra metà è lui il colore che deve lasciarsi stendere sulla tela. Per riuscirci al meglio deve avere grandi doti di flessibilità. I registi, infatti, amano soprattutto quegli attori che sono facili da dirigere, che si lasciano guidare senza frapporre ostacoli o rigidità. L’attore deve stare in un flusso creativo che innesta sul proprio filone le indicazioni che gli vengono dall’esterno.
Immagine generata da Dall-e 2: “Un ritratto di George Whashington che giura sulla Bibbia nello stile dei murales”.
Nel marketing, nella politica e nell’amore, devi fare solo una cosa: promettere ciò che puoi mantenere. Tutto il resto è inganno e dura poco. Il tuo focus dovrebbe essere sulla promessa che puoi mantenere e dovresti prendertene cura come se l’avessi fatta a tuo figlio. Ciò ti aiuterà a raggiungere il tuo obiettivo. La promessa che fai va oltre te stesso e influisce sul tuo futuro. Il tuo impegno quotidiano è ciò che le persone vedono. Evita chiacchiere e spettacoli appariscenti. Concentrati sulle tue azioni e sul loro impatto sul mondo e sugli altri. Puoi anche usare i feedback degli altri per adattare il tuo approccio, ma tieni sempre la tua promessa in mente e nel cuore per guidarti.
Immagine generata da Dall-e 2 con input: “Un’immagine nello stile delle illustrazioni per i libri delle scuole superiori di un attore in scena, con un libro di filosofia aperto accanto a lui”.
«Ma tu che vuo’ fa’, l’attore o er filosofo? Te devi decide Peppino mio perché da mo’ che nun sei più un pischello!». Mi chiamo Giuseppe, sono del 1974 e in effetti non mi sono mai deciso tra queste due figure, fra le quali oscilla tutta la mia esistenza. Spesso mi sono sembrati due poli opposti e inconciliabili. Il senso comune, tra l’altro, non vede di buon occhio un attore che fa er filosofo e un filosofo che prova a fa’ l’attore. L’uno scoccia. L’artro nun è bono!
Volti di spettatori assorti nel buio, rischiarati dalla luce fredda di uno schermo. Foto di Marcis Berzins su Unsplash
Ti ricordi la faccia di un attore, ma non come finiva il film?
A me succede di continuo con gli attori italiani al cinema. Per anni l’ho preso per un difetto della memoria, un buco da riempire. Poi ho capito che era il contrario: quella faccia rimasta è l’unica cosa che conta, e tutto il resto era impalcatura. Ci arrivo, ma prima lascia che ti porti su una strada bianca di polvere, in mezzo alla guerra.
Un uomo solo su un palcoscenico buio, il fascio di luce cade dietro di lui nel fumo. Foto di Luis Morera su Unsplash
Ti è mai capitato di guardare un film e pensare, per un attimo: questo qui sta recitando?
Quel pensiero è già una condanna. I migliori attori di sempre non si riconoscono da quel pensiero: si riconoscono da quando quel pensiero non ti viene. Tienilo da parte, perché in fondo a questa pagina ti chiedo di rifare il tuo giudizio su un attore con una domanda sola, e non è quella che credi.
Ieri sera si è chiusa la settantanovesima edizione del Locarno Film Festival. Il Pardo per la migliore interpretazione lo consegnano in due copie uguali, senza dividere maschile e femminile: nel concorso internazionale sono andati a Kim Minhee, per «Nowhere to Lay My Eyes», e a Monica Bellucci, per «Ketticè» di Giovanni Tortorici. Nessun primo, nessun secondo. Non hanno incoronato due attrici: hanno indicato due prove.
«Oddio, mi ricorderò le parole? Mi sa che non ho ripassato abbastanza, spero che la memoria non mi faccia brutti scherzi». Questo pensano spesso o dicono certi attori, specie quando hanno avuto poco tempo e le battute da ricordare sono tante. L’altro pensiero che li preoccupa riguarda i movimenti che devono fare, in special modo quando la scena coinvolge un altro attore o, peggio, più attori. Ed allora nella fase di preparazione cercano di concordare ogni minimo dettaglio con gli altri: «Allora, tu ti sposti a sinistra, poi io ti prendo la mano e a quella battuta che dirai ci guarderemo, piano piano poi alziamo la testa verso l’alto torcendo il busto a destra e i piedi dall’altra parte…».
Immagine gnerata da Text To Image in Canva su input “regista che dirige un attore in un set cinematografico”.
Il film è opera soprattutto del regista, della sua visione, oltre che delle sue competenze in svariati campi come la sceneggiatura, la direzione degli attori, la fotografia, ecc. È lui il narratore per eccellenza nel cinema attraverso i suoi vari linguaggi. L’occhio del regista è dunque di capitale importanza e sono ben contento del contributo organizzativo che sto dando, insieme a tutto lo staff del Generation Film Fest, ad un evento che ha proprio questo titolo e al quale parteciperà il regista emergente Alessandro Zizzo. Presenterà un suo cortometraggio e dialogherà in merito ad alcuni registi che hanno fatto la storia del cinema. Ho allora pensato di scrivere un post su come vedo io, da attore, il mio lavoro con un regista, quale rapporto si instaura tra di noi. Parliamo, insomma, della collaborazione tra attore e regista e su come essa può funzionare al meglio. Tra l’altro di questo argomento si è occupato Michael Caine in un suo libro che io consiglio per la preparazione ai casting.
Immagine creata dall’app Text To Image in Canva con l’input “intelligenza artificiale e cinema”.
L’intelligenza artificiale è uno degli argomenti di cui più si parla in giro per il mondo, un po’ ovunque. Persino al bar più di qualche avventore dice la sua, anche se un po’ a sproposito. Questo è il segno che ormai fa parte della nostra vita quotidiana in modi che aumentano di giorno in giorno. Poteva restare fuori dalla settima arte? Il cinema è stato uno dei primi campi in cui è stata utilizzata sin dal duemila circa per creare folle artificiali, ricostruzioni di luoghi e altre scene che avrebbero richiesto budget enormi, una infinità di comparse e figurazioni e condizioni difficili in cui girare. Film come Il Gladiatore e Il Signore degli Anelli sono stati tra i primi a beneficiarne. Anche se in realtà si trattava di software che ora giudichiamo rudimentali. Allora forse vale la pena di parlare dello stato dell’arte e cioè di come e quando si usa l’intelligenza artificiale nel cinema.
La recitazione si studia ovunque, in particolar modo per strada, nei mercati di paesi e città, ovunque ci sia umanità. La domanda dove studiare recitazione è una di quelle classiche, come ad esempio come recitare o come si diventa attori, di chi vuole avvicinarsi a quest’arte e di solito si pensa ad accademie e grandi scuole. Oppure a maestri, mentori, ecc. Fosse così semplice chiunque va a un corso e riceve lezioni riuscirebbe a fare l’attore. Ma la faccenda è più complessa e ne parlerò in questo articolo.