Primavera del 1990, gita a Napoli ai tempi del liceo. In una vetrina vedo una copertina nera con su scritto Fare l’attore. Prezzo: 42.000 lire (21,70 € di oggi). Non avevo con me i soldi. Me li feci prestare da un compagno. La domanda che avevo in testa era una sola: come si diventa attori? Sul pullman del ritorno lo divorai. Nelle settimane successive lo lessi e lo rilessi. Non pensavo ad altro. Me lo chiedo ancora oggi, a 52 anni, e voglio parlarne in questo articolo a beneficio di chi quell’interrogativo se l’è posto almeno una volta nella vita.
Prima di tutto è una brutta parola! Se vogliamo capire che cos’è la recitazione rendiamoci conto che di fronte a una persona falsa si è soliti dire che sta recitando una parte, che si vede che mente. Lo sapeva bene Thomas Milian, noto al pubblico italiano soprattutto per “Er Monnezza”. Pare che abbia affermato
Vengo dall’Actors Studio: io non recito, non inganno il pubblico. Mi identifico nei personaggi. Oggi come allora vivo come loro, sono loro. Per questo Tor Marancia è ancora il mio quartiere preferito.
Sempre più gioco e intrattenimento, aspetti ludici e teatro interagiscono tra di loro ponendo attori e spettatori a stretto contatto e in situazioni di sempre reciproco maggiore coinvolgimento. È da un bel po’ che gli attori sono usciti dai teatri e danno vita a visite turistiche teatralizzate ad esempio. A volte puoi trovare anche una compagnia di improvvisatori a cena i quali danno vita a un murder party, in Italia noto come cena con delitto. All’inizio della serata uno dei personaggi muore perché assassinato da un altro. Sta agli spettatori, spesso organizzati in gruppi, scoprire l’autore del delitto. Questi possono fare tutte le domande che vogliono ed esaminare ogni indizio o prova. Al centro della serata c’è dunque un giallo che può ispirarsi a quelli classici di Agata Christie ad esempio o può avere un’ambientazione storica o altre varianti ancora.
La visita teatralizzata è un evento durante il quale il turista ha la possibilità di recarsi presso un luogo di suo interesse che viene animato da attori. Questi il più delle volte interpretano dei personaggi storici che fanno rivivere dei momenti salienti dei posti visitati. Il turista può compiere un determinato percorso o restare davanti a una determinata location e attraverso delle rappresentazioni preparate o delle incursioni teatrali può assistere a delle scene che hanno a che vedere con quel luogo e con chi lo ha vissuto. Si può trattare di artisti famosi del passato come Caravaggio, Leonardo, Michelangelo o di navigatori come Colombo o di generali come Napoleone e altri ancora o di persone più o meno note legate ad un fatto di cronaca eclatante oppure ancora di figure locali che per un certo tempo tornano in vita, per così dire. Non c’è capoluogo di provincia ormai in Italia che non abbia un qualche gruppo di guide e attori che inscenano questo che è diventato un format ormai molto diffuso e con una serie di varianti. E tanto più sono efficaci quanto più gli attori sono capaci di improvvisare ed interagire con il pubblico.
Uno spettacolo teatrale è come un match di 🥊 boxe. Il tuo coach-allenatore può prepararti a qualunque risvolto e può assisterti a bordo ring per correggere il tiro ma sei tu che le prendi e le dai. Allo stesso modo è l’attore che va sul palco e affronta il pubblico. È lui l’interprete di una sfida che non ammette un solo tempo morto, nessun calo di tensione, anche quando tutto è fermo. È sempre lui che se la deve giocare e che deve fare delle scelte. Queste ultime possono essere studiate a tavolino tutto il tempo che si vuole e possono essere meglio adeguate durante delle prove più o meno lunghe.
Sei attori seduti in fila su cubi bianchi, con berretti e cappotti, le teste chine; a destra un uomo in piedi guarda la propria mano aperta, su un palcoscenico spoglio illuminato da una sola luce. Foto di Navid Abbasi su Unsplash
Ti è mai capitato di preferire la prova allo spettacolo? Il provino alla scena definitiva, lo schizzo al quadro finito?
Per anni l’ho preso per un difetto mio, un gusto acerbo da correggere. Poi ho capito che quello che mi piaceva aveva un nome preciso, messa in scena, e che quasi tutti lo guardano dalla parte sbagliata. Ci arrivo, ma prima devo toglierti un’idea che ti hanno messo in testa: che l’opera finita valga sempre più di quella ancora aperta. C’è una sera dell’aprile 2012, in un teatro comunale del Salento, in cui ho visto quell’idea cadere da sola. Ti dico dopo cosa successe.
Ci torno adesso perché cade un anniversario tondo. Novant’anni fa, in una notte d’agosto del 1936, i nazionalisti fucilarono Federico García Lorca vicino a Granada. Cinque anni prima aveva messo in piedi La Barraca, un teatro universitario che girava i villaggi di Spagna con un palco smontabile e poche attrezzature, per portare i classici a gente che uno spettacolo non l’aveva mai visto. L’ultima recita fu nell’aprile del 1936. Nessuno si è mai sognato di chiamarla un’arte minore.
Come si può trasformare la semplice recitazione in pura magia sul palco o davanti alla camera? In questo articolo esploriamo tre libri imprescindibili per ogni attore, che rispondono proprio a questa domanda. Dal potere trasformativo dell’insegnamento di Ivana Chubbuck al metodo giocoso e profondo di Marta Gervasutti, fino ai consigli pratici e saggi di Michael Caine, queste letture sono vere e proprie chiavi per sbloccare il pieno potenziale artistico di ogni attore.
Se vuoi l’attenzione del tuo pubblico devi avere una buona storia da raccontare. Ma storia nel senso vero del termine. Non basta una foto e una musichetta e un video più o meno divertente da inserire su Facebook, Instagram TitkTok. Serve un buon viaggio dell’eroe con chiamata in causa, peripezie, protagonista e antagonista, anche se hai a disposizione solo pochi secondi. Per gli artisti, poi, questo è ancor più vero. Specie gli attori, per i narratori per eccellenza. Da loro pretendiamo, giustamente, qualcosa di più.