Nel 2023 scrissi che ogni azienda doveva assumere un «AI Prompt Manager». Su quel mestiere avevo torto: oggi non esiste più. Ma in fondo a quell’articolo, senza saperlo, avevo lasciato una riga sopravvissuta a tutto. È l’unica cosa che conta davvero, e te la mostro alla fine.
Ti sei mai chiesto cosa significhi davvero essere liberi? La libertà non dipende dai risultati che ottieni, ma dall’atteggiamento con cui affronti la vita e dal tuo desiderio di crescere e imparare. In questo articolo esamineremo come alcuni film e un gioco d’improvvisazione teatrale affrontano il tema della ripetizione e cosa possono insegnarci sulla libertà, la responsabilità e la ricerca del significato della vita. Vuoi sapere che cosa ti può insegnare il fenomeno della “maledizione” del vivere la stessa giornata all’infinito e come affrontare le sfide della vita e trovare il tuo posto nel mondo? Allora continua a leggere!
Di chi è la responsabilità se le cose non vanno come vorremmo? In tanti puntano il dito all’esterno in questi casi. Succede spesso che si comincia un’attività e già alle prime difficoltà s’iniziano a distribuire le colpe di qua e di là.
Ricordi la favola de La volpe e l’uva raccontata sia da Esopo sia da Fedro? In essa si accusano le circostanze e si evita di guardare quelle che sono le proprie incapacità. Per esempio si accusano gli altri di non averci capiti oppure si considerano non maturi i tempi oppure ancora si dà la colpa al governo, alle tasse, alla guerra. Tutte scuse.
Prima di buttarti in sforzi più grandi di te e di cui sai poco o nulla occorrono conoscenza ed esperienza, almeno dei rudimenti. Vuoi sciare in alta montagna? Iscriviti a un corso di sci prima magari. Vuoi sollevare bilancieri più pesanti degli altri? Inizia con venti o trenta chili intanto. Vuoi vincere un gran premio di formula uno? Impara a guidare veloce prima. Va bene pensare in grande, ci ho anche scritto un articolo per invitare a fare questo. Prima però comincia dall’inizio, da quel che puoi fare.
C’è sempre una seconda chance, un’altra possibilità nella vita? Un adagio popolare dice che c’è. Forse sì o forse no. Chi lo sa. A volte certe occasioni si ripresentano ed altre volte no ed è impossibile saperlo in anticipo. Il pericolo è che se si fa affidamento sul fatto che tanto quella ragazza prima o poi la rivedremo, che con quel regista o con quello scrittore capiterà che ci parleremo di nuovo, che quell’amico o quell’amica li ricontatteremo, può andare a finire che non avremo mai più occasione in realtà. E se ti dicessi che questa che stai avendo è l’unica possibilità nella vita?
Chi troppo vuole nulla stringe. Quante volte hai sentito questo adagio e ti sei detto che non puoi stare dietro a troppe cose? E hai cercato di ridurre i tuoi impegni, i tuoi interessi, le tue uscite, le voci sulla lista della spesa, la quantità di telefonate che fai ogni giorno, ecc. Se lo hai fatto sei sulla strada giusta. Ma ora devi dare retta a un proverbio russo che dice:
Se dai la caccia a due conigli non ne prenderai nemmeno uno.
Tieni da parte la risposta. Alla fine ti chiedo di rifare quel conto con un’altra unità di misura, una che nessun cronometro possiede.
Su questa pagina, per anni, c’è stato un elenco di dieci primati ridicoli. Miei. Scritti di getto il giorno dopo una finale olimpica, quando tutti parlavano di centesimi. Li ho tolti, ma non li rinnego.
La velocità con cui sparivo quando mia madre impugnava la scopa. La prontezza nel raggiungere il buffet prima degli altri. La rapidità con cui incassavo un rimprovero, spesso prima ancora di averlo meritato. Erano record veri, misurati sul corpo, e non valevano niente per nessuno tranne che per me. Li ricordo con tenerezza, come si ricorda un sé più magro e più sciocco.
Poi ho guardato meglio intorno a me, e ho capito che quell’elenco privato era diventato la religione di tutti.
Per ottenere davvero dei risultati importanti, duraturi, di successo la cosa migliore da fare è cambiare una sola cosa, l’1%. Se selezioni un solo elemento otterrai molto di più. Un concetto questo che devo a Julio Velasco, mitico coach della pallavolo degli anni ’90 del secolo scorso. In una sua conferenza a dei manager afferma che se in una squadra tu cambi una sola cosa per giocatore avrai 7 cambiamenti che fanno della squadra un team molto diverso da prima, che realizzano in pratica un bel salto di qualità. Da qui la necessità del fattore 1%.
C’è chi si abbuffa di cibo, chi di alcool o droghe, chi di lavoro. Dentro di noi ci sono chissà quanti demoni e il bello è che possono diventare i nostri migliori alleati. A patto che si impari a nutrirli.