Puntare il dito quando qualcosa va storto è il gesto più naturale che abbiamo, e anche il più inutile. Lo fa il primo uomo della Bibbia, lo hanno fatto sei milioni di tifosi, lo faccio io.

Quando un tuo progetto va a rotoli, qual è la prima cosa che cerchi: la soluzione o il colpevole?
C’è una domanda di due parole che ti hanno fatto prima ancora che nascessi. Alla fine di questo pezzo te la rifaccio, e stavolta rispondi tu.
Lo scorso luglio, ai Mondiali, l’Egitto era avanti 2-0 sull’Argentina a un quarto d’ora dalla fine, e ha perso 3-2. Tre gol presi in tredici minuti. Il giorno dopo, in Egitto, si parlava dell’arbitro. Il ct ha accusato la direzione di gara, e una petizione online per escludere l’Argentina dal torneo ha superato i sei milioni di firme. Sei milioni di dita puntate nella stessa direzione.
Quella partita ha i suoi minuti, e messi in fila dicono una cosa che il giorno dopo nessuno guardava. Premi e segui il cronometro.
- 15′Il vantaggioYasser Ibrahim segna di testa. L’Egitto è avanti sui campioni del mondo.
- 21′Il rigore paratoMessi va sul dischetto e Shobeir respinge. È il secondo rigore che sbaglia in questo Mondiale.
- 67′Il raddoppioZiko segna il 2-0. L’Egitto ha già un piede nei quarti.
- 79′La prima crepaRomero accorcia di testa: 2-1.
- 83′Il pareggioSinistro di Messi, 2-2. È il suo ventunesimo gol ai Mondiali, un record.
- 92′Il sorpassoEnzo Fernández di testa, su assist di Lautaro Martínez. 3-2, Egitto fuori.
- Dopo il fischioSei milioni di firmeIl ct egiziano accusa l’arbitro. Una petizione online chiede di escludere l’Argentina dal torneo e supera i sei milioni di firme.
Succede a chiunque. Si comincia qualcosa, arrivano le prime difficoltà, e partono le accuse: il mercato, il socio, la sfortuna, il momento sbagliato. Il dito si alza da solo, e punta sempre verso fuori.
Il dito che passa di mano
Nel primo libro della Bibbia il primo sbaglio arriva subito, e subito dopo arriva il primo dito puntato. Adamo ha mangiato il frutto proibito e si è nascosto tra gli alberi. Dio lo chiama: «Dove sei?». Lui esce e confessa la paura, non la colpa. Poi arriva la domanda diretta: hai mangiato da quell’albero? Adamo non risponde di sì. Risponde: «La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato». Dio si gira verso la donna, e lei fa la stessa mossa: «Il serpente mi ha ingannata». Il dito passa di mano in mano finché arriva al serpente, che non ha più nessuno da indicare.
Rileggi la frase di Adamo. Il dito punta in due direzioni nello stesso momento: contro la donna, e contro chi gliel’ha messa accanto. Il riflesso c’è già tutto. La colpa è dell’altro, e se non dell’altro, di chi sta sopra. Il governo, le tasse, la guerra.
Il mio dito
Non ti parlo da fuori. In ventidue anni di mestiere non ho mai smesso di farlo, e lo faccio per riflesso, prima ancora di pensare. Guardo uno spettacolo e parte: madonna come recita male quello. Leggo che un collega ha avuto successo e parte: di sicuro ha dato il culo a qualcuno. Mi scartano a un provino e parte: sono di basso livello, non sanno riconoscere un attore.
Tre frasi, tre dita. Nessuna mi è costata niente, e nessuna mi ha fatto fare un passo. Ognuna mi ha lasciato proprio dove stavo, con la sensazione di avere ragione. È la frase di Adamo con un altro costume: non sono io, è lui. E se non è lui, è chi l’ha scelto.
La domanda che mi fa crescere è un’altra, e brucia: ero all’altezza? Non per punirmi. Per capire dove mettere mano.
Il fallimento che nessuno vuole guardare
Torna un momento nel giardino. Prima del dito, Adamo dice un’altra cosa: «ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto». Prima arriva la paura, poi l’accusa. Il dito è il modo di uscire dal nascondiglio senza farsi vedere.
La nostra cultura tratta l’errore come la più grave delle colpe, qualcosa da nascondere in fretta. Se sbagliare è una vergogna, la colpa deve essere per forza di un altro. Un errore di cui ti prendi la responsabilità diventa un dato: ti dice dove mettere mano. Un errore scaricato sugli altri resta lì, intatto, pronto a ripresentarsi uguale alla prossima occasione.
La domanda di due parole
Ti avevo promesso una domanda. Nel giardino arriva prima di tutte le altre, prima ancora che si parli del frutto. Non è «chi è stato?». È «Dove sei?».
Adamo ha risposto con un dito. Sei milioni di persone hanno risposto con una firma. Io rispondo ancora, di continuo, con un «madonna come recita male quello».
La prossima volta che qualcosa va storto, la domanda arriva di nuovo. Dove sei?
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