Perché dimentichi tutto quello che vivi (e non te ne accorgi)

Quante cose hai già dimenticato di oggi?

Non di ieri. Di stamattina.

Prova a ricostruire le ultime tre ore. Quello che hai pensato sotto la doccia. Quello che hai guardato per dieci secondi e scrollato via. Le cose che ti hanno attraversato e non hai trattenuto.

Quasi nulla.

Non perché fosse irrilevante. Perché non hai fatto nulla per fermarlo.

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Pinuccio e la sirena

Hai mai amato qualcuno che non potevi avere?

Non parlo di distanza, di tempi sbagliati, di storie complicate. Parlo di un amore che stava in un altro mondo, letteralmente. Un amore per il quale avresti pagato qualsiasi prezzo, anche quello finale.

Pinuccio lo ha fatto. Leggi fino in fondo e capisci perché.

Se vuoi puoi continuare leggendo il racconto oppure lo puoi ascoltare cliccando sul player qui sotto.

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ll lato oscuro della luna

Cosa succederebbe se il sole smettesse di esistere? La fisica ha una risposta precisa: otto minuti di luce residua, poi il buio assoluto. Otto minuti in cui non sappiamo ancora nulla. In cui tutto sembra normale. E poi il freddo, lento e irreversibile. Ma questa non è una domanda di astrofisica. È una domanda che riguarda te.

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La trappola dell’impegno in chi deve sempre dimostrare qualcosa

E se stessi distruggendo tutto proprio mentre stai dando il massimo?

Quello che stai per leggere potrebbe mettere in crisi una delle convinzioni più radicate che hai. Cinque minuti. Potrebbero cambiare il modo in cui lavori, studi, crei.

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Il segreto di Hannibal Lecter che nemmeno Anthony Hopkins ha recitato

Hopkins non ha capito fino in fondo Lecter.

So che è una frase forte. L’attore americano ci ha anche vinto un Oscar come miglior attore protagonista con quel ruolo. Tutti ricordiamo Il silenzio degli innocenti, una delle pellicole meglio riuscite di tutta la storia del cinema. Quindi io come faccio a dire una cosa del genere?

Ti chiedo solo di seguire un po’ il mio ragionamento. Niente di più. A partire dal fatto che Hannibal Lecter non è un villain. Il villain o cosiddetto “cattivo” vuole qualcosa di riconoscibile. Potere, vendetta, denaro, sopravvivenza. Ha un obiettivo che capiamo anche quando lo condanniamo. Sta dall’altra parte di una linea che sappiamo dove si trova.
Lecter no. Non vuole niente di quello che vogliamo noi. Non ha paura di niente che temiamo noi. Non ha bisogno di niente che ci serve a noi. Sta fuori da qualsiasi categoria che abbiamo costruito per contenere le persone pericolose.

E allora cos’è?

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La Giornata del Teatro e la Presenza

Quante sedie vuote riesci a sopportare prima di voler scappare dal palco?

Quattro. Di numero. Non dieci, non venti. Quattro persone in sala, sedute nel silenzio di un teatro comunale mentre sei già in costume, il sipario è aperto e le luci accese.

È successo a me. Recitavo a Torre Santa Susanna, un piccolo comune vicino Brindisi, nell’ambito del progetto Teatri Abitati, un progetto bellissimo che porta il teatro nei paesi dove il teatro quasi non esiste più. Quella sera, però, il paese non era venuto. E io ero lì, con un pubblico di quattro anime, davanti a un deserto di velluto rosso.

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Grazie 100 Dario anche se arrivo in ritardo

Quando è stata l’ultima volta che hai riso di qualcuno che conta davvero?

Non del tizio che inciampa in TV. Non dello sfigato di turno. Di qualcuno che ha potere. Di qualcuno che potrebbe farla pagare.

Se ci devi pensare troppo, forse è il momento giusto per parlare di Dario Fo.

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Babilonia, l’eterna promessa

Babilonia: l’eterna promessa. 🏛️✨ La città sospesa tra mito antico e futuro ludico, dove il desiderio incontra il proibito.
Credits: Concept iniziale di ChatGPT; evoluzione storica, pittorica e rendering finale a cura di Gemini.

Perché le cose proibite ci attraggono sempre?

Tieni in mente questa domanda. Ci torneremo alla fine. E quando lo faremo, avrai una risposta che non ti aspetti.

Per arrivarci dobbiamo cominciare dagli anni Ottanta. In quel periodo sentivo un’espressione che sembrava uscita da un libro di storia antica. Non si trovava in un documentario, ma nei telegiornali, pronunciata con la gravità di una condanna. La usava un uomo con una lunga barba bianca e l’indice alzato: l’Ayatollah Khomeini. Definiva l’America il Grande Satana. E i commentatori, per descrivere quel contrasto tra rigore teocratico e opulenza occidentale, evocavano spesso l’immagine della Nuova Babilonia.

Era un insulto. Almeno, era costruito per esserlo. Eppure io, e ogni ragazzo europeo della mia generazione, avevo nel cuore quegli americani. Pensavo alla liberazione dal nazifascismo, a Michael Jackson, a Madonna. Sognavo di scorrazzare con la macchina di Hazzard. Avevo davanti la faccia tumefatta di Rocky che urlava “Adrianaaaa”. Khomeini indicava un peccato. Noi vedevamo una promessa.

Ba-bi-lò-nia. Ho ancora quella parola nelle orecchie. Le due “b” sembrano archi, portali che si aprono uno dentro l’altro. La “l” scivola come l’acqua di un fiume tra sponde di pietra. La “nia” finale risuona come un’eco che si espande. Dentro quella parola c’era già una città. E dentro la città, una civiltà intera.

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Come e perché gli artisti prendono appunti

Che cosa fanno gli artisti prima di creare?

Molti artisti hanno idee brillanti. Pochi riescono a trasformarle in opere. La differenza spesso sta in qualcosa di invisibile: gli appunti di lavoro. Si tratta di veri e propri strumenti per chiarire, decidere, costruire. Ed è proprio qui la grande differenza tra chi ha molte idee e chi riesce a trasformarle in opere.

Un attore annota cosa vuole il personaggio e come ottenerlo. Uno sceneggiatore dispone schede su un tavolo per vedere se la storia regge. Un regista traduce ogni scena in una lista di inquadrature, prima ancora di accendere la camera. Un fotografo segna luce e impostazioni per migliorare lo scatto successivo. Un pittore riempie pagine di bozzetti prima di toccare la tela.

In tutti questi casi gli appunti non sono un dettaglio minore. Sono il laboratorio dove l’opera prende forma.

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Come scrivere qualsiasi tema con la tecnica della piramide

Perché ti blocchi ogni volta che devi scrivere un tema?

Non è mancanza di idee. È mancanza di struttura. Quando ti trovi davanti al foglio bianco, il cervello non è vuoto: è disordinato. Le cose ci sono, ma sono sparse. E allora inizi a scrivere alla cieca, sperando che qualcosa si sistemi da solo. Una frase tira l’altra, poi ti accorgi che stai ripetendo concetti, che non sai dove stai andando, che la conclusione non arriva. Non è un problema di talento. È un problema di metodo.

Un tema non nasce dall’ispirazione, nasce da una direzione chiara. Se non sai dove vuoi arrivare, ogni frase ti allontana. Se invece hai una struttura, anche poche idee bastano. La tecnica della piramide ti dà quella struttura, prima ancora di scrivere la prima riga.

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