Per gli storici la fine del Novecento cade nel 1989, o nel 2001, o non è ancora arrivata. La morte di una regina che aveva attraversato quasi tutto il secolo rende la domanda personale: come facciamo a sapere quando un'epoca è davvero finita?

Quando è finita la tua infanzia? Prova a indicare il giorno esatto.
Non ci riesci, e non è colpa tua. Certe cose finiscono senza un cartello che lo annunci, e ce ne accorgiamo molto dopo, quando ormai siamo altrove. Vale per una stagione della vita e vale, per quanto sembri strano, anche per la fine del Novecento. Tienilo a mente, perché alla fine ci torniamo.
Settembre, e un professore che non dimentico
In questi giorni ricominciano le scuole, e ogni volta mi torna in mente il professor De Santis, al liceo. Un giorno ci fece prendere il manuale di storia, quello di Gabriele De Rosa, e accanto ci mise un’antologia di storiografia. Storiografia. Guardai quella parola e mi chiesi: che sarà? Allora c’erano il dizionario e, al massimo, l’enciclopedia: per ogni dubbio bisognava alzarsi e andarla a sfogliare. Capii presto che è la disciplina che studia come la storia viene scritta e interpretata nel tempo. E uno dei suoi problemi più grossi è questo: stabilire quando un’epoca comincia e quando finisce. Il Medioevo, il Rinascimento. C’è chi piazza un termine e chi ne propone un altro.
Le etichette vanno usate con cautela
In quell’antologia c’erano anche gli storici francesi delle Annales, come Fernand Braudel, che avevano smesso di guardare le battaglie e i re per seguire la lunga durata, le correnti profonde che si muovono sotto gli eventi. E da tutto quel dibattito, per paradosso, esce il contrario di una certezza: di un’epoca non sai davvero quando è cominciata, e ancora meno quando è finita. Per questo, ci disse il professore, le etichette vanno usate con cautela.
La data che non troviamo
Lo storico Eric Hobsbawm ha chiamato il Novecento «secolo breve», e gli ha dato una nascita e una morte precise: il 1914 della prima guerra mondiale e il 1991 in cui l’Unione Sovietica si dissolve. Un secolo più corto di cento anni, chiuso non da un calendario ma da un crollo. Eppure non tutti sono d’accordo. Per qualcuno è finito prima, con la caduta del muro di Berlino nel 1989. Per altri dopo, con gli aerei sulle Torri, e quella mattina ho provato a raccontarla altrove. Per altri ancora non è finito affatto, e stiamo vivendo la sua lunga coda.
Ora tocca a te chiudere il secolo. Parte nel 1914: scegli una data di fine alla volta e guarda quanti anni gli vengono.
- 9 novembre 1989, BerlinoCade il muroPer molti la fine è qui: il mondo diviso in due smette di esserlo in una notte. Il secolo breve chiude a settantacinque anni.
- 25 dicembre 1991, MoscaGorbaciov firma le dimissioniL’Unione Sovietica non esiste più. È la data scelta da Hobsbawm: settantasette anni, e il cartello è piantato.
- 11 settembre 2001, New YorkGli aerei sulle TorriPer altri il secolo finisce qui, quando finisce la pace che il 1991 aveva promesso. Ottantasette anni.
- 30 agosto e 8 settembre 2022Muoiono Gorbaciov e Elisabetta IINove giorni di distanza. È finita un’epoca, dicevano tutti. Il secolo breve ha passato i cento.
- Settembre 2026Nessun cartelloIl secolo che qualcuno ha chiamato breve dura da centododici anni, e la fine non l’ha ancora firmata nessuno.
La fine del Novecento, secondo chi l’ha battezzato
Sulla fine del Novecento non ha certezze nemmeno chi l’ha battezzato. È finito, scrive Hobsbawm, «in un disordine mondiale di natura poco chiara e senza che ci sia un meccanismo ovvio per porvi fine». Perfino chi pianta il cartello sa di piantarlo dopo, a mano. E allora chi lo pianta, e su cosa?
Chi se ne va insieme
Il giorno in cui è morta Elisabetta II, l’8 settembre 2022, milioni di persone hanno detto la stessa frase: è finita un’epoca. Aveva regnato per oltre settant’anni. Chi era nato sotto di lei stava andando in pensione. Una donna sola aveva fatto da filo continuo dentro anni che avevano cambiato tutto il resto: imperi, bandiere, tecnologie, modi di vivere. Alla sua morte è stato naturale sentire che un capitolo si chiudeva. Ma sentire non è sapere.
Un dettaglio che in pochi hanno notato. Nove giorni prima, il 30 agosto, era morto Mikhail Gorbaciov. L’uomo, cioè, la cui rinuncia nel 1991 Hobsbawm indica come la fine del secolo breve. Se n’è andato in un silenzio quasi totale, mentre il mondo guardava da un’altra parte. Due figure che avevano attraversato gli stessi decenni, sparite a nove giorni di distanza: e il cartello l’hanno piantato su di lei.
Perché lei e non lui
Non per il potere: la corona britannica ne aveva ben poco. Elisabetta era un’immagine. Andy Warhol l’aveva messa nel 1985 nella serie «Reigning Queens» (le regine regnanti), accanto ad altre tre sovrane, e il Guinness dei primati l’aveva definita la persona più riconoscibile del mondo. La regina non governava: era guardata. Il cartello lo pianta chi si fa vedere, non chi ha fatto la storia.
Torniamo alla tua infanzia
Ricordi la domanda dell’inizio? Io ci ho provato sul serio, e ho trovato tre giorni. Il primo treno preso da solo per Brindisi, a undici anni, o dodici, ora non ricordo. La prima delusione con una ragazza, a tredici, credo. Il primo lavoro stagionale in un bar a mare, a quattordici. Tre cartelli lungo la stessa strada, e me ne sono accorto quando era già passata. Quale sia quello giusto non lo so. Non ci riesco nemmeno io.
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