Dove studiare recitazione

Foto di Clem Onojeghuo.

La recitazione si studia ovunque, in particolar modo per strada, nei mercati di paesi e città, ovunque ci sia umanità. La domanda dove studiare recitazione è una di quelle classiche, come ad esempio come recitare o come si diventa attori, di chi vuole avvicinarsi a quest’arte e di solito si pensa ad accademie e grandi scuole. Oppure a maestri, mentori, ecc. Fosse così semplice chiunque va a un corso e riceve lezioni riuscirebbe a fare l’attore. Ma la faccenda è più complessa e ne parlerò in questo articolo.

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Come si diventa attori

Immagine creata con chatGPT.

Primavera del 1990, gita a Napoli ai tempi del liceo. In una vetrina vedo una copertina nera con su scritto Fare l’attore. Prezzo: 42.000 lire (21,70 € di oggi). Non avevo con me i soldi. Me li feci prestare da un compagno. La domanda che avevo in testa era una sola: come si diventa attori? Sul pullman del ritorno lo divorai. Nelle settimane successive lo lessi e lo rilessi. Non pensavo ad altro. Me lo chiedo ancora oggi, a 52 anni, e voglio parlarne in questo articolo a beneficio di chi quell’interrogativo se l’è posto almeno una volta nella vita.

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Come recitare

Foto di cottonbro.

Quando un bambino sta giocando a fare l’astronauta o il pilota di formula uno o il supereroe in parte imita ciò che ha già visto in qualche cartone animato o film e in parte immagina. Non si chiede in che modo si faccia ma si mette subito all’azione, si diverte non appena scatta il meccanismo del “come se”. Dopo aver visto che cos’è la recitazione e quanti tipi ne esistono, a cosa serve, cosa si studia in questo settore, accenneremo ora a come recitare.

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Quanti tipi di recitazione esistono

Photo by Roberto Huczek on Unsplash.

Quanti tipi di recitazione esistono è una domanda che può avere una risposta sola perché tali tipi si restringono a uno solo: quello dell’attore che funziona in scena. C’è soltanto un tipo di recitazione dunque ed è quello del buon attore, che sa come far funzionare il suo lavoro a prescindere dal contesto in cui si trova. Le distinzioni, se vogliamo introdurle, possono essere utili a definire quest’ultimo, capire a chi è destinata la produzione per la quale ci si sta impegnando e quindi svolgerla al meglio. Ed ora ci soffermeremo su di esse. Faremo un breve excursus tra tipi di spettacolo, culture di riferimento e scopo delle rappresentazioni.

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Cosa si studia a scuola di recitazione

Foto di cottonbro.

Qualsiasi corso ha un programma prestabilito con indicazioni precise sulle materie oggetto di approfondimento. Cosa si studia a scuola di recitazione è dunque un insieme di elementi o di indicazioni che serve ad orientare chi vuole iscriversi. In due precedenti articoli abbiamo già visto che cos’è la recitazione e a cosa serve. In questo post cercheremo di capire in pratica cosa si fa, cosa avviene durante le lezioni.

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A cosa serve la recitazione

Foto di cottonbro.

A cosa serve la matematica si chiede uno studente svogliato o curioso che sia. A cosa serve la religione potrebbe chiedersi un ateo con connessa voglia di abolirne l’insegnamento nelle scuole oppure un credente in vena di approfondimenti. Ma a cosa serve la recitazione se lo chiede chi magari è in procinto di iscriversi ad un corso per attori. Nel precedente post abbiamo spiegato cos’è quest’arte, in cosa consiste. In questo articolo invece accenniamo alla sua utilità.

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La messa in scena non è un’opera minore

Sei attori seduti in fila su cubi bianchi e un uomo in piedi davanti a loro, una messa in scena su un palcoscenico spoglio
Sei attori seduti in fila su cubi bianchi, con berretti e cappotti, le teste chine; a destra un uomo in piedi guarda la propria mano aperta, su un palcoscenico spoglio illuminato da una sola luce. Foto di Navid Abbasi su Unsplash

Ti è mai capitato di preferire la prova allo spettacolo? Il provino alla scena definitiva, lo schizzo al quadro finito?

Per anni l’ho preso per un difetto mio, un gusto acerbo da correggere. Poi ho capito che quello che mi piaceva aveva un nome preciso, messa in scena, e che quasi tutti lo guardano dalla parte sbagliata. Ci arrivo, ma prima devo toglierti un’idea che ti hanno messo in testa: che l’opera finita valga sempre più di quella ancora aperta. C’è una sera dell’aprile 2012, in un teatro comunale del Salento, in cui ho visto quell’idea cadere da sola. Ti dico dopo cosa successe.

Ci torno adesso perché cade un anniversario tondo. Novant’anni fa, in una notte d’agosto del 1936, i nazionalisti fucilarono Federico García Lorca vicino a Granada. Cinque anni prima aveva messo in piedi La Barraca, un teatro universitario che girava i villaggi di Spagna con un palco smontabile e poche attrezzature, per portare i classici a gente che uno spettacolo non l’aveva mai visto. L’ultima recita fu nell’aprile del 1936. Nessuno si è mai sognato di chiamarla un’arte minore.

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Le tre dimensioni di una produzione artistica

Foto di Pixabay

Qualsiasi produzione culturale è bene che abbia tre dimensioni per essere completa e condivisa. Esse sono: gli scambi che essa genera, il piacere o divertimento o diletto di chi la genera e la interpreta e l’occupazione di tutte le figure che vi lavorano. Se ben calibrate permettono il successo e la piena soddisfazione economica. Esaminiamole tutt’e tre.

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Scena, cultura e nuova civiltà

Foto di Dina Nasyrova.

«Il teatro è cultura» ho sentito affermare dal sindaco della mia città ieri sera. Una frase, questa, che in genere viene declinata a seconda del contesto. Infatti possiamo dire che il cibo è cultura, che la moda è cultura ecc. Quindi guardiamo alla cultura come a un oggetto poliedrico, che ha tante facce. Ma di per sé che cos’è la cultura, che rapporto ha con le arti della scena e con le politiche amministrative? Mi chiedevo questo mentre il sindaco parlava anche perché ha anche aggiunto: «il teatro non deve esserci solo d’estate ma tutto l’anno». Allora forse vale la pena capire meglio il senso dell’affermazione che vorrei approfondire anche sulla scorta di una serie di articoli nei quali sto delineando il rapporto fra quest’arte e quella più recente del cinema con le piccole comunità.

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Il laboratorio teatrale come soluzione creativa ai problemi della città

Foto di cottonbro

C’è un approccio all’arte in generale e alle arti della scena che ha attraversato tutto il Novecento, dove è nato, è che è giunto ai giorni nostri. Si tratta di una realtà che da una parte è formativa per l’artista o aspirante tale, a livello teorico, e dall’altra gli permette di mettere le mani in pasta, di sperimentare soluzioni innovative e in contaminazione tra diversi linguaggi. Rispetto al corso istituzionale è un impegno più leggero perché non richiede dinamiche scolastiche di presenza per un certo numero di ore, ad esempio. Ma non per questo richiede meno impegno, soprattutto nell’esecuzione di esercizi che l’allievo nel suo interesse sviluppa per proprio conto o sul piano della ricerca di materiali, idee, ecc. Sto parlando dei laboratori di arti sceniche, la cui nascita si deve al più grande pedagogo di esse che è stato Stanislavskij.

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