Le facce dei film che non scordiamo mai

Volti di spettatori assorti nel buio, illuminati dalla luce di uno schermo: il segno che gli attori italiani al cinema lasciano su chi guarda
Volti di spettatori assorti nel buio, rischiarati dalla luce fredda di uno schermo. Foto di Marcis Berzins su Unsplash

Ti ricordi la faccia di un attore, ma non come finiva il film?

A me succede di continuo con gli attori italiani al cinema. Per anni l’ho preso per un difetto della memoria, un buco da riempire. Poi ho capito che era il contrario: quella faccia rimasta è l’unica cosa che conta, e tutto il resto era impalcatura. Ci arrivo, ma prima lascia che ti porti su una strada bianca di polvere, in mezzo alla guerra.

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Libertà e ripetizione: come trasformare la monotonia in opportunità di crescita e di apprendimento

Ti sei mai chiesto cosa significhi davvero essere liberi? La libertà non dipende dai risultati che ottieni, ma dall’atteggiamento con cui affronti la vita e dal tuo desiderio di crescere e imparare. In questo articolo esamineremo come alcuni film e un gioco d’improvvisazione teatrale affrontano il tema della ripetizione e cosa possono insegnarci sulla libertà, la responsabilità e la ricerca del significato della vita. Vuoi sapere che cosa ti può insegnare il fenomeno della “maledizione” del vivere la stessa giornata all’infinito e come affrontare le sfide della vita e trovare il tuo posto nel mondo? Allora continua a leggere!

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Non esistono i migliori registi di sempre

Tavolo di lavoro con negativi sotto la lente e provini in fila sul monitor, lo sguardo che manca alle classifiche dei migliori registi
Negativi su un tavolo luminoso, una lente contafili su un solo fotogramma, e in alto i provini allineati sul monitor. Foto di Jakub Żerdzicki su Unsplash

Ti è mai capitato di litigare per un film? Di difendere un regista come se qualcuno avesse insultato un tuo parente?

C’è un numero, qui dentro, che era sbagliato. L’avevo scritto io, e la fonte che avevo linkato diceva un’altra cosa. Ci arrivo, ma prima ti dico perché non è stata una svista.

Questo pezzo era una lista dei dieci migliori registi di sempre, in una vita precedente. Oggi sono tornato a controllarne i numeri uno per uno, come si conta la cassa a fine serata. Uno non tornava. E non è caduto a caso: è caduto nell’unico punto in cui inseguivo un primato.

Se ti chiedessi la classifica dei migliori registi di sempre, i primi nomi ti verrebbero facili. Troppo facili. Ed è lì, in quella facilità, che si nasconde una trappola: la fila che stai per mettere in testa ti farà smettere di guardare proprio i registi che dici di amare. Per mostrartelo mi bastano due nomi, una causa in tribunale e quel numero sbagliato.

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Il migliore attore è quello che non vedi recitare

Attore solo e in ombra su un palcoscenico buio, un fascio di luce alle sue spalle
Un uomo solo su un palcoscenico buio, il fascio di luce cade dietro di lui nel fumo. Foto di Luis Morera su Unsplash

Ti è mai capitato di guardare un film e pensare, per un attimo: questo qui sta recitando?

Quel pensiero è già una condanna. I migliori attori di sempre non si riconoscono da quel pensiero: si riconoscono da quando quel pensiero non ti viene. Tienilo da parte, perché in fondo a questa pagina ti chiedo di rifare il tuo giudizio su un attore con una domanda sola, e non è quella che credi.

Ieri sera si è chiusa la settantanovesima edizione del Locarno Film Festival. Il Pardo per la migliore interpretazione lo consegnano in due copie uguali, senza dividere maschile e femminile: nel concorso internazionale sono andati a Kim Minhee, per «Nowhere to Lay My Eyes», e a Monica Bellucci, per «Ketticè» di Giovanni Tortorici. Nessun primo, nessun secondo. Non hanno incoronato due attrici: hanno indicato due prove.

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La classifica dei film più belli di sempre è una trappola

Una spettatrice sola in una sala cinematografica vuota, tra le poltrone rosse al buio
Una donna sola in una sala cinematografica vuota, il viso illuminato dallo schermo fuori campo. Foto di Karen Zhao su Unsplash

Qual è il film più bello che tu abbia mai visto?

Nessuna classifica dei migliori film di tutti i tempi pesa quanto quella tua risposta. Tienila a mente: tra poco proverò a mostrarti perché, e ti racconterò di un film che per mezzo secolo è stato il numero uno del mondo, salvo poi non esserlo più.

Stanotte Roma è vuota, e giù nel basso Salento c’è invece una piazza che resta sveglia fino all’alba. È la notte di San Rocco, quella tra il quindici e il sedici agosto, e a Torrepaduli si balla la pizzica scherma: due uomini entrano in un cerchio di tamburelli, si affrontano a dita tese come fossero lame, e quando la ronda si chiude nessuno dei due ha vinto. Non c’è un primo, non c’è un secondo, non resta nessuna graduatoria. Solo il giro dopo, con altri due dentro il cerchio.

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Un cinema senza storia

Alessandro Zizzo e Nadia Carbone durante L’occhio del regista dell’11 dicembre 2022, evento organizzato dal Generation Film Fest

Chi ha detto che un film deve avere una storia? O almeno una storia come siamo abituati a concepirla con un inizio, uno sviluppo e una conclusione e soprattutto un lieto fine, come certa cinematografia americana ci induce a pensare. A volte la storia non c’è o, meglio, essa fa dei giri su se stessa o quantomeno presenta uno spaccato di uno o più personaggi o di una situazione. È il caso questo, per esempio, de La Grande Bellezza, film del 2013 con il quale il regista Paolo Sorrentino ha vinto l’oscar come miglior film in lingua straniera.

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Il regista: chi è e cosa fa?

Il ruolo del regista è importante nel processo di produzione cinematografica. Il regista è responsabile della supervisione di ogni aspetto di un film, dalla pre-produzione alla post-produzione. La visione e lo stile del regista devono essere coerenti durante tutto il processo, in modo che tutti gli aspetti di un film lavorino insieme verso un unico obiettivo finale: creare una storia coinvolgente che risuoni con il pubblico. Di seguito analizzeremo che cosa costituisce esattamente questa prestigiosa posizione, chi può essere qualificato come “regista” e quali competenze deve possedere per avere successo nella professione che ha scelto. Lo faccio come preparazione tra l’altro all’incontro che sto promuovendo con Alessandro Zizzo, regista pluripremiato che verrà a trovarci l’11 Dicembre ad Oria. Ho anche parlato di lui in un precedente articolo.

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7 eccellenti motivi per partecipare ad un incontro con un regista

Foto generata da DALL-E 2 con input ““Foto realistica di un incontro di un regista con il pubblico in una sala piena di persone.”

Il cinema ci affascina sempre e mai si smette di conoscerlo meglio. Al giorno d’oggi ci sono molti modi per essere coinvolti in questa meravigliosa arte. Uno di questi è partecipare a incontri con registi e altre persone che lavorano nel settore. E in questi giorni ho il piacere di promuovere attraverso questo blog l’evento organizzato dal Generation Film Fest con Alessandro Zizzo, cineasta del quale ho anche parlato nel mio ultimo articolo. Verrà a trovarci l’11 dicembre ad Oria (Br). Quindi oggi voglio condividere 7 eccellenti motivi per cui incontrare un regista ci aiuta a conoscere meglio questo mondo entusiasmante.

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Come l’attore vede il regista e come si rapporta con lui

Immagine gnerata da Text To Image in Canva su input “regista che dirige un attore in un set cinematografico”.

Il film è opera soprattutto del regista, della sua visione, oltre che delle sue competenze in svariati campi come la sceneggiatura, la direzione degli attori, la fotografia, ecc. È lui il narratore per eccellenza nel cinema attraverso i suoi vari linguaggi. L’occhio del regista è dunque di capitale importanza e sono ben contento del contributo organizzativo che sto dando, insieme a tutto lo staff del Generation Film Fest, ad un evento che ha proprio questo titolo e al quale parteciperà il regista emergente Alessandro Zizzo. Presenterà un suo cortometraggio e dialogherà in merito ad alcuni registi che hanno fatto la storia del cinema. Ho allora pensato di scrivere un post su come vedo io, da attore, il mio lavoro con un regista, quale rapporto si instaura tra di noi. Parliamo, insomma, della collaborazione tra attore e regista e su come essa può funzionare al meglio. Tra l’altro di questo argomento si è occupato Michael Caine in un suo libro che io consiglio per la preparazione ai casting.

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Come e quando si usa l’intelligenza artificiale nel cinema

Immagine creata dall’app Text To Image in Canva con l’input “intelligenza artificiale e cinema”.

L’intelligenza artificiale è uno degli argomenti di cui più si parla in giro per il mondo, un po’ ovunque. Persino al bar più di qualche avventore dice la sua, anche se un po’ a sproposito. Questo è il segno che ormai fa parte della nostra vita quotidiana in modi che aumentano di giorno in giorno. Poteva restare fuori dalla settima arte? Il cinema è stato uno dei primi campi in cui è stata utilizzata sin dal duemila circa per creare folle artificiali, ricostruzioni di luoghi e altre scene che avrebbero richiesto budget enormi, una infinità di comparse e figurazioni e condizioni difficili in cui girare. Film come Il Gladiatore e Il Signore degli Anelli sono stati tra i primi a beneficiarne. Anche se in realtà si trattava di software che ora giudichiamo rudimentali. Allora forse vale la pena di parlare dello stato dell’arte e cioè di come e quando si usa l’intelligenza artificiale nel cinema.

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